Frate Francesco partì una volta per oltremare

Fino alle terre di Babilonia a predicare

Coi suoi compagni sulla via dei Saracini

Furono presi e bastonati, i poverini

Molti di voi conosceranno la strofa iniziale della canzone “Il sultano di Babilonia e la prostituta, cantata da Branduardi insieme a Franco Battiato. Il pezzo fa parte dell’album “L’infinitamente piccolo”, realizzato in occasione del giubileo del 2000 ed incentrato sulla figura di S. Francesco d’Assisi.

La canzone in questione, nello specifico, racconta dell’incontro che l’Assisiate ebbe con il sultano d’Egitto.A questo punto, prima di procedere, dobbiamo porci una semplice domanda: è possibile che, un frate vissuto nel XIII secolo, abbia incontrato un sultano in Egitto? E per quale ragione?

La risposta è sì e, per quanto concerne le motivazioni, fortunatamente possiamo dar voce agli storici ed alle fonti da loro utilizzate. Nei primi anni del 1200 la cristianità visse un momento di svolta nella lotta agli infedeli, e più di preciso nel 1212 in Spagna, fu portata avanti la Reconquista, con la decisiva vittoria, da parte dei regni cristiani, a Las Navas de Tolosa.

Le vittorie, ed il rinnovato fermento religioso, accesero in molti predicatori il desiderio di recarsi in Terrasanta per convertire gli infedeli. Tra coloro che scelsero di intraprendere questa strada troviamo anche il nostro caro Francesco, che si unì al coro che coinvolse una piccolissima parte della cristianità Europea.

Il Santo effettuò ben tre tentativi per raggiugere le terre orientali. I primi due ebbero luogo nel 1212 e nel 1214, ma andarono a vuoto e fu costretto a tornare indietro, mentre nel 1219 riuscì ad approdare in Egitto, dove imperversava laquinta crociata (1217-1221) sotto il governo del nipote di Saladino: Al-Malik.

Francesco arrivò a Damietta e, dopo essersi stabilito nel campo crociato, si recò dal sultano durante una tregua fra i due schieramenti in guerra. Dell’incontro abbiamo un ventaglio di fonti sulle quali basarci per ricostruire gli eventi, seppur in maniera lacunosa.

Da parte musulmana ci è arrivato solamente un epitaffio del consigliere spirituale del sultano, che ricorda la visita di un monaco a corte. Nella Christianitas, invece, l’evento ebbe una vasta eco, infatti viene menzionato nelle due opere di Giacomo da Vitry, nell’anonima cronaca di Ernoul e nella Vita Prima di Tommaso da Celano.

Giacomo da Vitry, cardinale contemporaneo del beato francesco, si espresse sulla questione per ben due volte: inizialmente in una breve epistola (1220), dove sosteneva l’inutilità della missione di Francesco ma, quando ne parlò nella sua Historia Occidentalis (1225), cambiò evidentemente parere, presentando l’impresa come un “modello di vita evangelica” – come sostiene lo storico Jhon Tolan – evento che avrebbe cambiato il corso della storia.

A trattare l’argomento fu anche l’anonimo autore della cronaca di Ernoul, che scrisse una storia della caduta del Regno Crociato di Gerusalemme. L’anonimo, evidentemente presente nel campo crociato nel 1219, non menziona il Santo, sostenendo che due chierici si recarono presso il campo nemico.

Successivamente fu Tommaso da Celano, anche lui francescano, a tornare sulla questione. Nella Vita Prima (1228), opera commissionata da papa Gregorio IX, pone Francesco sotto una luce diversa rispetto agli autori fin qui menzionati: il poverello d’Assisi si era recato in Oriente per cercare il martirio, senza tuttavia trovarlo.

Concludendo questo breve resoconto, possiamo asserire che la recente storiografia conferma questo avvenimento.

Ora non ci resta che compiere un piccolo esercizio di immaginazione: immergiamoci in un vasto deserto, dove due frati, vestiti di cenci e scalzi, che non parlano la lingua locale, si recano verso il campo nemico, per chiedere un’udienza al sultano d’Egitto. Proviamo ad immaginarci la reazione delle guardie e dei consiglieri. Fu di stupore?

I due fraticelli, come avranno comunicato? Sicuramente c’era la presenza di traduttori di corte oppure, come sostiene il professor Marini, Francesco avrebbe potuto conoscere il francese antico.

Quali discorsi saranno stati affrontati nella tenda di Al-Malik?

Una cosa è certa: l’intenzione di Francesco era l’evangelizzazione. Molti, dopo di lui, ripeterono l’impresa, trovando anche la morte, come accadde a cinque francescani uccisi a Marrakesh, in Marocco, nel 1220.

Questo fatto della vita del poverello d’Assisi ci mostra la sua statura, la sua sagacia e la sua visione del mondo, il tutto catalizzato da una fede fortissima. Una persona fra le tante, come lui stesso si considerava, nata per stupire, nel suo tempo oltre che nel nostro.

Andrea Feliziani

Per approfondire:

JOHN TOLAN, Il santo dal sultano. L’incontro di Francesco d’Assisi e l’islam, Laterza, Bari 2009.

LE GOFF JACQUES, Francesco d’Assisi, Corriere della Sera, Torino 2005.

MAALOUF AMIN, Le crociate viste dagli Arabi, Sei Frontiere, Torino 2012.

MARINI ALFONSO, Francesco d’Assisi. Il mercante del Regno, Carocci Editore, Roma 2015.