Una nebbia pesante stagna sulle acque sciabordanti del mare, i lenti rintocchi della campana del monastero si disperdono sulle onde accompagnate dalle strida degli uccelli marini, mentre i monaci inglesi, ignari, attendono ai loro doveri: avete già capito che cosa sta per succedere. Improvvisamente, la prua di un’imbarcazione fende il muro della bruma, la testa di un drago dalle fauci spalancate si avventa sulla spiaggia. Ma non di drago si tratta, bensì di una nave, dalla quale sbarca un’orda di guerrieri sanguinari, una masnada fatta di asce, urla, elmi sormontati da corna…o forse no?
Chi sono questi invasori, questi feroci combattenti che per secoli hanno terrorizzato le coste di gran parte dell’Europa?
Chi sono i vichinghi?
Iniziamo dal termine che designa questa figura: il “vichingo”. Per questa parola sono state supposte varie etimologie, tra le quali la più diffusa vuole che l’antico norreno víkingr derivi dal sostantivo vík, “baia”: così il vichingo sarebbe il “predone [che approda] nelle baie” o il “predone [che va] di baia in baia”. Un’altra teoria suppone invece che il termine possa essere antecedente all’era vichinga e venga dalla parola vika. In questo caso avrebbe indicato originariamente un turno ai remi o la distanza coperta da uno di questi turni.
Dal significato del termine “vichingo” già possiamo intuire una cosa: il plurale, “vichinghi”, non si riferisce ad un popolo, come a volte viene impropriamente usato per indicare tutti gli abitanti della Scandinavia medievale. Ciò che esso designa è un gruppo di uomini legati da giuramenti di fratellanza e dediti a scorrerie armate per mare.
Il vichingo è, sostanzialmente, colui che pratica una data attività (e solo finché la pratica), la quale non coinvolge nemmeno la maggior parte degli scandinavi.
Il fenomeno delle incursioni vichinghe copre quasi trecento anni: l’inizio canonico viene fissato al 793, più precisamente l’8 giugno, con l’attacco al monastero di San Cuthbert sull’isola di Lindisfarne, nella contea inglese del Northumberland. Ma un attacco come quello sferrato al monastero di Lindisfarne non poteva essere frutto di casualità, anzi richiedeva una serie di conoscenze precedenti e pertanto i vichinghi dovevano aver cominciato a sondare le coste inglesi già da anni. Infatti, sono noti attacchi in regioni inglesi più meridionali già dal 789.
Per quasi tre secoli si assiste ad un’espansione delle rotte percorse dai vichinghi (nonché a varie trasformazioni nel loro comportamento), a occidente ma anche a oriente.
A segnare la conclusione della cosiddetta era vichinga generalmente viene indicata una battaglia combattuta il 25 settembre 1066, la battaglia di Stamford Bridge nello Yorkshire. In questa occasione il re norvegese Harald di Duro Consiglio (in antico norreno Haraldr inn harðráði Sigurðarson) venne sconfitto e ucciso dal re anglosassone Harold Godwinson, il quale a sua volta trapassò pochi giorni dopo, il 14 ottobre 1066, nella più famosa Battaglia di Hastings contro Guglielmo il Conquistatore.
Anche in questo caso la data è simbolica: ancora per diversi anni ci furono alcune di queste incursioni.
Come concludere questo breve articolo se non con il più grande, imperituro, stereotipo legato a questo argomento: il famosissimo elmo vichingo con le corna bovine, che no, non è mai esistito. Probabilmente è anche uno degli stereotipi più sfatati, ma meno frequentemente viene spiegata la sua nascita. Questa immagine ancora oggi iconica, ma falsa, appare nell’ultimo quarto del diciannovesimo secolo: a lanciare questo trend è l’artista Carl Emil Doepler, che realizzò i costumi per la prima rappresentazione del ciclo L’anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen) a Bayreuth (1876). Prima era diffusa l’altrettanto falsa immagine dell’elmo con le ali anche per i guerrieri, non ancora una prerogativa delle valchirie wagneriane.
La comparsa dell’elmo vichingo con le corna è coeva della nascita del concetto di era vichinga, che appare per la prima volta nel 1873 nel titolo del libro De Danskes Kultur i Vikingetiden (vikingetid significa “era vichinga”) di J.A.A. Worsaae, per divenire nota con l’opera Normannerne di Johannes C.H.R. Steenstrup, pubblicata tra il 1876 e il 1882.
Torneremo al Medioevo nordico più e più volte: è un scrigno di tesori che vale la pena riscoprire.

 

Valérie Morisi

 

Per approfondire:
CHIESA ISNARDI GIANNA, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del Nord, Bompiani, Milano 2015.
DRISCOLL M. J., Vikings!, in The Vikings Reimagined. Reception, Recovery, Engagement, edited by Tom Birkett and Roderick Dale, De Gruyter, Berlin 2020, pp. 19-27.
FRANK ROBERTA, The Invention of the Viking Horned Helmet, in International Scandinavian and Medieval Studies in Memory of Gerd Wolfgang Weber, a cura di Michael Dallapiazza, Olaf Hansen, Preben Meulengracht Sorensen e Yvonne Bonnetain, Edizioni Parnaso, Trieste 2000, pp. 199-208.
SHIPPEY TOM, Vita e morte dei grandi vichinghi, Odoya, Bologna 2018.