Sin dall’antichità l’Italia è stata una terra abitata da numerosi popoli, autoctoni e non, con le proprie lingue, usanze e religioni. Sotto il dominio di Roma essi vengono in larga parte latinizzati, parlando una lingua comune e riconoscendosi dapprima nel culto imperiale, poi nel cristianesimo. Ma anche all’apice del potere romano persistono in Italia numerose minoranze etniche e religiose, ad esempio le comunità ebraiche dislocate nelle principali città della penisola, i popoli grecofoni della Magna Grecia e le popolazioni germaniche che iniziano a stanziarsi nell’Impero. Questo carattere multietnico dell’Italia non fa altro che rafforzarsi con la riconquista bizantina della penisola nel VI secolo. I nuovi possedimenti bizantini diventano meta di immigrazione per diverse popolazioni che trovano nella regione una terra florida e accogliente e, portando con sé nuove usanze ed esperienze, arricchiscono la sua economia e cultura. Va ricordato che il mondo bizantino abbraccia numerose culture, religioni e continenti e, forte del retaggio culturale della romanitas (ovvero l’insieme dei concetti politici e culturali con cui si autodefinivano i romani), ascrive l’appartenenza all’Impero – la cittadinanza – non a criteri etnici o territoriali, bensì ad uno stile di vita urbano, incentrato sui valori del cristianesimo, il rispetto del ruolo sociale ed il culto dell’imperatore. In questa prospettiva, dunque, lo spostamento di popoli all’interno dei confini imperiali viene spesso visto con favore o addirittura promosso dallo stesso governo imperiale. Volendo approfondire la dimensione multiculturale e multireligiosa dell’Italia bizantina, possiamo identificare diverse popolazioni le cui influenze hanno un grande impatto sulla penisola e sull’Impero, e le cui eredità sono – in alcuni casi – riscontrabili ancora oggi.

Tra le più antiche popolazioni a stabilirsi in Italia troviamo gli ebrei, che secondo la tradizione giungono nella penisola nel I secolo d.C., come prigionieri di guerra dell’imperatore Tito. La più grande comunità ebraica della penisola è stabilita a Roma, e nei porti di Ostia e Porto (l’attuale Fiumicino). La presenza ebraica in Italia è dimostrata dal ritrovamento di numerose iscrizioni, nonché dalla presenza di sinagoghe – o delle loro rovine – in diverse località della penisola. Le fonti archeologiche dimostrano come gli ebrei si siano insediati perlopiù nel Mezzogiorno, prevalentemente nelle città costiere e nei grandi centri dell’entroterra. In età bizantina le principali comunità – oltre quella, già citata, di Roma – si trovano in Puglia e Calabria, non a caso le regioni che rimangono per più tempo sotto l’autorità di Costantinopoli, a dimostrazione di una relativa tolleranza bizantina nei confronti delle comunità ebraiche, che molto spesso ricoprono importanti ruoli nell’economia locale ed interregionale. In Calabria i maggiori insediamenti ebraici si trovavano a Reggio, Vibo Valentia, Rossano, Bova Marina e Leucopetra (Lazzaro), mentre in Puglia sorgono nelle città di Taranto, Otranto, Oria, Brindisi e Bari. Altre comunità ebraiche sono attestate a Napoli, nonché nelle capitali longobarde di Benevento, Capua e Salerno. Nel periodo altomedievale gli ebrei svolgono un importante ruolo nel commercio transmediterraneo, essendo l’unica comunità con un’ampia diffusione nel bacino mediterraneo, sia nelle città bizantine che in quelle arabe o latine, e quindi in grado di facilitare gli scambi tra aree politicamente divise. Inoltre, per quanto riguarda le comunità italiane, esse spesso svolgono attività di produzione specializzata, quale la lavorazione di tessuti e metalli preziosi o, nel caso delle comunità ebraiche calabresi, la produzione della seta.

Nei territori dell’Italia bizantina riscontriamo poi la presenza di numerose comunità di provenienza balcanica, giunte nella penisola sia prima che dopo le invasioni slave. Già durante la guerra greco gotica è dimostrata la presenza di soldati traci ed illirici nelle fila dell’esercito bizantino. Alcuni di questi contingenti rimangono in Italia anche dopo la conquista per difendere e sorvegliare i territori annessi all’impero. Nel VII secolo è invece attestata un’ondata migratoria in fuga dall’invasione avara dei Balcani: le fonti citano la fuga degli abitanti di Patrasso (città del Peloponneso) verso Reggio Calabria e dei lacedemoni (abitanti di Sparta) in Sicilia, dove si stanziano nel Val Dèmone – area geografica che da loro prende il nome. La toponomastica fornisce ulteriori informazioni, come nel caso di Umbriatico, località calabrese il cui nome deriverebbe da Evriatikon, riferimento ai cittadini di Evria (nell’Epiro, in Grecia). Altre migrazioni notevoli avvengono alla fine del IX secolo, quando l’imperatore Basilio I invia nel Mezzogiorno un gran numero di slavi peloponnesiaci per ripopolare i territori in precedenza occupati da arabi e longobardi; e tra il X e XI secolo, quando la penisola diventa meta d’approdo per un certo numero di bulgari in fuga dalle campagne militari di Basilio II.

In alcune aree dell’Italia bizantina è riscontrabile, inoltre, una forte presenza armena. Gli armeni costituiscono un’élite militare all’interno dell’Impero e diversi contingenti vengono stanziati nella penisola dopo la riconquista bizantina e nei secoli successivi per difendere i possedimenti imperiali dalle incursioni arabe e longobarde. Comunità armene si riscontrano in Italia già durante il dominio romano, ma nel periodo bizantino la loro importanza cresce, soprattutto a Venezia, i cui abitanti armeni sono particolarmente attivi in ambito commerciale, ed in Calabria, dove si stabiliscono nella cosiddetta “Valle degli Armeni”, tra Brancaleone e Ferruzzano (vicino Reggio Calabria). Va sottolineato che le comunità armene sono distinte dal resto della popolazione non solo per la loro lingua ed etnia, ma anche dal punto di vista religioso – essendo la Chiesa armena autonoma, ancora oggi, rispetto a quella cattolica e ortodossa.

Infine, l’Italia bizantina è nei secoli meta di immigrati arabi, sia musulmani che non, la cui eredità è riscontrabile anche oggi, in particolar modo nelle regioni del Mezzogiorno. Una prima immigrazione di ampia portata avviene tra il IV e V secolo, dalla Siria verso Concordia e Aquileia (in Veneto e nel Friuli rispettivamente). Una migrazione di carattere più massiccio avviene invece nel VII secolo, a seguito delle invasioni islamiche del Medio Oriente; un gran numero di siriaci ed egiziani cristiani lasciano le loro patrie per stabilirsi nel Mezzogiorno bizantino, prevalentemente in Sicilia. Tra questi vi è anche un nucleo importante di monaci basiliani, la cui regola conosce nei secoli successivi un’ampia diffusione nel sud Italia. Con l’invasione aghlabide di Sicilia, Puglia e Calabria, molti arabi di fede musulmana si stabiliscono nelle terre occupate, anche se una parte di loro sarà costretta a fuggire dopo la riconquista portata avanti dall’imperatore Basilio I. Un dato interessante è però rappresentato dalla migrazione di arabi musulmani verso i possedimenti bizantini in Calabria nel X secolo. Questo spostamento inusuale si spiega attraverso il cambio di governo che avviene nella Sicilia musulmana nel 907, anno in cui l’isola passa dal governo aghlabide sunnita a quello fatimide sciita; per sfuggire alle persecuzioni del governo fatimide parte dei sunniti residenti sull’isola si sposta nella vicina Calabria, dove il governo locale permette un loro insediamento nelle coste a sud di Reggio, in modo tale che essi possano contribuire alla difesa della città nel caso di un attacco fatimide.

In conclusione, possiamo affermare che l’Italia bizantina è una terra complessa e variegata, i cui aspetti multietnici e multireligiosi non vengono rifiutati dall’Impero bizantino, ma anzi sono tollerati e talvolta promossi e accolti con favore, rendendo la penisola un punto d’incontro tra diversi popoli, culture e religioni.

 

Thomas Whitaker Bott

 

Per approfondire:

COSENTINO SALVATORE. Storia dell’Italia bizantina, VI-XI secolo: da Giustiniano ai normanni. 1. Ed., Bononia University Press, Bologna, 2008.

PICARD CHRISTOPHE. Il mare dei califfi: storia del Mediterraneo musulmano (secoli VII-XII). Carocci editore, Roma, 2017.

RAVEGNANI GIORGIO. I bizantini in Italia. Il Mulino, Bologna, 2004.

VON FALKENHAUSEN VERA. Studi sull’Italia bizantina. Viella, Roma, 2022.

SHARE THIS STORY ANYWHERE

Join the community

Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.

social media

Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!