Nel corso del XIII secolo, in seguito alla costituzione del vastissimo impero mongolo (sul quale tema, consigliamo la pubblicazione di Lorenzo Pubblici) l’Europa si apre all’Oriente. Moltissimi viaggiatori vi si recarono con svariate intenzioni: cristianizzare le terre orientali, fare affari commerciali e conoscere, da vicino, i Mongoli stessi.

Prima di allora, l’interesse degli europei nei confronti dell’Oriente, era puramente ideale, frutto dell’immaginazione di chi, nei secoli, narrò le eroiche gesta di Alessandro Magno. Non c’era, quindi, una conoscenza diretta di quelle remote ed oniriche regioni.

Uno di questi viaggiatori, che di mestiere faceva il mercante, fu Marco Polo (1254-1324) il quale, durante i numerosi anni trascorsi in Cina, raccolse tutta una serie di notizie nel Milione, un testo che ebbe una vastissima fortuna, per i secoli a venire. In un passo del Milione Marco Polo racconta un fatto particolare: ovvero di essersi imbattuto in un unicorno. Leggiamo direttamente le sue parole:

E’ sono [Gli unicorni] di pelo di bufali, e piedi come leofanti. Nel mezzo della fronte hanno un corno nero e grosso: e dicovi che non fanno male con quel corno, ma con la lingua, che l’hanno ispinosa tutta quanta di spine molte grandi.

Lo capo hanno come cinghiaro [cinghiale], la testa porta tutavia [sempre] inchinata verso la terra; e istà molto volentieri tra i buoi: ella è molto laida bestia a vedere. Non è come si dice qua ch’ella si lasci prendere alla pulcella ma è il contrario.

In questo passo Marco Polo non nasconde la sua grande incredulità. Innanzi tutto per le fattezze dell’animale che ha di fronte. L’unicorno come se lo immaginavano in Europa, era un animale di un certo fascino non una “laida bestia a vedere”, con peli sulla lingua e di colore scuro e rassomigliante a un cinghiale, quindi di forma quasi sicuramente tozza.

C’è un particolare, nella descrizione di Polo, che va presa in considerazione: perchè mai, una pulzella (ovvero una giovane donna) avrebbe dovuto catturare un unicorno?

L’immaginario europeo dell’unicorno proveniva da una tradizione cronachistica di lunga durata. Le prime descrizioni di quello che, i latini, chiameranno monoceros proviene dal Physiologus un testo greco risalente al II-III sec. d.C. Successivamente vennero realizzate numerose versioni del Fisiologo, una delle quali in latino.

In questi testi l’unicorno (monoceros) è considerato un animale di piccola stazza, con un solo corno al centro della testa. E’ simile ad un capretto. La particolarità era la pratica della cattura, che non poteva essere effettuata da un cacciatore, data l’estrema forza dell’animale. Allora ci si serviva di una vergine che avrebbe accolto, nel suo grembo, l’unicorno.

Questa descrizione dell’unicorno si impose nell’Europa medievale, influenzando l’immaginario delle donne e degli uomini del tempo e, così, l’unicorno ebbe una fortissima diffusione nella cultura del periodo.

Esso venne rappresentato, ad esempio, in due celeberrimi cicli di arazzi come quello de La Dama e l’Unicorno realizzato del XV secolo ed oggi esposto al Musèe de Cluny di Parigi (visita assolutamente consigliata a chi non lo avesse ancora fatto) oppure nel ciclo esposto al Metropolitan Museum di New York, che ha come oggetto la caccia dell’unicorno.

Marco Polo, seguendo l’immaginario della sua cultura di riferimento, quello dell’Occidente medievale, era convinto della vera esistenza dell’unicorno. Infatti per le donne e gli uomini del tempo non c’era una netta differenza tra ciò che fosse reale e ciò che costituisse l’immaginario. L’unicorno ed altri animali fantastici descritti nei bestiari (le enciclopedie degli animali, veri o presunti, del Medioevo) esistevano eccome, in quanto erano stati descritti in fonti considerate delle auctoritates, ovvero delle autorità portatrici di verità.

Sarà con le esplorazioni delle regioni orientali, a partire dal XIII secolo, che gli europei inizieranno ad interessarsi, direttamente, di queste terre, mettendosi in contatto con il diverso e criticando, gradualmente, la loro cultura geografica.

Andrea Feliziani

Consigli di Lettura

Bestiari tardoantichi e medievali. I testi fondamentali della zoologia sacra cristiana, a cura di Zambon Francesco, Bompiani 2018;

Bianchi Vito, Marco Polo. Storia del mercante che capì la Cina, Laterza 2009;

Michel Pastoureau, Bestiari del Medioevo, Einaudi 2012;

Polo Marco, Il Milione, a cura di Ciccuto Marco, BUR 2011;

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Written by : Redazione

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