
Nel canto V del Purgatorio Dante si trova nella seconda balza dell’Antipurgatorio, in cui incontra le anime dei morti di morte violenta che si sono pentiti prima di morire. Tra queste, incontra Iacopo del Cassero, nobile di Fano ucciso per ordine di Azzo III d’Este, Bonconte da Montefeltro, morto durante la battaglia di Campaldino, e Pia de’ Tolomei, uccisa dal marito.
Le anime, notando che Dante è ancora vivo perché il suo corpo non è attraversato dalla luce solare come le loro, si avvicinano a lui per chiedergli di raccontare la loro storia ai vivi, esprimendo il desiderio di essere ricordate attraverso le preghiere. Qui le anime intonano il Miserere, il salmo che invoca la misericordia divina (vv. 22-24):
E ’ntanto per la costa di traverso
venivan genti innanzi a noi un poco,
cantando ’Miserere’ a verso a verso.
Le anime guardano Dante con stupore, notando la sua condizione fisica, e Virgilio lo esorta a non fermarsi a rispondere alle loro domande, ma a proseguire il cammino. Virgilio assicura loro che Dante esaudirà la richiesta di farsi portavoce delle loro storie, ed è proprio in questo momento che Dante giura di farlo.
Iacopo del Cassero, che fu ucciso da Azzo III d’Este mentre viaggiava verso Milano, chiede a Dante di pregare per lui, affinché le sue sofferenze possano essere ridotte. Bonconte da Montefeltro, figlio di Guido di Montefeltro (già incontrato nell’Inferno), chiede anch’egli preghiere da parte della sua famiglia, che sembra averlo dimenticato. Bonconte racconta la sua morte, avvenuta durante la battaglia di Campaldino, e rivela che, pentito in extremis, fu salvato da un angelo dal diavolo che stava per prenderlo. Il diavolo, per vendicarsi, causò un temporale che trascinò il suo corpo nel fiume Archiano, dove venne sommerso.
La narrazione di Bonconte si interrompe quando appare l’ombra di Pia de’ Tolomei, nobildonna senese uccisa dal marito, Nello dei Pannocchieschi. Pia non chiede nulla, ma si limita a farsi riconoscere con pochi versi che sembrano un epitaffio funebre (vv. 130-136):
“Deh, quando tu sarai tornato al mondo
e riposato de la lunga via”,
seguitò ‘l terzo spirito al secondo,
“ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma:
salsi colui che ’nnanellata pria
disposando m’avea con la sua gemma”.
La struttura del canto è variegata emotivamente, alternando momenti di serenità, drammaticità e tenerezza, con un crescendo emotivo che culmina nel racconto straziante di Bonconte e nella dolcezza di Pia. Il tema della preghiera, che ha una grande importanza nel Purgatorio, è qui evidenziato dalle richieste delle anime, che sperano di ottenere attraverso le preghiere dei vivi un accorciamento del loro periodo di purificazione. Dante, in quanto pellegrino, è incaricato di essere il messaggero di queste anime, raccogliendo le loro richieste e portandole nel mondo dei vivi. Le anime purganti, seppur ancora legate a ricordi dolorosi e terreni, sono ormai distaccate dalla loro condizione umana, mostrando una certa serenità e un’incredibile capacità di perdono, come nel caso di Bonconte e Pia, che non nutrono rancore verso chi li ha uccisi. La scelta dei personaggi in questo canto ha una forte valenza personale per Dante, che conosceva molti di loro e, con il loro inserimento nel Purgatorio, li presenta come simboli di una salvezza che dipende non tanto dalle loro colpe, ma dalla possibilità di Dante di raccontare la loro storia, come se la sua opera fosse il mezzo per loro di ottenere un’ulteriore purificazione e redenzione.
Martina Michelangeli x Medievaleggiando
Per approfondire:
ALIGHIERI DANTE, La Divina Commedia: a cura di Natalino Sapegno, Cetra, Torino
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