Caterina Sforza, discendente da una delle famiglie più potenti d’Italia e madre di uno dei condottieri più famosi del primo Cinquecento: Giovanni dalle Bande Nere. È una donna che ha sempre dovuto lottare per affermare il suo volere e il suo potere in un mondo crudo e poco favorevole al genere femminile, una guerriera che ha tenuto sotto tiro – letteralmente, con un cannone – il papa. Ma la storia di Caterina Sforza non è unica. Tra Medioevo e Rinascimento abbiamo tanti esempi di donne che hanno guidato eserciti in battaglia, hanno tenuto testa agli assedianti e si sono distinte per il loro valore nelle armi.

Per chi come me è cresciuta praticando la scherma e sognando di andare in battaglia come Mulan, questo libro non poteva passare inosservato: Leonesse. Le guerriere del Rinascimento di David Salomoni (Laterza 2024), un volume che restituisce il giusto rilievo a donne straordinarie (per il loro tempo ma anche per il nostro), troppo spesso messe in secondo piano dagli storici.

La doverosa premessa che pone Salomoni è che il suo libro non ha la pretesa di esaurire un argomento complesso come questo, ma è sicuramente un ottimo punto di partenza per chi è alle prime armi sull’argomento e non legge altre lingue, dato che gli studi sull’argomento sono più avanzati in altre parti del mondo.

Chiusa questa mia personale parentesi polemica sulla storiografia italiana in questo ambito, proseguiamo. Le donne presentate da Salomoni sono volutamente selezionate per dare un’idea generale dell’epos combattivo femminile e, a parte qualche eccezione romana e propriamente medievale come Matilde di Canossa o Cia Ordelaffi, sono tutte vissute tra Quattrocento e Cinquecento. 

Donne vissute tutte nella Penisola italica, sono quasi tutte nobili ed educate non solo alle lettere ma anche alle arti tra cui la caccia, e non possiamo escludere che avessero qualche rudimento di scherma. Non sono donne che hanno potuto scegliere il proprio destino ma nonostante le avversità, i cambi di potere, hanno saputo tenere le redini della propria vita, dimostrando le loro doti di leadership in situazioni (di guerra) dove anche gli uomini hanno avuto difficoltà. Ovviamente, non possono mancare gli uomini: che siano padri, fratelli, mariti o “semplici” narratori di gesta, la loro presenza c’è e si fa sentire per motivi anche strettamente legati alla società dell’epoca.

Insomma, le donne raccontate in questo libro sono narrate attraverso le loro gesta, il contesto che le ha rese tali e gli uomini che erano al loro fianco perché  è qui che sta la vera parità,  trattare tutti allo stesso modo a prescindere dal sesso. 

Personalmente, la vicenda che mi ha più colpita e sorpresa è quella di Bona Lombardi, nata nella Valtellina e figlia di un soldato di ventura; quindi, anche solo per sentito dire, avvezza al mondo della guerra. La sua vita cambia, secondo le scarse notizie che abbiamo, quando poco più che adolescente conosce il capitano di ventura Pietro Brunoro Sanvitale. Da quel momento, i due non si lasceranno più: Bona lo seguirà in tutte le campagne militari – a nome prima dello Sforza e poi della Serenissima – gli salverà la vita più di una volta e combatterà lei stessa in prima linea negli scontri armati. 

Concludendo, non posso che esortarvi a leggere Leonesse. Le guerriere del Rinascimento di David Salomoni, sia per avere un’idea più chiara del ruolo delle donne nel mondo rinascimentale sia per riflettere su quanto il nostro passato può ancora sorprenderci in positivo!

 

Giulia Panzanelli

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