Siamo alla fine del Medioevo, durante quel Rinascimento che è stato spesso oggetto delle storie della Kleiner Flug. Un venerdì santo, a Roma, dove un gruppo di amici e cardinali attendono: il capezzale di un uomo, debolmente illuminato dal fuoco del camino. “È morto”.

 

Con questa scena si apre il fumetto dedicato alla figura di Raffaello Sanzio. Pubblicato nel 2017, a firma di Alessandro Bacchetta. Con questo volume la Kleiner Flug aggiunge uno dei massimi esponenti dell’arte italiana alla scuderia di personaggi, vissuti durante il Rinascimento, comparsi come protagonisti o comprimari nelle sue storie. Donatello, Micheletto, Brunelleschi, Cosimo de’ Medici, sono solo alcuni di questi nomi, di cui abbiamo parlato in altre recensioni che potete trovare nel nostro sito. La Kleiner Flug, ricordiamo, è casa editrice di fumetti, nata nel 2013, che ha deciso di dividere la propria produzione in cinque collane: quattro aree macrotematiche dedicate agli adattamenti delle opere teatrali e letterarie, oltre che ai luoghi ed ai personaggi illustri della Storia italiana, a cui si è aggiunta ultimamente la collana chiamata DELUXE, con il primo numero incentrato su Dante e Beatrice.

 

Ma torniamo ora al volume che abbiamo tra le mani e dedicato a Raffaello. Come abbiamo detto, Bacchetta fa iniziare il suo fumetto dalla fine, dalla morte dell’artista, il 6 Aprile 1520. Al suo capezzale sono presenti diversi amici e conoscenti, tra i quali spuntano prepotentemente Marcantonio Michiel e Agostino Veneziano. È soprattutto quest’ultimo, che vediamo in aperto contrasto con un sacerdote lì presente, a prendere le redini della scena, indirizzando gli altri sul da farsi. Delle missive vengono così spedite a vari personaggi della vita di Raffaello, portando noi lettori nel vivo del fumetto vero e proprio.

 

Il volume è diviso in tre capitoli, a cui si aggiungono l’introduzione, di cui abbiamo parlato poc’anzi, e l’epilogo. In tutti e tre assistiamo alla comunicazione della morte di Raffaello ad una persona, ai ricordi di quest’ultima e ad alcune considerazioni sulla vita dell’artista. Se il secondo capitolo è dedicato ad uno nostra, ben nota, conoscenza, quel Michelangelo Buonarroti che con Raffaello instaurò un famosissima rivalità, il primo ed il terzo capitolo hanno come protagoniste il “primo” ed ultimo amore terreno del pittore. Incontriamo infatti dapprima Sara, moglie di Francesco Florido, anch’egli pittore ed amico di Raffaello, che sarà amata dal nostro durante il suo soggiorno a Città di Castello. Proprio lei farà da modella per la Maria dello Sposalizio della Vergine, ma verrà poi abbandonata quando Raffaello si trasferirà a Firenze. Con questo racconto, Bacchetta ci narra la giovinezza del pittore, diviso tra la passione per la donna e quello per l’Arte, a cui dedicherà sempre più tempo ed energie, tutto questo visto tramite gli occhi di una giovane ragazza, innamorata ma con i piedi per terra, e quindi in grado di capire l’allontanamento progressivo dell’artista. Devo dire che questo è probabilmente il capitolo dove le doti da sceneggiatore di Bacchetta sono più evidenti, poiché, basandosi su fatti e personaggi esistenti, è riuscito a creare un personaggio ex novo, Sara appunto, rendendola credibile insieme al suo punto di vista.

 

Nel terzo capitolo, invece, assistiamo al racconto dell’ultima donna amata da Raffaello: Margherita Luti. Amante e modella del pittore, la sua presenza si sente in realtà fin dall’introduzione. È proprio lei la causa del contrasto tra Agostino ed il sacerdote, infatti, in quanto amante dell’artista la sua presenza non era gradita da vescovi e cardinali. Ma è evidente il contrasto tra la sua figura e quella di Sara, così come il rapporto con Raffaello. Vediamo infatti un pittore all’apice del suo successo, che, a differenza del rapporto quasi clandestino che intratteneva nel primo capitolo, vive liberamente la propria vita con la donna che ama, ma allo stesso tempo oberato dal lavoro e dalle responsabilità, quasi vissute come una gabbia, da cui può liberarsi solo grazie alla compagnia della donna o dei pochi amici.

 

Questi due capitoli, dedicati alla giovinezza e agli anni prima della morte di Raffaello, vengono quindi usati dall’autore per mostrarci l’amore dell’artista verso due donne, sue passioni terrene, ma anche verso l’Arte, a cui si dedica quasi completamente. Il secondo capitolo, avente come protagonista Michelangelo ed il loro rapporto, invece, si concentra sui primi anni romani dell’artista urbinato, visti attraverso gli occhi, quasi invidiosi, di Buonarroti, non solo verso la sua bravura ma anche nel modo che aveva di rapportarsi agli altri, con “melliflue parole adulatorie” dietro alle quali però “c’era della sincerità”. Un rapporto particolare, di rivalità ma anche di ammirazione, evidente durante l’epilogo. Vistosamente assente al funerale di Raffaello, tumulato al Pantheon, Michelangelo è in realtà presente, sotto un cappuccio per non farsi riconoscere. Rivalità ed ammirazione, che superano anche la morte.

 

Un volume bellissimo, in cui Alessandro Bacchetta dà il meglio di sé. Non solo un’ottima sceneggiatura, ma con dei disegni stupendi ed un’ottima colorazione, dosata benissimo nell’uso di ombre e luci. A differenza di altre opere della Kleiner Flug, qui non abbiamo illustrazioni a pagina intera o doppia: non se ne sente la mancanza, ai fini della narrazione, ma avrei voluto vedere alcune delle opere di Raffaello riprodotte con il disegno di Bacchetta, gli scorci presenti nel volume sono un aperitivo invitante. Due caratteristiche del disegno sono degne di nota: la rappresentazione di Raffaello, soprattutto in età adulta, che riprende l’iconografia classica di Gesù, quasi a voler sottolineare la natura non terrena dell’artista; ed una delle pagine alla fine del volume, in cui il dolore di Margherita viene sottolineato da una pagina completamente bianca tranne per la figura della donna disperata.

 

Un fumetto che vale l’acquisto!

 

Dario Medaglia

 

 

Per approfondire:

TESTI E DISEGNI BACCHETTA ALESSANDRO, Raffaello, Kleiner Flug, Napoli 2017

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Written by : Redazione

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