Tra i tanti argomenti che rendono il Medioevo un’epoca oscura e superstiziosa, agli occhi di noi “moderni”,  vi è sicuramente il mondo delle reliquie. Ossa, oggetti legati non solo a Gesù ma a tutti i Santi della cristianità medievale che ancora oggi sopravvivono, non tutti, nelle chiese e alcuni sono tutt’ora venerati. Materiale di vario genere e di dubbia provenienza che è parte fondamentale della società medievale, mentre per noi può risultare difficile capire il mondo che vi ruotava attorno.

In molti si sono dedicati alla spiegazione del valore delle reliquie per la società medievale, numerosi sono i saggi scientifici dedicati all’argomento mentre quelli di più ampio respiro e rivolti a un pubblico più vasto scarseggiano. E proprio in quest’ultimo filone s’inserisce “Sacre ossa. Storie di reliquie, santi e pellegrini” di Federico Canaccini (Laterza 2025), un libro che offre una panoramica vasta sullo sfaccettato mondo delle reliquie medievali.

Si parte con un paio di capitoli di carattere, giustamente, introduttivo sulla nascita del cristianesimo e sulla sua presa di potere all’interno dell’Impero Romano, proprio perché il culto delle reliquie è legato soprattutto a questa religione. Quando iniziano a comparire i primi martiri, timidamente si affacciano anche alcuni primi custodi degli oggetti a loro appartenuti o addirittura delle parti di corpo salvate dalla distruzione.

La lettura entra nel vivo con il capitolo dedicato alle reliquie collegate a Gesù bambino, interessante non solo perché ci racconta del culto nato attorno a oggetti e frammenti di corpo, come i denti da latte (sorridiamo anche nell’apprendere dell’adorazione che si aveva perfino per il sacro prepuzio di Cristo, del quale si contano ben 12 esemplari!) ma anche perché ci dà un breve spaccato sulla considerazione dell’infanzia nel Medioevo.

Infatti, come già vi ho scritto, il culto delle reliquie è parte importante della società medievale ed è un termometro perfetto per misurare i cambiamenti occorsi in essa. Nello specifico, si passa dal considerare quasi “eretico” pensare e parlare del Bambino Gesù a renderlo parte integrante della liturgia, quando nel XII secolo inizia a cambiare la visione dell’infanzia.

Il capitolo che dal mio punto di vista merita la lettura del libro è intitolato “Le reliquie degli altri” dove questi “altri” sono i musulmani, perché ancora una volta bisogna ricordarsi che il Medioevo non è solo quello occidentale! E quindi, subito dopo la morte di Muḥammad, c’è la corsa a raccogliere quanti più resti del Profeta possibili: denti, barba, ma anche il mantello, sandali ecc.

Non che mancassero critici nei confronti di questa prassi che prevedeva la possibilità di toccare le reliquie e che era giudicata troppo “cristiana”, ma i fedeli musulmani non si sono mai preoccupati troppo di questa similitudine. 

Essendo il volume di Canaccini di ampio respiro vengono trattati vari temi e reliquie, da quelle dei re a quelle dei Magi a quelle legate a Maria ma anche come queste venivano procurate, molto spesso rubate con la forza ad altri, fino a giungere al rifiuto del culto dei Santi – e di conseguenza delle reliquie – dei vari riformatori a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento.

La cosiddetta Riforma protestante non arrestò però il desiderio di reliquie del mondo cattolico, mentre il Concilio di Trento legiferò in merito e ogni reliquia, vecchia e nuova che fosse, andava autenticata.

Insomma, il mondo medievale è pieno di sfaccettature e complessità e per saperne di più una parte fondamentale  è capire il valore che avevano le reliquie. Dunque, la lettura di questo libro per chi ancora non mastica molto della società medievale è imprescindibile.

 

Giulia Panzanelli

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