Un personaggio importante per la scarsa storia della stregoneria medievale: è Matteuccia da Todi, una donna accusata di stregoneria e conosciuta nei secoli successivi come la strega di Ripabianca, dal nome del villaggio in cui visse. Esperta nella preparazione di infusi e unguenti era considerata una domina Herbarum, conoscitrice delle erbe e sembrerebbe che fosse in grado anche di guarire sia le malattie del corpo e sia le pene dell’anima. Fu giustiziata a Todi, con ben trenta capi di accusa, trovandosi imputata al tribunale dei malefici, alla presenza di Lorenzo de Surdis, Conservatore della pace della città di Todi, per incarico della Chiesa di Roma e di papa Martino V.

Durante il processo, Matteuccia confessò le infinite attività che svolgeva: come le guarigioni con le erbe, il cui rito era composto sia da formule magiche, sia da invocazioni ai Santi e alla Madonna. Quest’ultimo punto non fece altro che aggravare la colpa dell’imputata, Matteuccia durante il rituale invocava sacro e profano:

 

… per la Sancta Scriptura per la luna e per lo sole 

Per Dio nostro Signore, che tu mucci maledetta 

E non ti folcere in carne benedecta.

 

La sua vicenda ci conferma come spesso l’uso delle erbe per la guarigione apparteneva al mondo femminile e fin dall’Antichità queste donne venivano considerate “maghe”e venivano attribuite loro anche doti di ammaliatrici.

I documenti del processo a cui fu sottoposta Matteuccia sono arrivati fino a noi e sono conservati nell’Archivio Storico Comunale di Todi, la sentenza di condanna fu pronunciata dal tribunale laico il 20 marzo del 1428. A informare della sentenza era un notaio incaricato di occuparsi di malefici: Novello da Vassano e si limitò ad elencare i capi d’imputazione, citando testimoni e riportando il resoconto dell’esecuzione. 

Uno dei capi di accusa più importanti era quello legato al suo operato demoniaco:  infatti dopo essersi unta con grasso di avvoltoio, sangue di fanciulli lattanti e altre cose, e dicendo: 

Unguento, unguento mandame al la noce de Benivento supra acqua et supra ad vento et supra ad omne maltempo

si trasformava in gatta e a cavallo di un demonio, raggiungeva la sua meta.  Da questa breve storia vediamo come il processo di Matteuccia da Todi sia tra i primi processi per stregoneria e soprattutto possiamo notare come vi troviamo già alcuni elementi ricorrenti poi nei processi successivi. La sentenza stabilì che sul corpo le venisse messa sul capo una mitria, le furono legate le mani dietro la schiena, posta sopra un asino e condotta al luogo pubblico dove fu bruciata in modo che la sua anima si fosse separata dal corpo.

 

Valentina Gelsomina Maisto

Per approfondire: 

Abele De Blasio, Inciarmatori, maghi e streghe di Benevento, Arnaldo Forni Editore, Luigi Pierro Tipografia editoriale, Napoli 1990.

Domenico Mammoli, Processo alla strega Matteuccia di Francesco (20 marzo 1428), Tipografia Tiberina, Todi 1977. 

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Written by : Redazione

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