Il primo re crociato. La spedizione di Sigurd in Terrasanta è il saggio storico firmato da Francesco D’Angelo, pubblicato per i tipi di Editori Laterza, di cui oggi ho il piacere di parlarvi. Fin dal titolo questo libro si propone come un inusuale punto d’incontro: parliamo di crociate, sì, ma a questo termine che evoca un’immagine mediterranea, un terreno arido, palme ed un sole inclemente, si accosta un nome spiccatamente nordico, se non il nome nordico, ed in generale germanico, per eccellenza: Sigurð. Per gli specialisti il nome Sigurð richiama l’imponente mole di testi (e non solo) legati alla materia nibelungico-volsungica, ma probabilmente anche ai neofiti non passerà inosservata l’assonanza con il Sigfrido della tetralogia wagneriana L’anello del Nibelungo.

Si tratta quindi di un libro che collega il Nord e il Sud, la Scandinavia e il Mediterraneo, ma non solo: letteratura e storia, paganesimo e cristianesimo, denaro e devozione. Quella di Sigurð è una vicenda complessa: si tratta di una delle pagine della Storia poco note al pubblico italiano e parte di una branca, quella della storia nordica, relativamente poco diffusa nella nostra penisola e ancora popolata di falsi miti.

Il primo re crociato si apre proprio con un capitolo introduttivo mirato a fare chiarezza su molti elementi del contesto culturale necessario a comprendere la complessità del nostro protagonista: chi sono stati i famosi vichinghi (ancora una volta ricordiamo che il termine non indica un popolo), come l’evoluzione nautica abbia permesso loro di intraprendere spedizioni che li condussero oltre i confini dell’Europa, spingendosi sia a est che a ovest, e li portarono in contatto con tante culture differenti. E dal contatto con l’altro venne la conversione alla religione cristiana, promotrice di nuovi viaggi, tra cui i pellegrinaggi nei luoghi di culto come Gerusalemme e Costantinopoli. La seconda meta in particolare, in norreno conosciuta come Miklagarðr, oltre ad incarnare una destinazione dal valore spirituale, allettava i giovani con la promessa di una remunerativa carriera militare nella guardia variaga, in origine guardie personali dell’imperatore che divennero poi una vera e propria unità dell’esercito bizantino.

Agli inizi dell’autunno del 1107, a poco più di quarant’anni da quello che viene considerato il termine dell’era vichinga (segnato dalla battaglia di Stamford Bridge il 25 settembre 1066), Sigurð partì da Bergen alla volta del cuore della cristianità, con una sessantina di navi non dissimili da quelle che nei secoli passati terrorizzarono le coste inglesi, e un equipaggio che D’Angelo stima fosse tra i 4000 e i 6000 uomini. Comincia così un viaggio lungo circa quattro anni, dal quale il sovrano tornerà, nell’estate del 1111, senza nemmeno una delle navi con cui salpò, ma portando in patria una reliquia senza prezzo: quello che, all’epoca, si credeva essere un pezzo della Vera Croce, dono di Baldovino I, re di Gerusalemme dal 1110 al 1118.

Il re norvegese fu il primo sovrano europeo a recarsi in Terrasanta dopo la conquista cristiana: per giungervi, sosta numerose volte nelle terre che costeggia e D’Angelo ci racconta nel dettaglio i molti scontri armati che costellano questo percorso (tutti immancabili vittorie nella memoria storica norrena) riportando le parole di poeti e cronachisti medievali. La storiografia nordica, infatti, è strettamente legata alla letteratura medievale norrena: la poesia scaldica prima e le saghe poi tramandano la storia di Sigurð Magnússon e di come egli si guadagnò imperitura fama col suo viaggio, e, analizzate con il dovuto spirito critico, ci accompagnano in questa straordinaria traversata, fornendo anche il contesto sociale all’interno della quale va collocata. Le generose citazioni di questi testi, nella traduzione italiana, mettono in risalto questo legame e al contempo forniscono uno sguardo sulla storia della letteratura stessa.

Leggiamo quindi delle battaglie contro “gli infedeli”, i musulmani, ai quali viene anche strappata la città di Sidone in un assalto combinato assieme all’esercito di Baldovino, ma vediamo anche come si arriva a combattersi tra cristiani, quando la parola data agli uomini del nord non viene mantenuta.

D’Angelo guida il lettore alla comprensione dell’impresa di Sigurð Jórsalafari, una spedizione che le fonti stesse non definiscono mai crociata (difatti tale termine è più tardo), analizzando in maniera chiara e comprensibile anche per i lettori meno esperti i vari aspetti, confrontando sempre dati, fonti e studi provenienti da più versanti: il mondo nordico e quello mediterraneo, due facce della stessa moneta in questo caso, la moneta d’oro della “crociata vichinga” di Sigurð.

Un personaggio storico, questo sovrano norvegese, difficile da inquadrare in un ruolo rigido, una figura ibrida come il suo viaggio: un viaggio di formazione, un pellegrinaggio, una spedizione dove conquistarsi fama e bottino con l’abilità delle armi, che messe al servizio della fede ne fanno una crociata.

Un quadro complesso, emblema di un mondo in cambiamento.

Valérie Morisi

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Written by : Redazione

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