Nella scorsa puntata sulle crociate abbiamo lasciato Urbano II a Clermont a predicare l’avvio di una riconquista dei luoghi santi della cristianità. Il papa si aspettava che a rispondere all’appello fossero i nobili d’Europa e non gli umili, i pezzenti che galvanizzati da Pietro l’Eremita e dalla promessa di remissione dei peccati partirono alla volta della Terra Santa (per saperne di più vi rimando all’articolo L’inizio di un lungo viaggio verso Oriente: la crociata dei poveri!). In questa puntata, invece, vi verranno narrate le gesta dei protagonisti della prima crociata.
I nobili occidentali risposero all’appello del papa poco dopo gli emarginati, e tra i principali rappresentanti del mondo feudale europeo troviamo: Ugo di Vermandois, fratello del re di Francia Filippo I; Goffredo di Buglione, duca della bassa Lorena; Roberto, duca di Normandia e figlio di Guglielmo il Conquistatore; Raimondo di Saint Gilles, conte di Tolosa; Boemondo e Tancredi di Altavilla, figlio e nipote di Roberto il Guiscardo, tutti sotto la guida del legato pontificio Ademaro di Monteil. Radunati cavalieri, vettovaglie e soprattutto denaro, la nobiltà europea partì nell’agosto del 1096.
Molto si è speculato sul perché questi nobiluomini abbiano deciso di imbarcarsi in una simile avventura, che avrebbe comportato enormi sacrifici economici ed affettivi. Fra gli studiosi c’è chi sostiene che furono mossi dal solo fervore religioso, chi invece ritiene che questi signori fossero a caccia di nuove terre e, infine, chi pensa che la verità sia nel mezzo. I due princìpi non necessariamente entrano in contraddizione: la crociata è una guerra per la riconquista dei territori della cristianità e, avendo i crociati il mandato del papa, quindi di Cristo, per conto del quale agisce il pontefice, è naturale che si sentissero in diritto di possedere questi territori.

I nostri sono partiti, prima tappa: Bisanzio. L’imperatore bizantino, Alessio I Comneno, si trovava in gravi difficoltà: il califfato di Baghdad si era disintegrato ed era stato invaso dai Turchi Selgiuchidi che ora avevano buona parte dell’Anatolia bizantina. Alessio I non dispone di un valido esercito, perciò al Concilio di Piacenza nel marzo 1095 lancia una richiesta d’aiuto alla cristianità occidentale. Urbano II decide di intervenire volgendo a proprio favore la situazione disperata di Bisanzio e così nasce il Concilio di Clermont, orchestrato dall’alto clero per armare la cristianità. Arrivati a Bisanzio, i primi crociati ricevettero vettovagliamento e armi da Alessio I, in cambio dell’impegno di restituzione dei territori a lui sottratti dai Turchi. Così la crociata poté iniziare.
Nicea, città bizantina ora in mano selgiuchide, fornì la prima prova. Fu messa sotto assedio nella prima metà del 1097 per circa un mese. Dopo alcune schermaglie fra i due eserciti, fu risolutivo l’intervento dell’esercito bizantino che, bloccando le riserve d’acqua della città, la fece capitolare. L’esercito crociato, con al seguito un distaccamento bizantino, continuò la marcia attraverso l’Anatolia; il contingente normanno avanzava in anticipo rispetto al resto dell’esercito e a Dorylaeum fu circondato dalle truppe turche. Ad un passo dalla disfatta, provvidenziale sopraggiunse l’armata crociata che a sua volta circondò e schiacciò il nemico. Altro banco di prova fu Antiochia, assediata il 20 ottobre 1097; le operazioni militari subirono uno stallo fino al maggio del 1098 quando, corrompendo una guardia cittadina i crociati penetrarono nella città. Il possesso di Antiochia scatenò accese discussioni all’interno dell’esercito cristiano poiché secondo gli accordi presi con l’imperatore bizantino i territori conquistati dovevano ritornare a lui, ma Alessio non aveva prestato soccorso ai crociati durante l’assedio della città, tornando anzi a Bisanzio, quindi in molti si sentirono liberi di venire meno al giuramento.
Nel gennaio 1099, finalmente i nostri arrivarono a Gerusalemme. L’esercito crociato pose l’assedio, ma per diverso tempo i comandanti non trovarono un accordo su come procedere. Grazie anche all’intervento dei genovesi che procurarono ingegneri per la costruzione di adeguate macchine d’assedio e un rinnovato accordo fra gli assedianti, il 13 luglio la Città Santa aprì le sue porte ai battaglioni di Cristo.
Nacque così il regno di Gerusalemme e Goffredo di Buglione fu chiamato a governare con il titolo di advocatus (difensore) del Santo Sepolcro.
Ma l’avventura non finisce qui.
Giulia Panzanelli
Per approfondire:
CARDINI FRANCO, Le crociate in Terrasanta nel medioevo, Il Cerchio, Rimini 2003.
PHILLIPS JOHNATAN, Le prime crociate, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2004.
RILEY-SMITH JOHNATAN SIMON CHRISTOPHER, The First Crusade and the Idea of Crusading, Continuum, Londra 1986.