La vestizione cavalleresca è la cerimonia in cui l’aspirante cavaliere viene dotato delle armi, la spada in primis, che gli consentiranno di definirsi un professionista della guerra. Spesso questo rito viene presentato come un complesso insieme di elementi precisi: la veglia delle armi di un’intera notte in chiesa, fatta a digiuno e in preghiera; il dì seguente, dopo un bagno, il novizio viene vestito con gli indumenti del cavaliere, cotta di maglia, mantello e sottoveste in pelle, e portato in processione in chiesa per ricevere spada, elmo e speroni. Per ultimo si compie il sacro giuramento di fedeltà a Dio e al re, di difendere la Chiesa e gli inermi. Cerimonia davvero affascinante, se non fosse che le cose non stiano esattamente così, come sempre accade la questione è più complessa di come la si presenti di solito.

Esattamente come la cavalleria, l’armamento e più o meno ogni aspetto di una società, anche la vestizione cavalleresca, chiamata adoubement, si modifica nel tempo, arricchendosi di particolari. 

Prima del XII secolo non abbiamo fonti che ci indichino una cerimonia di addobbamento, sappiamo però che l’investitura dei re e degli imperatori di VIII e IX secolo era celebrata attraverso la consegna della spada. La cultura della spada, e delle armi in generale quale elemento di potere, proviene da quei popoli germanici che si andarono a insediare nei territori dell’impero romano d’Occidente. Con la nascita delle realtà romano-barbariche e, in seguito, dell’impero carolingio, la consegna delle armi andrà a concretizzarsi quale simbolo dell’autorità e del comando.

Come abbiamo visto il X e l’XI secolo, caratterizzati dalla frammentazione del potere centrale creeranno la necessità di avere guerrieri che sappiano usare le armi. Ecco che la vestizione diviene il simbolo dell’entrata nella cavalleria, non ancora élite, ma semplicemente il gruppo di guerrieri professionisti a cavallo che si occupavano di servire il proprio signore sia sul campo di battaglia che nell’amministrazione civile.

Con il XII secolo iniziamo ad avere qualche notizia di una cerimonia di consegna delle armi: essa si configura come una mera consegna della spada e degli speroni, elementi essenziali per un guerriero a cavallo. L’aspetto interessante è che l’entrata in cavalleria resta ancora aperta a tutti, nel senso che troviamo cavalieri di varia estrazione sociale, accomunati dall’esercizio delle armi a cavallo. Non vi  sono elementi liturgici, vi è un signore che insignisce il novizio della spada, simbolo del suo ruolo quale guerriero a tutti gli effetti.

Nel XIII secolo la Chiesa riuscirà a ritagliarsi uno spazio anche nelle cerimonie di addobbamento: benedizione della spada posta su un altare, giuramenti a difesa della fede e cerimonia sempre più di frequente fatta in una chiesa o in una cappella. Bisogna stare attenti, questa “clericalizzazione” della cerimonia non deve farci pensare che tutte le cerimonie avessero le stesse dinamiche o che i cavalieri ordinati si sentissero servitori della Chiesa. Da luogo a luogo le caratteristiche della vestizione non rimanevano le stesse, rendendo impossibile credere a una cerimonia istituzionalizzata o fissata in regole, norme e riti precisi e immutabili. Era un simbolo: un modo che la Chiesa utilizzò per cercare di entrare in una dinamica che non l’aveva mai riguardata direttamente.

Un’altra modifica importante riguarda il senso della cerimonia: come abbiamo già visto, tra XII e XIII secolo la cavalleria, fino a quel momento intesa come insieme dei combattenti a cavallo legati dal servizio a un signore e basata su un ideale sistema di valori, inizierà a chiudersi sempre più, finendo per diventare un’élite di guerrieri accomunati non più dal combattimento a cavallo, ma dalla condizione sociale. Erano nobili che si dilettavano e si addestravano in un mestiere delle armi che ormai competeva, per costi e tempo necessario alla pratica, solo a loro. La vestizione cavalleresca, in questo senso, smette di essere l’accesso a una classe guerriera, diventando una “decorazione” che si aggiungeva alla nobiltà già posseduta. Questo è il motivo per il quale mentre in origine si trattava di una cerimonia che si svolgeva prima di una battaglia o per aumentare il numero dei servi armati di un signore, dalla metà del XIII secolo inizia a esser fatta dopo una battaglia per premiare un nobile che si è distinto sul campo.

Questa cerimonia, ancora legata fortemente alla figura del cavaliere medievale, soprattutto grazie all’epica cavalleresca che cercava di veicolare modelli per il prototipo del perfetto guerriero a cavallo, subì profonde modifiche nel corso dei secoli, iniziando come la forma pubblica di incoronazione di un re, passando a essere il rito di ascesa di un guerriero particolarmente capace nelle fila dei cavalieri di un signore, fino a diventare un accessorio della nobiltà cavalleresca che stava nascendo e si stava sempre più chiudendo in sé stessa.

 

Riccardo Benfante

 

Per approfondire:

CARDINI FRANCO, Alle radici della cavalleria medievale, Il mulino, Bologna, 2014.

COSTANTINI CARLO, L’iconografia del cavaliere medievale, Tau Editore, Todi, 2009.

FLORI JEAN, La cavalleria medievale, Il Mulino, Bologna, 2016.  

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