
In un mondo che fa sempre più fatica a fronteggiare i disastri ambientali, che nega che esista una correlazione tra crisi climatica e inquinamento umano, poco si sofferma a riflettere sul rapporto che legava le generazioni precedenti alla natura mentre potrebbe essere d’aiuto per affrontare e spiegare quello che sta avvenendo.
Spesso, però la nostra quotidianità contemporanea porta gli studiosi a interrogarsi su come in passato si agiva/reagiva a determinate situazioni quindi non deve stupire che negli ultimi anni gli studi sulle condizioni climatiche del passato siano aumentati, ma pochi sono i testi divulgativi accessibili ai meno esperti.
Quindi il volume che mi trovo a recensire oggi è un utile compendio per chi desidera conoscere quale fosse il rapporto che l’uomo medievale aveva con la natura. Storia dell’ambiente nel Medioevo. Natura, società, cultura di Michele Campopiano (Carocci, 2025), indaga da più punti di vista le connessioni instaurate dall’uomo medievale con l’ambiente circostante, dal dominio del terreno alla concezione dei pascoli, dalle leggi della natura alla comprensione delle catastrofi ambientali.
Il volume copre più aspetti non solo quello più propriamente ambientale, ma anche sociale e intellettuale proponendo una visione a 360 gradi e nell’arco di tutto il Medioevo, ovviamente non può essere una trattazione del tutto esaustiva ma sicuramente è utile per avere un’idea generale dell’argomento.
Dopo la breve introduzione, segue un capitolo, altrettanto introduttivo, che fornisce una panoramica sul rapporto che il mondo antico aveva con la natura perché è dai testi dei grandi intellettuali greci e romani che il Medioevo ha tratto esempio. Ovviamente, questi testi sono passati attraverso l’attenta rilettura dei Padri della Chiesa per poter essere adattati all’ottica cristiana, ma rimangono comunque il punto di partenza per la creazione del rapporto con la natura per l’uomo medievale, rapporto che non è solo intellettuale ma anche fisico.
Infatti, quello che ho apprezzato di più di questo libro è l’andare nel concreto riguardo alla costruzione del paesaggio medievale, Campopiano non scrive solo della concezione intellettuale della natura ma anche di come gli uomini medievali di fatto si rapportavano ad essa attraverso le colture, i pascoli, la caccia, ecc.
La narrazione prosegue trattando i vari periodi del Medioevo, la “rivoluzione” del XII secolo che ha portato molte innovazioni tecnologiche e cambiamenti nel modo di concepire il rapporto con la natura e gli animali. Il capitolo, però, che più parla a noi contemporanei è sicuramente l’ultimo dove Campopiano scrive dei cambiamenti climatici iniziati a partire dalla fine del Duecento, quando l’optimum climatico cessò a causa di vari stravolgimenti ambientali come le ripetute eruzioni del vulcano Samalas nell’isola di Lombok in Indonesia ad esempio. Non viene dimenticata la terribile epidemia di peste del 1348, l’autore si sofferma anche a descrivere quelli che sono stati gli interventi umani nella trasformazione del paesaggio facendo vari esempi.
A proposito sapete che alla base dell’appropriazione di terreno dal mare avvenuta negli odierni Paesi Bassi ci sono i conigli? Ovviamente, se volete sapere il perché dovete leggere il libro!
Insomma, Storia dell’ambiente nel Medioevo. Natura, società, cultura di Michele Campopiano ci permette di capire l’evoluzione del rapporto con la natura da un punto di vista intellettuale e materiale lungo tutti i mille anni del Medioevo. Sono anche certa che può aiutarci a capire il nostro rapporto con la natura che ci circonda e come possiamo migliorarlo rispetto ai nostri progenitori.
Giulia Panzanelli
SHARE THIS STORY ANYWHERE
Join the community
Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.
social media
Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!

