L’Inferno è la prima delle tre Cantiche che compongono l’Opera Magna di Dante Alighieri. Dante ha iniziato il suo viaggio, e quello dell’anima di tutti gli uomini, trovandosi nella selva oscura nella notte del 7 aprile, giovedì santo, e l’alba dell’8 aprile, il venerdì santo, dell’anno 1300. Nel secondo canto dell’Inferno siamo nel giorno dell’8 aprile, e nello specifico verso il tramonto. Il tempo del giorno è indicato da Dante dal primo verso del canto:

 

Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno 

toglieva li animai che sono in terra 

da le fatiche loro; e io sol uno 

m’apparecchiava a sostener la guerra 

sì del cammino e sì de la pietate,

che ritrarrà la mente che non erra.

1-6

Dante, unico uomo vivente, si prepara a svolgere il pericoloso cammino nel regno delle anime dannate negli Inferi. I versi sopra citati indicano la sensazione della fine della giornata, cioè nel momento in cui l’arrivo della notte toglie dal lavoro gli uomini, allontanandoli dalla fatica del giorno; nello stesso momento invece Dante è il solo pronto a disporsi per affrontare questa battaglia fisica e mentale del nuovo cammino che lo attende. In questo canto appare la prima invocazione da parte di Dante/Poeta alle Muse, divinità indicate come l’ideale supremo dell’Arte. L’invocazione è per Dante una richiesta d’aiuto, affinché le Muse possano assisterlo nel controllare la sua mente, quando vedrà qualcosa di eccezionale, per essere in grado di raccontarlo nella sua poesia:

 

O muse, o alto ingegno, or m’aiutate; 

o mente che scrivesti ciò che’io vidi, 

qui si parrà la tua nobilitate.

7-9

Da uomo Dante è preoccupato per l’importanza della missione che deve compiere e che ancora non intende completamente. Per questo il Pellegrino si rivolge a Virgilio, in quanto guida e maestro, per sciogliere dei dubbi che si celano nella sua mente, e per essere rassicurato da colui che lo accompagna sui pericoli nel compiere un viaggio insolito, intrapreso precedentemente solo da uomini eccezionali:

 

Ma io, perché venirvi? O chi’l concede? 

Io non Enea, io non Paulo sono; 

me degno a ciò né io né altri ‘l crede.

31-33

 

I due grandi personaggi citati da Dante, Enea e San Paolo, sono il massimo esempio di uomini che perseguivano uno scopo superiore: una missione politica per Enea e una religiosa per Paolo di Tarso. Dante comprende l’importanza della sua missione, ma teme di non esserne all’altezza, perciò è fondamentale il ruolo di Virgilio come guida e maestro, il quale deve essere chiaro con Dante per spiegargli l’eccezionalità del viaggio da compiere:

 

Da questa tema acciò che tu ti solve, 

dirotti perch’io venni e quel ch’io ‘ntesi 

nel primo punto che di te mi dolve.

49- 51

 

Mentre Virgilio si trovava nel Limbo, il primo cerchio del Regno del Male, giunse a pregarlo Beatrice, la donna tanto amata in vita da Dante. Virgilio la descrive “beata e bella”, rimanendo colpito dalla sua dolce preghiera:

 

Io era tra color che son sospesi, 

e donna mi chiamò beata e bella 

Tal che di comandare io la richiesi. 

Lucevan li occhi suoi più che la stella; 

e cominciommi a dir soave e piana 

con angelica voce in sua favella.

52-57


Beatrice è mossa da un amore timoroso per la sorte di Dante, perso nella selva oscura nel momento in cui lei parla con Virgilio: la donna angelicata chiede al saggio poeta antico di porle i suoi servigi e la sua capacità del parlare onesto (cioè alto, inteso nel genere della poesia) per salvare il pellegrino Dante dalla morte. Virgilio, per essere sicuro che Dante abbia la forza necessaria per affrontare il viaggio, rivela che non è solo Beatrice a preoccuparsi del suo nuovo cammino, ma anche altre due donne:

 

Donna è gentil nel ciel che si compiange,

 di questo ‘mpedimento ov’io ti mando, 

sì che duro giudicio lò su frange.

 Questa chiese Lucia in suo dimando 

e disse: – Or ha bisogno il tuo fedele di te, 

e io a te lo raccomando”.

vv- 94-99

 

La Vergine Maria e Santa Lucia, cui Dante era devoto fedele in seguito a una malattia agli occhi, avevano persuaso Beatrice a soccorrere Dante, che l’aveva tanto amata durante la sua vita terrena. Dante, al pronunciare i nomi di queste “tre donne benedette” dal suo maestro si sente pronto e la sua volontà di procedere nel cammino è forte. Appena Virgilio si mosse Dante lo seguì, iniziando così veramente il suo famoso cammino. 

 

Martina Michelangeli x Medievaleggiando

 

Per approfondire:

ALIGHIERI DANTE, La Divina Commedia: a cura di Natalino Sapegno, Cetra, Torino 1961

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Written by : Redazione

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