
I confini cronologici del Medioevo li conosciamo così come quelli geografici, perché il Medioevo è per noi occidentali quel periodo storico che va dalla cosiddetta caduta dell’Impero Romano alla scoperta dell’America. E nel resto del mondo? Si usano altre definizioni ma questo non ci deve fermare nell’esplorare la storia di altri continenti.
In Italia, d’altra parte, è difficile trovare testi che parlano di “Medioevo” cinese, coreano, giapponese, ecc. o addirittura traduzioni delle opere letterarie più importanti per queste culture.
Fortunatamente Carocci editore ha deciso di pubblicare un libro “controcorrente”: Vita di Milarepa di Tsang nyön Heruka e a cura di Carla Gianotti (2025), un testo fondamentale della cultura tibetana.
Si tratta di una traduzione dell’opera di Tsang corredata da un’ampia ed esaustiva introduzione che è assolutamente d’obbligo dato che è assai probabile che il lettore sia a digiuno di storia tibetana e Carla Gianotti è la persona adatta al ruolo. La curatrice ha una laurea in Lettere Classiche, indirizzo Discipline Orientali conseguita presso l’Università degli Studi di Torino, successivamente si è specializzata in Lingua e Letteratura tibetana presso l’IsIAO di Roma e in Filosofia buddhista, Logica buddhista, Lingua tibetana classica e Lingua tibetana colloquiale presso il Karmapa International Buddhist Institute di New Delhi, India. Alle sue attività di ricerca e insegnamento affianca la scrittura con numerose pubblicazioni in vari ambiti relativi agli studi tibetologici, inoltre aveva già tradotto Vita di Milarepa di Tsang nyön Heruka, questa edizione di Carocci è riveduta e ampliata nelle spiegazioni.
Ma veniamo al libro oggetto di questa recensione. Si tratta, appunto, della prima traduzione italiana completa, a partire dall’originale, di uno dei testi fondamentali della cultura tibetana scritto sul finire del XV secolo. Milarepa (1040-1123) è il più famoso yogin (alla fine del libro trovate un pratico dizionario con le definizioni dei termini più importanti) e una delle figure chiave del buddhismo tibetano, colui che è divenuto Buddha in una sola vita e in un solo corpo.
Da un punto di vista letterario questa biografia appartiene a un genere specifico della letteratura tibetana: il namthar, si tratta di biografie di persone storicamente esistite che hanno lo scopo di descrivere più che la vita in sé il loro percorso di maturazione spirituale, l’attività religiosa, gli stadi di realizzazione, ecc. Questo genere letterario nasce all’interno di un categoria specifica della letteratura storica tibetana, le “storie della Dottrina” ed entrambe queste tipologie letterarie costituiscono per gli storici una fonte importante per vie di date, eventi, nomi ecc. che riportano.
In una recensione non posso spiegarvi la complessa figura di Milarepa ma posso riportarvi un interessante pensiero della curatrice che fa un parallelismo tra lui e San Francesco, figura sicuramente più familiare a noi. La loro esperienza religiosa si può considerare sui generis paragonata al contesto in cui hanno vissuto, tutti e due provano un profondo amore e rispetto per tutti gli esseri viventi e la natura in generale, la musica e il canto sono fondamentali per il loro vissuto. Ma l’elemento che li accomuna maggiormente è:« il loro essere immuni da qualsivoglia ipocrisia o compromesso con le leggi del mondo e con le potenti strutture religiose del tempo».
A molti di noi forse non dirà molto il nome il personaggio di Milarepa, magari i più eruditi avranno familiarizzato con lui attraverso l’omonimo film di Liliana Cavani (1974) ma proprio per questo v’invito ad ampliare le vostre vedute e a travalicare i confini geografici del “Medioevo” per poter assaporare un’altra cultura, forse non è troppo distante da noi e che ha molto da insegnarci.
Il testo è ben scritto e accessibile a tutti, quindi perché non leggerlo?
Giulia Panzanelli
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