
A Milano, tra le numerose attrazioni da visitare, troviamo il celebre castello Sforzesco, dimora della famiglia Sforza e tra le donne protagoniste della nostra storia troviamo proprio una componente di questa famiglia. A lei vogliamo dedicare questo articolo biografico. Sto parlando proprio di Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza e di Lucrezia Landriani, dama di corte e amante di Galeazzo.
Caterina nacque intorno al 1463 a Milano o a Pavia. Venne resa figlia legittima e affidata da subito alle cure e all’educazione della nonna paterna, Bianca Maria Visconti presso il castello Sforzesco di Milano. Qui, assieme ai suoi fratelli Carlo e Alessandro ricevette la sua educazione, le venne trasmessa non solo la passione per la letteratura (numerosi sono i suoi testi scritti che giunti fino a noi), ma anche quella per la caccia e per le armi. Nel 1473 fu stretto un accordo che la vide promessa sposa con il trentenne Girolamo Riario, nipote di Sisto IV. La dote di Caterina consisteva in una parte della vendita della signoria di Imola da parte del duca di Milano alla Chiesa e in cambio Sisto IV lasciava al nipote la signoria della città romagnola. Nel 1477 venne celebrato il matrimonio per procura, mentre Caterina si stava recando a Roma. I due si stabilirono, successivamente, nel palazzo Orsini a Campo dei Fiori, che scelsero come residenza, poiché Girolamo era al servizio del pontefice. In quegli anni Caterina diede alla luce due figli, a breve distanza di tempo, ai quali vennero dati i nomi di Ottaviano (1479) e Cesare (1480). Il pontefice, a quel punto, donò a favore del nipote anche il titolo di vicario di Forlì, che tolse alla famiglia Oderlaffi. La famiglia Riario/Sforza nel 1481 giunse in Romagna a Forlì. Successivamente Caterina e Girolamo rientrarono a Roma. Dopo la nascita della loro figlia Bianca, Caterina restò in disparte e si dedicò all’educazione e alla cura dei figli. Caterina è una donna elegante, raffinata ma allo stesso tempo decisa e forte. Lo dimostrano anche gli eventi successivi.
Nel 1484, infatti, morì papa Sisto IV e si scatenò una lotta per decidere il successore. Il palazzo di Girolamo e Caterina di piazza Campo dei Fiori venne saccheggiato e distrutto e Caterina, seguendo Paolo Orsini, decise di rinchiudersi dentro castel Sant’Angelo, pur essendo al settimo mese di una nuova gravidanza. Erano decisi a cedere soltanto con l’elezione del nuovo pontefice, consegnando a lui solo il castello. Fuori dalla città si trovava Girolamo Riario che non stava agendo. Il cardinale Ascanio Sforza giunse a Roma per trattare con lui. L’accordo riuscì e così Caterina fu costretta alla resa e stremata dalla gravidanza si arrese. I due rientrarono in Romagna. Il successore fu il pontefice Innocenzo VIII e Girolamo mantenne il titolo di capitano generale della Chiesa (senza l’obbligo di risiedere a Roma) e i vicariati furono confermati. Tra il 1484 e il 1485 Caterina ebbe altri due figli, Giovanni Livio e Galeazzo.
Un segno della strategia di Caterina stessa di rimanere al potere è stato proprio nella scelta del padrino dei figli che ricadde sul signore di Firenze, Lorenzo de’ Medici, nemico di Girolamo poiché quest’ultimo era stato coinvolto nella Congiura dei Pazzi. Nel 1487, nuovamente incinta, si trasferì a Imola con il marito. Quest’ultimo si ammalò e Caterina dovette affrontare da sola la ribellione di Melchiorre Zoccheo, castellano della rocca di Ravaldino a Forlì. Caterina dopo un primo invito pacifico a fermare la ribellione, lo fece assassinare e riuscì a riconquistare Ravaldino. Nonostante gli sforzi di Caterina, una congiura uccise Girolamo Riario nel 1488 e Caterina con i figli venne imprigionata nella rocchetta di porta S. Pietro, ostaggio della famiglia degli Orsi.
Caterina escogitò un piano per poter scappare. Con la scusa di avere il potere di convincere il castellano della rocca di Ravaldino a lasciare le chiavi agli Orsi, riuscì ad entrare nella rocca, lasciando in ostaggio i figli.
Qui il celebre episodio, raccontato anche da Machiavelli, in cui Caterina ordina di sparare sulla città e alla vista dei figli in lacrime imprigionati mostra le sue «membra genitali» per far capire la sua noncuranza, essendo lei stessa ancora in grado di procreare. Un aiuto arrivò, tuttavia, dalla famiglia Sforza ed un esercito di diecimila uomini alla fine fu sufficiente a far fuggire gli Orsi da Forlì. Caterina prese il potere in nome del figlio Ottaviano nel 1488.
In breve tempo utilizzò tutti i fondi a sua disposizione e fu costretta a chiedere un aiuto finanziario a Milano sia nel 1490 che successivamente nel 1492 perché i suoi domini versavano già in cattive acque. Ci troviamo in un periodo dominato dallo scontro tra angioini e aragonesi. Entrambe le fazioni cercavano di spostare Caterina dalla propria parte e lei, dopo un iniziale tentativo di neutralità, era propensa per gli aragonesi. Le truppe aragonesi attorno al 1493 raggiunsero le terre romagnole, comprese Forlì ed Imola e Caterina incontrò Ferdinando d’Aragona a Bagnara di Romagna ma non riuscirono bene a coordinarsi. Questo produsse effetti a catena e la guerra arrivò anche a Forlì e Imola. I francesi assaltarono le città e, non ricevendo aiuto da parte di Ferdinando, Caterina stabilì un accordo con i francesi.
Il ducato di Milano, attorno al 1495, chiedeva insistentemente l’alleanza con Caterina ma quest’ultima prediligeva Firenze e la stessa Firenze inviò un ambasciatore presso di lei. Caterina e l’ambasciatore, Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici (detto il Popolano), intrapresero una relazione che si concluse con un matrimonio celebrato in segreto.
Nel frattempo il nuovo pontefice Alessandro VI Borgia propose a Caterina di far sposare suo figlio Ottaviano con la nipote Lucrezia (la celebre Lucrezia Borgia). Nel tentativo di opporsi a queste nozze Caterina inviò il figlio alle armi. Ottaviano diede prova del suo valore mentre il secondo marito purtroppo morì per malattia. Da poco era nato il loro figlio, che prese il nome di Giovanni.
Alessandro VI nel frattempo decise, infine, di privare i vicariati di Forlì e di Imola ai Riario-Sforza e di cederli a suo figlio Cesare. Vedendosi rifiutate tutte le richieste di aiuto, Caterina dovette agire militarmente e si chiuse presso la rocca di Ravaldino dove iniziò l’assedio nel 1499. Imola si arrese e alla fine dovette capitolare anche Caterina nel 1500. Condotta a Roma, Caterina fu imprigionata a castel Sant’Angelo ma venne liberata nel giugno del 1501 e a luglio dello stesso anno giunse a Firenze, dove perse l’affidamento del figlio Giovanni, sottrattagli dal fratello del marito, Lorenzo.
Una volta deceduto anche Alessandro VI, Caterina cercò di riprendersi i suoi territori ma il successore Giulio II non cedette e i territori tornarono sotto il dominio della Chiesa. Caterina si ammalò già tra il 1508 e il 1509 e morì il 28 maggio 1509.
Eleonora Morante
Per approfondire:
BRUNELLI GIAMPIERO, Sforza Caterina, Dizionario biografico Treccani 2018
PELLEGRINI MARCO, Congiure di Romagna. Lorenzo de’ Medici e il duplice tirannicidio a Forlì e Faenza nel 1488, Olschki editore, Firenze 1999
SALOMONI DAVID, Leonesse. Le guerriere del Rinascimento, Laterza, Bari-Roma 2025
Caterina Sforza. Una donna del Cinquecento, a cura di Valentina Novielli, La Mandragora, Imola 2000
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