
Nel canto V del Purgatorio di Dante Alighieri, la figura di Pia de’ Tolomei appare in un incontro che, pur essendo breve, offre spunti di riflessione importanti sulla condizione delle donne nel Medioevo. Pia è un personaggio tragico e misterioso, e la sua presenza nel poema dantesco diventa l’occasione per esplorare non solo il suo destino, ma anche la posizione delle donne in un’epoca dominata da strutture patriarcali e da una concezione sociale che relegava le donne a ruoli subordinati.
Pia de’ Tolomei è una delle anime che Dante incontra nella seconda balza dell’Antipurgatorio, dove risiedono le anime di coloro che sono morti di morte violenta e si sono pentiti del loro peccato. La sua apparizione è carica di significato, soprattutto perché, rispetto agli altri personaggi incontrati da Dante in quel canto, Pia non racconta la sua storia in maniera drammatica o dettagliata, ma si limita a rivelare il suo nome e a far sapere a Dante che fu uccisa dal marito. La sua condizione di donna uccisa dal marito introduce temi di violenza domestica e di sofferenza femminile, anche se Pia non formula richieste particolari come gli altri protagonisti, limitandosi a farsi riconoscere attraverso pochi versi che sembrano una sorta di epitaffio (vv.128-136):
“Deh, quando tu sarai tornato al mondo
e riposato de la lunga via”,
seguitò ‘l terzo spirito al secondo,
“ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ’nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma”.
Le parole di Pia sono semplici, ma significative: “Siena mi fé, disfecemi Maremma”. Non è un racconto esplicito del crimine che l’ha colpita, ma piuttosto una sintesi di una tragedia familiare che si consuma nel silenzio, come un eco di dolore che risuona nell’ombra del Purgatorio. La sua figura non è carica di vendetta, ma sembra incarnare una serenità dolorosa, una rassegnazione che per certi versi suggerisce la sua purificazione: il fatto che non chieda vendetta o giustizia per il suo omicidio ma si limiti a farsi conoscere da Dante ci suggerisce una visione della donna come figura più lontana dalle passioni terrene, ormai distaccata dalle ferite ricevute. La scarsa presenza di Pia all’interno del canto non è però casuale: la sua breve comparsa mette in evidenza l’inconcludenza della violenza a cui è stata sottoposta, ma anche la sua elevazione spirituale, grazie al perdono che sembra aver ottenuto, malgrado il suo tragico destino. Pia, pur essendo stata vittima di una crudeltà terribile, si trova nel Purgatorio, non nell’Inferno, segno che la sua sofferenza è stata riconosciuta e che ha trovato la pace, pur nella sua morte violenta.
Pia de’ Tolomei è, come altre figure femminili nel Purgatorio, simbolo della condizione delle donne nel Medioevo: in quell’epoca, la società era strutturata in modo fortemente patriarcale, e molte donne vivevano in una condizione di dipendenza e sottomissione. Erano per lo più confinate a ruoli domestici e familiari, e la loro identità veniva definita principalmente attraverso il rapporto con il marito e con la famiglia. La maggior parte delle donne nobili, come Pia, veniva infatti data in matrimonio da giovani, e la loro vita era segnata dall’obbligo di portare avanti alleanze familiari, spesso senza che potessero esprimere liberamente i propri desideri. Il matrimonio, nel Medioevo, non era tanto visto come un’unione di affetti o di scelta personale, quanto come un contratto sociale ed economico. Le donne altolocate erano essenzialmente considerate proprietà da gestire, e il loro valore era spesso misurato in base alla loro capacità di produrre figli e di mantenere la stabilità familiare. Pia, come molte altre donne dell’epoca, è stata sacrificata alle logiche di potere e di alleanza tra famiglie: la sua morte violenta per mano del marito è un esempio di come la vita delle donne fosse fragile, facilmente soggetta alla violenza maschile, soprattutto quando si trovavano in situazioni di conflitto tra famiglie rivali. Questo tipo di violenza domestica non era, purtroppo, rara nel Medioevo, e la donna non sempre aveva la voce e il potere di ribellarsi: la giustizia spesso si piegava ai capricci degli uomini che avevano il controllo delle loro esistenze.
Anche nel contesto religioso, la donna era spesso vista con sospetto. La figura femminile era ambigua: da un lato, la donna poteva essere elevata a simbolo di purezza e santità, come nel caso della Madonna, ma dall’altro, la sua sessualità veniva frequentemente percepita come fonte di pericolo e di tentazione. La Chiesa, pur predicando la necessità di una vita di penitenza e purificazione per tutti, non aveva né il linguaggio né gli strumenti per affrontare la condizione femminile con attenzione, molti teologi e Padri della Chiesa avevano una visione della donna come essere inferiore e bisognoso di protezione, soprattutto in ambito matrimoniale.
Pia, grazie ai versi eterni che Dante le ha donato, è l’emblema di quella donna che, pur ridotta a oggetto di lotta tra uomini, trova comunque la via della purificazione e della pace, senza cedere alla vendetta, ma sperando nel perdono. La sua figura ci invita a riflettere non solo sul passato, ma anche sulla continua lotta per la parità e per il riconoscimento della dignità delle donne, sia nella società che nella cultura.
Martina Michelangeli x Medievaleggiando
Per approfondire:
ALIGHIERI DANTE, La Divina Commedia, a cura di Natalino Sapegno, Cetra, Torino
DUBY GEORGES, PERROT MICHELLE, Storia delle donne in Occidente. Il Medioevo”, Laterza, Bari-Roma 1996
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