Il mondo medievale è un mondo pieno di “meraviglioso” e non ci dobbiamo stupire se le persone credevano nell’esistenza di creature mostruose, genti acefale, ecc. anzi era perfettamente credibile che esistessero i Blemmi. Ma chi sono costoro?

Secondo fonti greco-romane, i Blemmi erano una popolazione nomade della Nubia Inferiore (da collocarsi indicativamente sotto l’attuale diga di Assuan), che trova menzione anche in fonti medievali occidentali, bizantine, musulmane. Tra le fonti possiamo citare Procopio di Cesarea (500-565), storico e generale bizantino, che nel suo testo dedicato alle campagne militari di Giustiniano, cita i Blemmi assieme ad altre popolazioni: 

«Dalla città di Axum fino ai confini egiziani dell’impero romano, dove si trova la città chiamata Elefantina, ci sono trenta giorni di marcia, per un buon camminatore. Là vivono molti popoli, di cui i Blemmi (Βλέμυες, Blémyes) e i Nobati (Νοβάται, Nobátai) sono i più numerosi. Ma i Blemmi abitano nell’interno di quella regione, mentre i Nobati occupano la zona lungo il fiume Nilo.»

(Procopio di Cesarea, De Bello Persico, I, 19.)

Fin qui questo popolo si presenta “normale” ma in altre fonti queste genti assumono caratteri particolari. Ad esempio, nella Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio i Blemmi sono descritti come senza testa, acefali, e con naso, bocca, occhi posizionati sull’addome. Questa descrizione la troviamo in moltissime fonti antiche, medievali occidentali e non; vengono citati, per fare un altro esempio, anche dal geografo/cosmografo persiano della metà del XIII secolo Zakariyya’ al-Qazwini che li colloca nell’attuale isola di Giava. 

Molte mappe medievali occidentali collocavano questo popolo nell’Africa occidentale, come si è già detto, in Nubia, Egitto o Etiopia ma man mano la loro collocazione si sposta nel continente asiatico è qui infatti che Baudolino, protagonista dell’omonimo romanzo di Umberto Eco del 2000, incontra i Blemmi che si trovano alle porte del fantomatico regno del Prete Gianni.

Ovviamente la rappresentazione di genti mostruose non è tipica solo dell’antichità e del Medioevo ma percorre tutti i secoli fino ad arrivare oltre l’Illuminismo quando s’inizia a mettere in dubbio la loro esistenza in quanto le scoperte geografiche non li hanno rilevati. 

Principalmente, come già per gli autori classici greco-latini, i popoli mostruosi rappresentano tutto ciò che è ostile, lontano e alieno, al mondo dell`uomo europeo; la caratterizzazione mostruosa di questi popoli rimarca la loro diversità; i loro comportamenti ferini, la loro sostanziale inferiorità. Nel periodo storico che va dal termine della classicità al termine del Medioevo, il corpus dei popoli mostruosi si struttura in modo compiuto: sono riconoscibili tutti i caratteri omogenei e viene sancita esplicitamente, nelle fonti, la relazione fra questi popoli e le terre lontane e incognite. 

L’identità tra mostruosità e genti sconosciute si mantiene nei secoli, ma l’ubicazione geografica, come già detto, dei popoli cambia con l’ampliarsi delle terre conosciute. Ciò è simile al processo di traslazione dei confini geografici dei miti degli animali favolosi descritti nei Bestiari.

 

Valentina Maisto

 

Per approfondire:

FRANCISCO STELLA, Ludibria sibi, nobis miracula. La fortuna medievale delle scienza pliniana e l’antropologia della diversitas, in La ‘Naturalis Historia’ di Plinio, a cura di Maraglino Vanna Cacucci Editore S.a.s 2021

WITTKOWER RUDOLF, Allegoria e migrazione dei simboli, Giulio Einaudi Editore, Torino 1987

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Written by : Redazione

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