
Cavalieri, dame in difficoltà, magia, mostri, luoghi esotici, sono tutti ingredienti che possiamo trovare tranquillamente in un odierno libro fantasy ma anche nel Medioevo tutto questo si poteva leggere grazie soprattutto ai romanzi del ciclo arturiano.
I nomi di Lancillotto, Perceval, Merlino, Galvano, Artù sono ormai leggendari, simboli immortali della cavalleria arturiana, nomi che hanno attraversato i secoli, sopravvivendo nella memoria collettive grazie alle innumerevoli reinterpretazioni delle leggende arturiane. Ma per ogni nome che ha acquisito fama ce ne sono decine che sono stati destinati all’oblio.
La leggenda di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda ci è nota, gli autori medievali che vi si sono dedicati sono numerosi e questo ha fatto sì che la materia arturiana sia molto vasta e intricata.
E così a un certo punto sul finire del Medioevo, quando quasi non si producevano più nuovi testi arturiani, un anonimo scrittore del XV secolo decise di creare un’enciclopedia, nota come I cavalieri della Tavola Rotonda (Ippocampo, 2025), che racchiudesse tutti i personaggi legati ad Artù e alle sue leggende. Infatti, non in molti sanno che sono più di 150 i cavalieri della Tavola Rotonda, protagonisti di epiche avventure, che sono stati progressivamente dimenticati assieme alle loro gesta, ai loro volti sfumati nell’ombra della storia.
Il testo in questione riesuma tutti questi cavalieri sconosciuti, gli attribuisce una descrizione fisica, un blasone e ne ricostruisce le avventure e grazie al lavoro scrupoloso del ricercatore Emanuele Arioli, questo prezioso documento è stato riportato alla luce, rivelandosi un fonte di materiale arturiano impareggiabile.
Ovviamente, prima d’immergerci nella lettura di questa enciclopedia vi è un’interessante introduzione che ci aiuta a orientarci e ad avere le idee più chiare sulla materia arturiana. Essendo Arioli un medievista nulla è lasciato al caso e quindi le note a piè di pagina e la nota del curatore possono dare soddisfazione ai lettori più esigenti e alla ricerca di maggiori informazioni sul testo in questione, ricostruito grazie alle competenze del curatore che ha confrontato più esemplari per arrivare a un testo quanto più fedele possibile all’originale.
Quindi ogni cavaliere è descritto in modo dettagliato, dai suoi giuramenti solenni alle sue imprese più eroiche, dalle battaglie nei tornei alle sue affiliazioni politiche e familiari. Il testo non solo ricostruisce/ restituisce un mondo di armi e di cavalleria, ma anche di regole sociali e di codici d’onore che definivano la figura del cavaliere e l’immagine tardomedievale che si aveva di questo.
Leggendo questo libro conoscerete cavalieri come Lambegue il Gallese, Persides il Gentile, Solinan del Bosco, Ferrant del Colle e molti altri, apprenderete delle loro gesta e delle loro caratteristiche fisiche (chissà perché ma moltissimi cavalieri hanno i capelli chiari) e soprattutto delle loro doti morali e così potrete dare loro un volto.
Uno dei punti forti di questo libro è la riproduzione di miniature di vari manoscritti di materia arturiana, miniature di una bellezza mozzafiato che permettendo di ricostruire, in modo quasi tangibile, l’immaginario visivo di un’epoca che ha fatto dell’idea di guerra, onore e amore il suo codice fondamentale.
Insomma, questo volume è un viaggio nelle radici stesse della cultura medievale, soprattutto quattrocentesca, che parla di un argomento che affascinava loro ma che ancora oggi continua a suscitare ammirazione e riflessione. Questo testo non è solo una testimonianza storica, ma una riscoperta di una leggenda che vive ancora nel nostro immaginario e io non posso che consigliarvi la sua lettura!
Giulia Panzanelli
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