
Cari amici medievaleggianti, eccoci di nuovo in pista con la nostra rubrica dedicata ai film medievali! Il capolavoro del cinema che recensiremo oggi è Robin Hood – La ribellione (2018) a firma di Nicholas Winter.
Lo so cosa penserete: ancora un film su Robin Hood? Ebbene sì, ormai ci ho prego gusto. Mi sono posta come obiettivo quello di guardare tutte le pellicole realizzate su questo tema, perciò preparatevi!
Ma torniamo a noi. Come potrete immaginare Robin Hood – La ribellione si concentra sulla vita da fuorilegge del paladino inglese. Robin e i suoi si trovano nella foresta di Sherwood e con i mezzi che hanno cercano di contrastare il terribile sceriffo di Nottingham.
Lo sceriffo non si dà pace per le scorrerie dei fuggitivi e, corrompendo alcuni dei membri, riesce a individuare l’ubicazione esatta del covo di Robin. Gli sgherri dello sceriffo, capitanati da suo cugino Sir Guy di Gisborne, tendono un’imboscata agli amici di Robin e riescono a rapire Lady Marian e Much, un ragazzo del gruppo.
Robin riesce coraggiosamente a disarmare e uccidere i soldati, a parte il cugino dello sceriffo, scoprendo però che il loro amico Brom li aveva traditi. Per farsi perdonare, li accompagna alla fortezza per salvare i suoi compagni. Lì trova un altro suo ex commilitone, Green, anch’esso passato dalla parte del nemico per avere una sicurezza in più nella vita.
Ma si sa, gli amici degli eroi tornano sempre sulla buona strada e quindi entrambi i traditori aiutano Robin a portare a termine l’impresa. Nonostante la perdita del povero Much, lo sceriffo e suo cugino vengono uccisi, Green diventa il nuovo sceriffo e Lady Marian viene portata in salvo. E vissero tutti felici e contenti nella foresta di Sherwood.
Ora, passiamo alle cose serie. Com’è il film? Onestamente noioso, davvero un’ora e mezza che sembrano tre. Ma qualche punto a favore mi sento di darlo. Forse è il film su Robin Hood con i dialoghi più sensati che ho sentito. Qui non vediamo il solito Robin baldanzoso, ma troviamo una versione più realistica, così come più verosimili sono i comprimari, compresi John e Fra Tuck. E’ stata una scelta interessante che ho apprezzato: non sono tutti eroi, a volte si tratta solo di persone che cercano di avere una vita migliore.
A parte questo però, tutto il resto della pellicola lascia un po’ a desiderare. Mi sento di salvare Robin, ma John non fa altro che lamentarsi dall’inizio alla fine e viene letteralmente trascinato dagli eventi. Tuck lo incontriamo per caso, letteralmente, a fine film che aspetta Robin davanti ad un falò nella Fortezza. E’ cieco e Dio l’ha guidato fino al nostro paladino… ok. Marian è una versione un po’ più sveglia di quella che troviamo in L’impresa di Lady Marian, ma nei combattimenti vuole apparire più epica di quello che è. Altra nota dolente: gli scontri; ho rimpianto lo stile ninja e vi ho detto tutto. Sembrano un incrocio tra il Var e le scazzottate di Bud Spencer e Terence Hill, il che non gioca a favore se vuoi rendere un film epico.
Lo sceriffo di Nottingham mi è piaciuto: cattivo quanto basta senza scadere nella caricatura di se stesso. A parte la scena finale, lì sembrava fosse venuto fuori direttamente da una serata BDSM. Il cugino invece dev’essere uscito direttamente da un anime anni ‘90, altrimenti non si spiega: dotato di scarsa intelligenza, oltre a scalpitare e a cercarsi di farsi uccidere ogni dieci minuti non serve poi a molto altro. Se vogliamo personaggi iconici o macchiettistici prendete ispirazione da chi vi ha preceduto: il grandioso principe Giovanni del Robin Hood targato Disney.
E per il resto, che dire. E’ un film che voleva essere serio, ma non ci è riuscito e non è neanche di quel genere che guardi perché è talmente assurdo da diventare bello. A questo punto preferisco i film volutamente (o meno) trash e a tal proposito vi consiglio sul tema: il già citato L’impresa di Lady Marian, L’assedio di Robin Hood, Robin Hood – L’origine della leggenda.
Nell’attesa di scoprire qualche altra perla cinematografica dedicata a Robin, vi saluto e vi auguro buona visione!
Alla prossima!
Martina Corona
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