Il Regno contro il Sacerdozio. 

I poteri secolari contro quello sacerdotale. 

Questo aspetto attraversa la storia medievale, lungo tutto il suo corso. 

Il papato nel tempo era riuscito a costruire quello che, la storiografia, fa passare come il Patrimonio di San Pietro gravitante su alcune regioni dell’Italia centrale. La legittimazione di questo potere secolare proveniva dalla falsa donazione di Costantino.

Al di fuori di questa area di influenza diretta, il papato creò dei raccordi tra le corti regie d’Europa e i vescovi locali, per controllarne le nomine che si configurò in maniera drammatica in più occasioni molto conosciuta è la lotta per le investiture. I vescovadi, infatti, erano fonte di potere in quanto detentori di immensi benefici oltre che avere delle grandi influenze politiche nei confronti delle corti regie ma il papato non possedeva un braccio secolare, ovvero una forza armata che potesse intervenire a proprio vantaggio.

Per sopperire a questa mancanza, il papato agiva tramite armi spirituali come gli anatemi, le scomuniche e gli interdetti. Questo rapporto tra il Regnum e il Sacerdotium era però conflittuale.

Perché c’era questo forte legame tra i Regni, l’Impero e il papato?

Perché, tramite la cultura testamentaria (quello era l’inquadramento culturale di quelle genti) la regalità ha un carattere spirituale, i re sono consacrati. La potenza regia era pervasa da un carattere soprannaturale. Ad esempio i sovrani di Francia e d’Inghilterra erano considerati dei taumaturghi che, tramite il loro tocco, potevano guarire le persone dalla scrofolosi. 

Questo aspetto, non a caso, fu ampiamente ripreso da Tolkien ne’ Il Signore degli Anelli, tanto per parlare delle influenze della storia medievale, sulla cultura letteraria fantasy.

Un fulgido esempio della difficile convivenza tra i poteri secolari e quello sacerdotale è il caso di Thomas Becket

La cornice è quella dell’Inghilterra del XII secolo e gli attori principali sono il sovrano Enrico II Plantageneto e Thomas Becket, cancelliere del re, arcivescovo di Canterbury, nonché primate della Chiesa Anglosassone.

Becket era nato in Inghilterra, precisamente a Londra, e venne avviato, quanto prima, agli studi ecclesiastici. Raggiunse l’arcivescovo di Canterbury, Teobaldo di Bec. In seguito, approfondì il diritto canonico a Bologna e ad Auxerre. Nella sua esperienza di studio entrò in contatto con le teorie di uno dei più importanti pensatori medievali: Anselmo d’Aosta che, pochi anni prima, era stato primate proprio a Canterbury sotto re Guglielmo III. 

Enrico II invece era duca di Normandia, conte d’Angiò e del Maine, sposo di Eleonora d’Aquitania e, quindi, duca consorte di tale regione e, infine, re d’Inghilterra, a partire dal 1154, succeduto in questa carica, a Stefano di Blois.

I nostri due protagonisti s’incontrarono poiché il Becket entrò nelle grazie del sovrano inglese. Diventò cancelliere, appoggiando le numerose riforme “accentratrici” di Enrico II. Questo legame portò Becket a succedere a Teobaldo di Bec, nella sede di Canterbury e da questo momento iniziò a mettere al primo posto la libertas ecclesiae, invece degli interessi reali. 

Lo scontro tra Enrico e Thomas si manifestò in tutta la sua carica prorompente.

Nel 1164 si tenne il Concilio di Clarendon e Becket, pur avendo verbalmente appoggiate le decisioni del Re, rifiutò di apporre la propria firma sulle Costituzioni tratte dall’Assise. Infatti, molti capitoli attaccavano frontalmente la libertà della Chiesa. Ad esempio:

  • I prelati, prima di ricevere la consacrazione episcopale, dovevano prestare giuramento al re.
  • I vescovi dovevano ottenere il permesso del re, per i viaggi ad limina apostolorum o per la partecipazione ai concili.
  • I tribunali ecclesiastici venivano fortemente limitati nelle loro funzioni, in favore di quelli regi.

Becket al seguito di queste sue forti prese di posizione, sentendosi minacciato, scappò in Francia dove venne accolto da Luigi VII. I rapporti tra il sovrano di Francia e quello d’Inghilterra non erano dei migliori a causa del controllo inglese del sud della Francia, situazione che sfocerà nella guerra dei 100 anni.

Durante l’esilio Becket incontrò Enrico II che non gli garantì l’incolumità in caso di un suo rientro. Al contempo Becket non si sottomise alla volontà sovrana. Una volta deciso di rientrare in Inghilterra, nel dicembre del 1170, partecipò alla messa dell’incoronazione di Enrico il Giovane (figlio di Enrico II), che venne incoronato dal nemico dello stesso Becket, Ruggero, vescovo di York.

Becket quindi, senza consultare il re, scomunicò Ruggero ed alcuni vescovi facenti parte della corte reale; alla fine di dicembre, il 29, dello stesso anno quattro cavalieri irruppero nella cattedrale di Canterbury, passandolo a fil di spada, durante una funzione.

Nelle memorie dei contemporanei questo avvenimento destò una vasta eco. Dopo la sua morte, Thomas Becket fu canonizzato dalla Chiesa cattolica. Il suo culto andò ben oltre il periodo medievale grazie a Geoffrey Chaucer letterato inglese che scrisse I Racconti di Canterbury, nel XIV secolo. Questi poi ebbero una lunga serie di trasposizioni cinematografiche delle quali la più famosa è l’omonima opera di Pier Pasolini Pasolini compresa nella Trilogia della Vita insieme al Decameron e Il fiore delle mille e una notte. Ovviamente qui, il Pasolini, tratta le principali novelle raccolte nell’opera letteraria del XIV secolo ma, di questo aspetto, potrete saperne di più in altri nostri articoli.

Quindi lo scontro tra Regnum e Sacerdotium emerge nella cornice del regno inglese di quel periodo, ma trova il papato impreparato per altre questioni politiche. Il Becket si trova quindi, isolato, a combattere una guerra destinata a perdere visto che il resto della chiesa inglese appoggiava le riforme di Enrico II. Le conseguenze per la corte anglosassone e per il pontefice Alessandro III non furono drammatiche anche se alcune delle disposizioni di Clarendon vennero disattese. 

Dopo una serie di condanne per gli esecutori materiali di questo assassinio, i legati papali, nel 1172, assolsero Enrico II.

 

Andrea Feliziani

 

Per approfondire:

ALPHEN LOUIS, La Francia: Luigi VI e Luigi VII (1108-1180) in Storia del Mondo Medievale, Garzanti, Milano 1999. 

DUBY GEORGES, Storia della Francia, Bompiani, Milano 2001.

MERLO GRADO, Il Basso Medioevo, UTET Università, Torino 2010.

MORGAN O. KENNETH, Storia dell’Inghilterra. Da Cesare ai giorni nostri, Bompiani, Milano 2001.

MICHAEL STAUNTON, The Lives of Thomas Becket, Manchester University Press, Manchester  2001.

Per una traduzione delle Costituzioni di Clarendon, potete consultare il seguente sito

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