Cari lettori, oggi è con estremo piacere che recensiamo l’ultima opera del famoso scrittore di gialli storici Marcello Simoni: Morte nel chiostro, edito da La Nave di Teseo e appena uscito in tutte le librerie. Dello stesso autore avevamo già recensito La dama delle lagune, che avevamo trovato accattivante sia per la particolare ambientazione sia per la trama non scontata, che catturano il lettore in una serie di intrighi all’insegna del “non è tutto come sembra”. 

Con la Morte nel chiostro, dobbiamo ammetterlo, si è superato. Ottima la location ma ancor più straordinari sono i tempi del romanzo: tutto si svolge infatti in una sola giornata, tra il 21 e il 22 ottobre 1187. Ma la cosa più sorprendente, e che in questo periodo ci sembra una boccata d’aria fresca, sono i protagonisti o per meglio dire LE protagoniste. Possiamo dire che Morte nel chiostro sia un romanzo tutto al femminile e questa, forse, è stata la più grossa sfida di Simoni, più di ambientare tutto in un monastero e di scegliere di far accadere la storia in 24 ore.

Sebbene per alcune scene e ambientazioni le vicende ci riportano con la mente a quelle de Il nome della rosa di Umberto Eco, il romanzo di Simoni ha una sua identità ben definita, tanto da poterlo considerare un termine di paragone per futuri libri con protagoniste “monache indagatrici”, come è stato il romanzo di Eco per le loro controparti maschili.

Siamo abituati ormai a vedere o leggere di donne medievali in una versione di loro astorica, contemporanea, svilita nell’appartenenza ad un modello che non riusciamo ad accettare. E qui Simoni compie il miracolo: scrive un romanzo storico che parla di donne ma non le snatura, anzi finalmente rende loro giustizia. Le nostre protagoniste non sono statiche né stereotipate, sono verosimili e all’altezza della storia che l’autore ha affidato loro. Eterogenee, con un diverso background sociale, con indoli diverse ma tutte perfettamente calzanti nel loro ruolo. 

Il personaggio che colpisce più di tutte è Engilberta di Villers, la badessa del monastero di San Lazzaro, meraviglioso in tutte le sue sfaccettature, nella sua cultura e intelligenza, nell’essere una donna del suo tempo. Allieva di Ildegarda di Bingen, è la protagonista di questo giallo che si svolge nel monastero alle porte di Ferrara: una suora viene trovata morta al Mattutino e lei si impegna per scoprire la verità dietro questo evento, soprattutto per proteggere il monastero. Una menzione d’onore va anche alla co-protagonista: la novizia Beatrice, che non si lascia intimidire dalle oscure ombre che incombono sul loro piccolo mondo, ma anzi darà un apporto fondamentale per il risolvimento dell’arcano.

Davvero, ci vorrebbero più personaggi così. Protagoniste femminili senza boria o senza lunghe cavalcate a cavallo bardate come crociati, ma piene di caratteristiche reali, forse anche più belle di quelle che strizzano l’occhio alla fiction contemporanea. Quello che riesce a fare Simoni è scoprire l’umanità e l’intimità delle donne medievali in uno dei posti più caratteristici del tempo: il monastero. Non un luogo comune, non una frase fuori posto, non una sensazione “di già visto”.

Ovviamente, da amante di gialli come sono, non ho apprezzato solo la caratterizzazione delle care monache: la risoluzione del mistero della morte di Suor Agata vi piacerà. Non mi dilungo oltre per non rovinarvi il gusto della sorpresa!
Consigliato agli amanti dei romanzi storici, dei thriller e delle piacevoli letture. Non perdetevelo!

 

Martina Corona

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Written by : Redazione

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