Immaginiamo di essere trasportati indietro nel tempo e di passeggiare per le strade di una città del VI secolo d.C. : l’impressione che traspare è quella di un sistema in trasformazione, che lentamente ha cominciato a spogliarsi delle sue antiche vesti per assumerne delle nuove, destinate anch’esse a cambiare nel tempo. Ma non è solo la città a cambiare volto, anche al di fuori delle sue mura, la campagna ha iniziato a trasformarsi. È la nascita del paesaggio medievale.

Tra il IV e il VII secolo d.C., in quel periodo di transizione che la storiografia definisce “Tarda Antichità”, si verificano una serie di mutamenti ambientali, politici, economici e culturali di lungo periodo. Le variazioni climatiche, la crisi dell’Impero romano d’Occidente e delle sue istituzioni, la diffusione del cristianesimo, l’entrata in scena di nuovi popoli e il confronto tra culture differenti, creano le condizioni per la formazione di un nuovo paesaggio nell’Europa mediterranea e occidentale. I resti materiali e monumentali, a volte conservati in superficie, altre volte celati nel terreno, sono le tracce attraverso le quali l’archeologia medievale indaga le forme del passato postclassico. È soprattutto grazie alle conoscenze raggiunte da questa disciplina, integrate con quelle provenienti dalle fonti scritte, che oggi possiamo immaginare di ripercorrere il paesaggio così come si presentava in età tardoantica.

Iniziamo il nostro viaggio partendo dalla città, che i Romani identificavano con la civilis, la civiltà. Ci troviamo nel perimetro più esterno, lì dove si ergono le mura. La città si appresta a difendersi già dalla metà del III secolo, quando la pressione dei popoli stanziati ai confini dell’Impero inizia a costituire una minaccia. Nel V secolo, quando il clima di insicurezza aumenta, si provvede a rinforzare le difese e nel VI, con lo scoppio del conflitto tra Goti e Bizantini, viene incrementato lo sforzo difensivo. A Verona, Teoderico fa costruire una nuova cinta a sostegno di quella che fece erigere Gallieno nel III secolo (Fig. 1), ma non solo: oltre alle mura, che in alcuni casi inglobano aree di nuova espansione, vengono edificate anche delle vere e proprie fortezze urbane a difesa dei punti cruciali della città.

Proseguendo verso l’interno della città, ci addentriamo nel tessuto edilizio urbano, dove ancora si scorgono poche abitazioni di tradizione romana: le domus aristocratiche. Siamo nel VI secolo, e almeno da quello precedente, domus nuove non se ne costruiscono più, ma si tende solo a restaurarne alcune, che sopravviveranno fino al VII secolo. Diverse di queste prestigiose residenze, con peristilio (il porticato che cinge l’edificio) e aule absidate, sono state frazionate in abitazioni più piccole. Si tratta di case con pochi spazi abitabili. Per costruirle è stato riutilizzato il materiale edilizio proveniente dalle domus stesse, ma non solo: una nuova cultura sta prendendo piede in città, quella del legno. Questa suddivisione della proprietà si lega all’ingresso in città di nuovi ceti sociali, come artigiani e contadini. Sempre di più la trama urbana sarà caratterizzata da queste tipologie costruttive semplici, in materiale deperibile, frutto dell’incontro con nuovi modelli culturali. Tuttavia, le caratteristiche architettoniche delle domus si ritrovano nei magnifici palazzi che, soprattutto nelle capitali, diventano le sedi dei nuovi poteri civili, militari e religiosi.

Continuando nella stessa direzione, eccoci arrivati nella piazza del foro. In quello che un tempo era il fulcro della vita civica romana, ora si vedono i primi segni di abbandono: gli edifici principali appaiono in rovina o riconvertiti in aree produttive. In altri casi è possibile scorgervi una chiesa, segno tangibile dell’ingresso della fede cristiana in città e della diffusione di nuove espressioni della vita comunitaria. Oltre al foro, anche altri monumenti pubblici di età classica sembrano essere in disuso: complessi termali, templi e luoghi dello svago, come teatri e circhi, non rispondono più alle esigenze di una città sempre più interessata a investire nella costruzione di chiese e fortificazioni. È quello che accade nel V secolo con la costruzione di una grande basilica nell’anfiteatro di Tarragona, in Spagna (Fig. 2).

Nonostante siano figlie della conversione di un imperatore, e quindi legate al mondo classico, sono proprio le chiese a cambiarne la fisionomia urbana. Dopo la libertà di culto proclamata da Costantino nel 313 ci è voluto del tempo perché i luoghi del cristianesimo conquistassero la civitas: la persistenza dei culti pagani e i pochi spazi ancora liberi nella fitta trama edilizia lo resero difficile. Ma nel VI secolo, oramai, la ridefinizione degli spazi urbani in senso cristiano è una realtà consolidata. Le chiese sono lì, davanti ai nostri occhi. La prima fra tutte è quella episcopale, evidenza materiale di una rete diocesana che garantisce la presenza di un vescovo in ogni città, ma anche grandi basiliche e piccole chiese parrocchiali.

Dirigendoci di nuovo verso le mura, qualcosa attira l’attenzione: ci sono i morti in città! La legislazione romana ha sempre imposto di seppellire i defunti al di fuori del perimetro cittadino, presso le chiese dei martiri situate nel suburbio, là dove venivano relegate anche le attività produttive. Ora, invece, si iniziano a notare segnacoli sepolcrali ai lati delle abitazioni, presso i monumenti in rovina e, anche se ancora in modo sporadico, in prossimità delle chiese. La separazione tra il paesaggio dei vivi e quello dei morti sembra appartenere già al passato.

Eccoci giunti presso una delle porte urbiche. É attraversata da una strada che conduce fuori dalla città. Il paesaggio che si dispiega è quello rurale, anch’esso animato da uno spirito di cambiamento.

Anche qui, nel contado, permangono i tratti di una romanità destinata ben presto a scomparire: sono le ultime ville aristocratiche, con i loro peristili, le aule absidate e i grandi complessi termali. Come quello della villa di Faragola, in Puglia, dotato di ambienti riscaldati e decorazioni musive (Fig. 3). Non solo ambienti lussuosamente decorati, che riprendono quelli delle domus urbane, ma anche spazi appositi per le attività rustiche e le produzioni agricole. Se per tutto il IV secolo se ne sono costruite di bellissime, già dall’inizio del V hanno cominciato a manifestarsi segni di decadenza. Ora, nel VI secolo, le poche ville ancora abitate verranno di qui a poco abbandonate e rioccupate da impianti produttivi, aree cimiteriali e piccoli edifici religiosi rurali. Infatti, proseguendo il nostro itinerario, non possiamo non accorgerci delle tante chiese disseminate sul territorio. A loro è affidata la cura delle anime di chi abita nei villaggi vicini, magari sorti proprio sui resti di una villa romana.

Ma il paesaggio tardoantico, oltre a essere variamente popolato, è prima di tutto ben difeso. Dal III secolo, come accade per la città, anche il contado è protetto da sistemi difensivi: una costellazione di fortezze, torri e presidi militari distribuiti lungo gli snodi viari più importanti e nelle aree di confine. Mura in pietra, fossati e palizzate tengono al riparo la popolazione in questi tempi di instabilità politica e militare.

Siamo giunti alla fine di questo breve sui tratti distintivi principali del paesaggio tardoantico e sulle differenze rispetto a quello precedente, tuttavia, nel giro di un paio di secoli anche questo sarà destinato a mutare nelle sue forme altomedievali… ma ne parleremo nel prossimo articolo!

Benedetta Govoni

 

Per approfondire:

BROGIOLO GIAN PIETRO, CHAVARRÍA ARNAU ALEXANDRA, Archeologia postclassica. Temi, strumenti, prospettive, Carocci editore, Roma 2020.

BROGIOLO GIAN PIETRO, Le origini della città medievale, All’Insegna del Giglio, Mantova 2013.

AUGENTI ANDREA, Archeologia dell’Italia Medievale, Laterza, Roma-Bari 2016.

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Written by : Redazione

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One Comment

  1. Paolo Govoni 2 Agosto 2021 at 22:02 - Reply

    L’articolo di Benedetta Govoni testimonia quanto sia importante l’archeologia medievale per indagare e riscoprire questo periodo storico maltrattato dalla tradizione, ma in realtà periodo fertile per lo sviluppo architettonico, culturale, civile e spirituale della nostra Europa.

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