Hai sentito parlare della leggenda di Sparda, vero? Quando ero piccola mio padre mi raccontava molte storie su di lui.

Nell’antichità un demone si ribellò alla sua razza in difesa dell’umanità.
Munito di spada, chiuse il portale del regno demoniaco e bloccò le entità malefiche fuori dal mondo umano.
Ma poichè era anche lui un demone, il suo potere fu confinato dall’altra parte.
Non ci ho mai creduto.
Pensavo fosse solo una favola per bambini.
Ma poi ho scoperto che questa non è affatto una storia mitologica.
Sparda è esistito davvero.
Come faccio a saperlo?!Beh… Ho conosciuto i figli di Sparda
Tutti e due.
E anche se nelle loro vene scorreva lo stesso sangue demoniaco, i due fratelli si davano battaglia come i peggiori dei nemici.
E’ come se provassero piacere per questa lotta fratricida.
Ma alla fine… uno ebbe la meglio sull’altro.

[Lady – Devil May Cry 3]

Oggi vi parleremo di un videogioco diverso da quelli di cui trattiamo di solito. Invece di parlare di videogiochi ambientati nel Medioevo, reale o immaginato che sia, o con una ambientazione fantasy, oggi vedremo un’opera che pur non potendo essere iscritta in questi generi, attinge a piene mani dall’immaginario culturale e narrativo nati da questi fenomeni.

Stiamo parlando della saga di videogiochi – e non solo – di Devil May Cry.

Nato agli inizi del nostro secolo dalla collaborazione tra il regista e sceneggiatore videoludico Hideki Kamiya ed il team di sviluppo della Capcom, fu ideato all’inizio come ennesimo capitolo di una delle saghe di videogiochi più famose, Resident Evil, per ottenere poi vita propria. Videogioco d’azione, con elementi esplorativi e platform, non presenta meccaniche che al giorno d’oggi risaltano particolarmente all’occhio, ma che nel periodo di uscita del primo capitolo vennero salutate come una ventata d’aria fresca nel settore. Combattimenti veloci, ricerca dei punti deboli dell’avversario, l’uso di combinazioni di combattimento ad arma bianca e armi da fuoco, lo sfruttare l’ambiente a proprio favore durante gli scontri, uniti ad una vera sfida ai massimi livelli di difficoltà, hanno reso il primo capitolo una pietra di paragone per altri titoli per diversi anni.

Nonostante alcuni passi falsi durante gli anni, in primis il reboot tentato nel 2013 con il titolo DMC e subito abbandonato in favore di un ritorno alla saga originale, Devil May Cry ha all’attivo una serie di successi di critica e di vendite che continua ancora oggi, con l’uscita dell’edizione speciale del quinto capitolo, uscita a sua volta nel 2018, e di un prossimo spin off in uscita su dispositivi mobile. Un successo che ha portato la Capcom a produrre una serie di prodotti, non ispirati alla saga ma parte di essa, che hanno assunto la forma di romanzi, manga e anime, oltre che a degli spettacoli teatrali per far conoscere al pubblico i pensieri e dubbi dei personaggi della storia, pensieri spesso sacrificati in giochi dall’azione frenetica.

Una storia ed un’ambientazione, come abbiamo detto all’inizio, che attinge a piene mani dal fantasy e dalla letteratura medievalistica. Ma andiamo a vedere un po’ più nello specifico l’ambientazione dei videogiochi.

Il protagonista principale della nostra storia è Dante, un giovane cacciatore di demoni che gestisce, con diversi soci e contatti, una agenzia chiamata Devil May Cry. Ci troviamo in un mondo molto simile al nostro, in cui però la presenza di demoni ed altre creature soprannaturali è presente e temuta. Si tratta spesso, infatti, di esseri ostili, perlopiù ferali, che minacciano la società umana, dotata di una tecnologia simile a quella del nostro tempo, anche se possono esserci a volte elementi anacronistici come armi laser o zeppelin. Lo sviluppo tecnologico però poco può contro i demoni, che necessitano di persone speciali per essere combattuti. Persone specificatamente addestrate, o in possesso di un qualche tipo di dono che possa permettergli di combattere ad armi pari con le creature dell’oscurità. Persone che si ritrovano, come abbiamo visto in altre opere, a vivere una vita spesso solitaria, temuti dai demoni ma anche da coloro che dovrebbero proteggere.

Dante è uno di questi. Mezzo demone, è il figlio del cavaliere demoniaco Sparda, che nei tempi antichi, quando il mondo era giovane, con l’aiuto di un pugno di alleati combatté le forze oscure che volevano conquistare il mondo, sigillando i portali che conducevano al nostro mondo, ma così facendo perdendo la maggior parte dei propri poteri. Innamorato di una donna umana, ebbe da lei due figli gemelli, Dante e Virgil.

Il rapporto tra i due, in seguito alla morte dei genitori, è la sotto trama di molte delle avventure di Dante, in lotta contro i demoni ma anche con la propria natura duale. Nelle sue avventure incontrerà altri personaggi, legati in qualche modo a lui, come le avventuriere Lady e Trish, il giovane cacciatore di demoni Nero, alcuni dei quali saranno utilizzabili come personaggi giocanti nelle avventure.

Oltre ai nomi dei due fratelli, Dante e Virgil, molti sono i nomi e personaggi ispirati alla Bibbia ed alla Divina Commedia. Kamiya, come anche gli altri autori della serie, tra i quali vanno ricordati Hideaki Itsuno e Bingo Morihashi, avidi lettori e appassionati di Medioevo, hanno usato per i propri peronaggi nomi e titoli ben conosciuti, come Cerbero, Lilith, Yamato, la stessa torre di Temen-ni-gru, ambientazione del terzo capitolo, presenta diversi richiami alla montagna del Purgatorio.

Non un gioco medievaleggiante, sicuramente, ma dal cui fenomeno attinge a piene mani.

 

Dario Medaglia

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Written by : Redazione

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