
GIORNO 1: Castello di Bari e Torre a Mare
Iniziamo il nostro viaggio al Castello di Bari, costruito originariamente nel 1132 da Ruggero II di Sicilia su preesistenti strutture bizantine. Venne danneggiato durante la rivolta dei baresi e dal successivo intervento del re Guglielmo I, detto “il Malo” per la spietata repressione. Venne recuperato da Federico II di Svevia tra il 1233 e il 1240 e successivamente ampliato nella seconda metà del XIII secolo da re Carlo d’Angiò, che lo restaurò e rinforzò l’ala nord del Castello, che al tempo affacciava direttamente sul mare.

Il castello subì un vero restyling nel XVI secolo per opera di Isabella D’Aragona e della figlia Bona Sforza, adeguandolo allo sviluppo delle moderne armi da fuoco con la costruzione di una possente cinta muraria. Allo stesso tempo, però, ne fecero la loro dimora, ingentilendo l’interno del complesso che assunse l’aspetto di una dimora rinascimentale, con un’elegante e scenografica doppia rampa di scale che collega il pian terreno ai grandi saloni del piano nobile. Nei secoli a seguire il Castello subì un sostanziale abbandono, divenendo prima carcere e poi caserma. Solo nel 1937 diventò sede della Soprintendenza ai Monumenti e alle Gallerie di Puglia e Basilicata.
A pochi chilometri di distanza, in uno dei quartieri di Bari chiamato Torre a Mare, troviamo – come suggerisce il nome – una torre (Torre Pelusa) costruita nel XVI secolo dagli Spagnoli che faceva parte del sistema di torri costiere che proteggevano la costa dalle incursioni dei corsari barbareschi e turchi. Da qui si avvistavano le navi nemiche, e si accendevano i fuochi per avvertire le città vicine.
GIORNO 2: Casale fortificato di Balsignano, Casa-Torre di Bitetto, Rovine di Auricarro e Castello di Sannicandro di Bari
Cominciamo la giornata con il Casale fortificato di Balsignano, un sito archeologico in ottime condizioni. Menzionato la prima volta in fonti del X secolo, questo piccolo borgo fortificato è dotato di una doppia cinta di mura difensive con diverse torri difensive, oltre che di un Castello con due torri quadrangolari collegate tra loro da una robusta cinta muraria che assume l’aspetto di un corpo centrale di un edificio. Fu saccheggiato la prima volta dai saraceni nel 988 d.c. Nel 1349 qui avvenne uno scontro fra l’esercito angioino e quello ungherese che si contendevano il trono del regno di Napoli. Nel XVI secolo fu nuovamente devastato dalle truppe francesi e spagnole che si contendevano i territori dell’Italia meridionale e progressivamente abbandonato.
A seguire, la Casa-Torre di Bitetto, una originale domus turrita della seconda metà del XIII secolo. L’edificio fortificato è noto, nella tradizione locale, come ’Casa dei Cavalieri di Malta’, tuttavia non ci sono fonti coeve o di poco successive rispetto alla datazione della turris che giustifichino con certezza tale titolazione. Tuttavia, un documento testamentario trecentesco annovera la torre tra i possedimenti delle Terre del Tempio, specificazione che alluderebbe all’ordine cavalleresco templare.
Poco oltre Bitetto ci troviamo a Palo del Colle, nelle cui campagne circostanti si trovava il casale fortificato di Auricarro. Questo casale era, in origine, difeso da una possente rocca posizionata su una collina da cui controllava la strada che da Bitonto conduceva a Gravina. Oggi di quella rocca difensiva resta soltanto uno spesso muro che emerge dalle macerie sottostanti, caratterizzato da feritoie di avvistamento, e alcuni resti della cinta muraria: nel 1349 venne messo a ferro e fuoco da bitontini e ungheresi durante la guerra tra Angiò di Napoli e Angiò d’Ungheria causata dall’assassinio di Andrea, fratello del re Luigi I d’Ungheria, che aveva sposato la regina di Napoli, Giovanna I d’Angiò.

Concludiamo con la visita del Castello di Sannicandro di Bari, isolato rispetto al resto del paese da una strada che corre sull’antico fossato. È composto da due parti distinte, costruite dai bizantini e dagli Svevi. Un tempo la fortezza era dotata di otto torri di fortificazione di cui oggi ne restano solo sei. Venne costruito nel 916 dai Bizantini come fortilizio per la difesa della Puglia dai Saraceni. Sui ruderi dell’originaria struttura fortificata, i Normanni realizzarono un presidio militare, con quattro torri d’angolo e una cortina di collegamento. In seguito, nel periodo del regno di Ruggero II di Sicilia, il Castello venne ampliato con la costruzione del Palazzo, le quattro torri centrali, il fossato e il portale a Levante. Nel periodo Svevo il Castello venne ulteriormente modificato e ingrandito, quando l’edificio, da militare, assunse un aspetto più residenziale perché doveva accogliere i convogli diretti in Terra Santa.
GIORNO 3: Torre Normanna di Rutigliano, Castello Angioino di Mola di Bari e Castello di Carlo V di Monopoli
La giornata inizia con la Torre Normanna di Rutigliano, la torre maestra del castello che i Normanni ristrutturarono e ampliarono agli inizi del XII secolo alla sommità di un colle. Dell’antico maniero, dopo le radicali trasformazioni ottocentesche, sono rimasti ben riconoscibili solo il cortile e soprattutto la Torre. Alta più di 30 metri, di forma quadrangolare, termina alla sommità con un cornicione, in parte ricostruito nella prima metà del Novecento a seguito di alcuni crolli. Sul lato che si affaccia sul cortile vi è la caditoia che dal terrazzo proteggeva l’ingresso della Torre, posto al primo piano: vi si accedeva tramite una porta levatoia con strette scale in pietra di collegamento tra i vari livelli.
Proseguiamo con il Castello Angioino di Mola di Bari, costruito per ordine di Carlo I d’Angiò tra il 1278 e il 1281 a ridosso delle mura della città, progettato per difendere la costa e il porto dalle incursioni dei pirati e si racconta che le sue stanze abbiano ospitato, durante le guerre tra Angioini e Aragonesi, molti prigionieri di guerra. Resistette a numerosi assedi tra il XIV e il XV secolo, ma subì gravi danni a seguito dell’assedio veneziano del 1508. Per questo motivo fu restaurato più volte secondo le moderne tecniche di guerra, ma sarà l’imperatore Carlo V d’Asburgo a dare l’aspetto attuale alla fortezza. L’incarico di mettere mano al castello fu affidato all’architetto Evangelista Menga, che gli conferì l’aspetto attuale caratterizzato da una peculiare forma a poligono stellato un tempo circondato da un fossato comunicante con il mare.

Concludiamo al Castello di Monopoli, costruito sulla striscia di terra più avanzata rispetto al mare e che faceva parte del complesso sistema di fortificazione costiera voluto da Carlo V in Puglia. Costruito tra il 1525 e il 1552 dopo la distruzione delle mura della città ad opera del Duca di Vasto nel 1529, il suo aspetto attuale risale al 1660 a seguito delle ristrutturazioni attuate per volontà del Duca d’Atri, Giovanni Geronimo Acquaviva, che ne modificò la fisionomia esterna e la composizione interna, passando così da una struttura prettamente difensiva ad una di tipo residenziale, diventando così sede della più alta autorità militare in questa città. Nella prima metà del XIX secolo il castello diventò carcere e tale rimase fino al 1969. Il castello fu fondamentale per la difesa contro le incursioni turche e oggi, con il suo aspetto maestoso e le possenti mura che si tuffano nel mare, rappresenta uno dei simboli più iconici della città.
GIORNO 4: Castello di Gioia del Colle e Castello di Conversano
Iniziamo dal Castello di Gioia del Colle, le cui origini risalgono all’XI secolo con i Normanni, ma che venne ricostruito nel 1230 da Federico II. Il Castello fa parte di quelle opere fortificate di epoca federiciana che conservano più integro l’impianto architettonico originario: ampio cortile quadrangolare, circondato dalle imponenti torre angolari. Situato in posizione dominante a 360 metri sul livello del mare, fu principalmente una struttura di impianto bellico, costituita per la difesa del territorio e nodo strategico di comunicazione lungo la via che collegava Bari a Taranto. Per questo motivo, durante tutta l’età sveva il Castello di Gioia del Colle fu sede di una guarnigione militare e solo pochi ambienti erano lasciati liberi e a disposizione del sovrano. Passato tra le proprietà dei Principi di Taranto fino al ‘400, dei Conti di Conversano fino al ‘600 e dei Principi di Acquaviva fino agli inizi del ‘800, nel corso dei secoli il Castello fu gradualmente trasformato da costruzione militare a dimora residenziale e adattato alle nuove esigenze abitative, avendo perso ogni importanza militare. Dal ‘600, perdendo a mano a mano importanza, il Castello cominciò una lunga fase di degrado, mantenendo tuttavia la struttura originaria a differenza di altri castelli di Puglia, che subirono vari adattamenti adeguandosi a nuove esigenze militari.

Proseguiamo nell’entroterra pugliese sino al Castello di Conversano, la cui costruzione è data al 1054 per opera dei Normanni a puro scopo di fortezza difensiva – di cui rimane solo la torre Maestra, alta circa 25 metri, costruita dal primo conte di Conversano Goffredo d’Altavilla – ma divenne in seguito dimora dei Conti d’Acquaviva e fu trasformato tramite successivi rimaneggiamenti in fastoso alloggio signorile. Dal XV secolo la contea di Conversano fu infatti retta dalla famiglia Acquaviva, che trasformò l’antica fortezza in una dimora principesca, consolidandone allo stesso tempo anche alcuni elementi difensivi. In questo periodo Giulio Antonio Acquaviva fece edificare la torre cilindrica, divenuta oggi simbolo di Conversano, in sostituzione di una delle quattro torri quadrangolari del castello. In seguito, Andrea Matteo Acquaviva, figlio di Giulio Antonio, fece costruire la torre poligonale, con le mura leggermente inclinate per attutire i colpi dell’artiglieria e una merlatura adatta alle bocche dei cannoni, mentre le strette feritoie lungo i lati del poligono consentivano il posizionamento delle munizioni. Oggi la torre risulta parzialmente interrata, ma un tempo era circondata da un fossato difensivo. Il complesso castellare, con le torri e le mura difensive, possenti e imponenti, dominano ancora oggi tutto il panorama circostante.
GIORNO 5: Castello di Bisceglie, Castello Svevo di Trani e Castello di Barletta
La quinta giornata ci porta al Castello di Bisceglie, il cui nucleo più antico risalirebbe all’XI secolo, sotto il dominio normanno. Fu il conte Pietro I che avviò intorno al 1060 i lavori per la costruzione dell’imponente torre Maestra, ma l’impianto castellare vero e proprio è di molto successivo, circa prima metà del XIII secolo, durante il periodo svevo. In ogni caso, sicuramente angioini risultano i lavori straordinari di ampliamento del castello che trovano testimonianza nello stemma di Carlo I d’Angiò a coronamento della porta di accesso della torre ad ovest, e un’iscrizione incisa sulla ghiera del portale ad arco acuto del palatium. In età aragonese ci fu un rifacimento quasi totale del castello, che venne sottoposto a modifiche, ma che a seguito dell’inadeguatezza a sostenere l’assalto delle moderne armi da fuoco, perse la sua funzione militare e venne destinato ad uso civile. Nel Settecento subì una serie di trasformazioni ed alterazioni da parte di privati, che demolirono alcune parti comprese fra la torre Maestra e la torre angolare per costruire gli attuali edifici.
La successiva tappa è il Castello di Trani, costruito nel 1233 per volere di Federico II. Sorge a breve distanza dalla celebre cattedrale, strategicamente collocato al centro di una rada, i cui bassi fondali hanno costituito da sempre un’ottima difesa naturale contro gli attacchi nemici. Venne costruito su modello dei castelli crociati di Terra Santa: a pianta quadrangolare, rinforzato ai vertici da quattro torri quadrate di uguale altezza e da un muro di cinta. Nel XVI secolo, con l’avvento delle armi da fuoco, il castello venne adeguato alle mutate esigenze dettate dall’impiego delle armi da fuoco per volere di Carlo V: il lato sud venne ispessito e munito di cannoniere, due bastioni vennero aggiunti per garantire la totale protezione della struttura. Dal 1586 al 1677 fu sede della Sacra Regia Udienza della Provincia di Bari, poi dal 1832 al 1974 fu trasformato in carcere, per venire infine consegnato alla Soprintendenza per i Beni Cultuali nel 1976.

Terminiamo al Castello di Barletta, iniziato dai Normanni nell’XI secolo e completato sotto il dominio Svevo. Il conte normanno Pietro I lo aveva infatti concepito come una prigione-fortezza contro i nemici, poiché era circondato dal mare che a quel tempo arrivava sino all’attuale fossato, ma con l’elezione al trono di Federico II di Svevia il castello fu adibito a residenza privata con la costruzione della sua domus sull’ala est. Con Carlo d’Angiò iniziarono imponenti opere di restauro ed ampliamento che durarono dal 1269 fino al 1282. Nel XVI secolo, l’imperatore Carlo V ordinò che il castello fosse ampliato e modernizzato per contrastare efficacemente le nuove armi da fuoco. Al termine della ricostruzione, il castello si presentò come lo vediamo oggi: un quadrilatero rinforzato da quattro baluardi, trasformato in una fortezza inespugnabile e praticamente inattaccabile grazie proprio alla sua struttura a base regolare protetta da imponenti bastioni, rendendo impossibile qualsiasi attacco da parte di pirati o guerriglieri.
GIORNO 6: Torre Pietra, Castello di Manfredonia e Torre Saracena
Ci dirigiamo verso Torre Pietra che, come le altre torri, aveva funzione di avvistamento e segnalazione dei pericoli provenienti dal mare, ma anche doganali e di controllo delle acque del lago Salpi, oggi prosciugato. Il suo nome deriva dal fatto che di fronte a sé, verso il mare, c’era il promontorio di San Nicolao de Petra, che nei secoli, a causa dell’erosione marina, è divenuto isola per poi inabissarsi definitivamente. Questo costrinse letteralmente a “spostare” la torre lì dove oggi la vediamo.
Proseguiamo verso il Castello di Manfredonia, tradizionalmente attribuito all’iniziativa del figlio di Federico II di Svevia, Manfredi, anche se alla sua morte non era ancora dotato delle più importanti infrastrutture difensive. Sarà infatti Carlo d’Angiò a portare a compimento la costruzione della cinta muraria e del maniero fortificato. Il nucleo più interno del castello era la classica pianta quadrangolare con torri agli angoli, me nel successivo periodo aragonese le torri vennero trasformate tutte, tranne una, da quadrate a cilindriche.

Non solo, gli aragonesi ampliarono e potenziarono ulteriormente il castello con la costruzione di una seconda cinta muraria esterna, con inclinazione a scarpa adatte a resiste alle nuove armi da fuoco e torrioni circolari agli angoli, uno dei quali – alla metà del XVI secolo – fu trasformato nel bastione pentagonale dell’Annunziata. Dopo il saccheggio dei turchi nel 1620, il castello perse la sua funzione difensiva e nei secoli fu utilizzato per scopi diversi, finché nel 1968 fu donato allo Stato perché fosse adattato a museo.
Infine, concludiamo con la Torre Saracena, costruita nel XVI secolo per difendere la costa dagli attacchi dei corsari turchi. Anticamente detta “Torre di Matinata”, è una delle torri costiere costruite nel 1569 sotto l’ordine del viceré spagnolo Pedro di Toledo per il sistema difensivo costiero del Regno di Napoli. Da questa torre, le sentinelle avvistavano le navi nemiche e davano l’allarme per preparare le difese. Un tempo isolata nella campagna di Mattinata, la parte superiore è oggi sede di un’attività turistica.
GIORNO 7: Castello di Lecce, Castello di Oria e Castello Aragonese di Taranto
La nostra giornata inizia con il Castello di Lecce, costruito nel XII secolo. Fu residenza dei conti di Lecce in età normanna (gli Altavilla) e nelle epoche successive (Enghien e poi Orsini del Balzo) fino al XVI secolo, quando all’architetto Giangiacomo dell’Acaya fu affidato l’incarico di trasformare il castello in una moderna fortezza per ordine dell’imperatore Carlo V, diventando l’emblema della grandezza imperiale e luogo di difesa contro gli attacchi nemici. Tra il 1537 e il 1553 l’antico castello medievale fu rivestito da una possente struttura con mura spesse, bastioni e un nuovo fossato, mentre quello preesistente veniva trasformato in gallerie destinate a usi diversi. Si dice che nei sotterranei del castello ci siano ancora tunnel segreti utilizzati per le fughe d’emergenza.
Proseguiamo verso il Castello di Oria, costruito per volere di Federico II tra gli anni Venti e Trenta del XIII secolo. È costituito da un grande recinto fortificato collocato sull’altura, in una posizione strategica e facilmente difendibile. La costruzione segue l’andamento del colle su cui si adagia, il quale ha la forma di un triangolo isoscele, racchiusa da una possente cinta muraria rafforzata da torri. Naturalmente protetto lungo i lati orientale e occidentale, fu invece rafforzato sul lato meridionale in età angioina con la costruzione delle due imponenti torri cilindriche che vediamo oggi. Il castello subì nuovi interventi in età aragonese e spagnola, atti a fronteggiare gli assalti con l’utilizzo dei cannoni e altre armi da fuoco.

Chiudiamo il nostro viaggio al Castello di Taranto, che è essenzialmente costituito dalla ricostruzione aragonese di una precedente fortificazione che si trovava nello stesso punto ma che aveva caratteristiche assai diverse. Un ordine dell’Imperatore Federico II, che verso il 1240 disponeva alcune riparazioni dell’antico fortilizio, ne contiene una descrizione: si trattava del tipico castello con torri quadrangolari alte e strette adatte alla difesa piombante, la difesa, cioè, attuata mediante il lancio dall’alto di pietre, frecce e materiale incendiario sugli assalitori. Lo sviluppo delle artiglierie nel XV secolo rese del tutto superato questo tipo di fortificazione e il re di Napoli Ferdinando d’Aragona decise di ricostruirlo tra il 1487 e il 1492 seguendo i progetti del senese Francesco di Giorgio Martini. Nonostante gli interventi di ammodernamento, proseguiti dagli Spagnoli subentrati agli Aragonesi nel 1502, il castello perse progressivamente validità militare e, dopo essere stato per quasi un secolo il centro della difesa di Taranto finì per essere utilizzato quale carcere e quale caserma negli ultimi due secoli, restando sostanzialmente integro tranne per un torrione demolito nel 1883 per far posto al ponte girevole.
Itinerario a cura di Pinte di Storia
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