Bentornati ad un nuovo appuntamento con la diplomatica medievale! Nello scorso articolo abbiamo capito cos’è la diplomatica, soprattutto dal punto di vista tecnico.

Oggi, invece, ci concentreremo su un caso specifico: il diploma di Parma.

Innanzitutto ci troviamo a Parma nel 962 e il diploma è stato redatto dalla cancelleria (una sorta di “ufficio” medievale che stilava documenti di qualsiasi autorità pubblica) del re di Germania, Ottone I,  in occasione della sua seconda discesa, per la sua incoronazione come imperatore del Sacro Romano Impero. Il diploma è stato emesso a Lucca il 13 marzo 962 e, per garantirne l’autenticità, aveva diversi segni di riconoscimento come il sigillo, le parti di formulario o la grafia.

Questo documento autorizzava il vescovo di Parma e i suoi successori a governare la città. Nel caso della patente è la motorizzazione a concedere tale licenza, nel caso del diploma era concesso dal sovrano Ottone I.

Il vescovo era autorizzato tamquam nostri comes palatii ossia come se fosse un conte del palazzo imperiale. Quindi aveva la facoltà di deliberare, giudicare e ordinare su tutto ciò che apparteneva allo Stato. Poteva e doveva occuparsi della difesa della città, delle strade, dei corsi d’acqua. Poteva imporre dazi (tasse doganali), riscuotere il teloneo, multare ed emettere lui stesso una sentenza, attraverso i placiti (udienze giudiziarie).

La zona d’azione del suo potere non era sconfinata, ma il documento a tale proposito è ambiguo. A volte sembra riferirsi semplicemente alla città di Parma e alla zona limitrofa, altre sembra riferirsi alle persone e ai loro beni. Anche se sembra essere più attinente la seconda opzione… In poche parole non era importante se un chierico del vescovato di Parma o un parmigiano si trasferiva a 100 km dalla città di nascita, era (come anche i suoi beni e la sua famiglia) comunque sotto il controllo del vescovo, in tutto e per tutto! 

Tecnicamente il potere era concesso al vescovo ed era donato come se fosse una proprietà privata. Il vescovo di Parma non diventava un feudatario di Ottone I, non diventava suo conte, ma diventava dominus al posto di Ottone I. In questo caso, come sottolinea lo studioso Tabacco, si parla di allodialità del potere = proprietà piena, alienabile, trasmissibile ad altri per vendita, donazione e eredità. C’è da fare una precisazione, molto probabilmente Ottone I confermava solo ufficialmente un potere che già esisteva, aggiungendo solo una certa autonomia del potere locale. Non è difficile da credere visto che comunque non era facile tenere insieme più poteri all’interno del regno italiano, così vasto e in parte “sconosciuto” per i re tedeschi. 

Ma come ci è giunto il diploma? Non si tratta di un’originale ma nemmeno di un falso, cosa non così rara (un po’ come oggi con le false patenti). Il diploma è arrivato tramite l’edizione che ne diede uno studioso italiano del ‘600, Ughelli, grazie ad un manoscritto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Tuttavia questa versione è poi stata integrata e corretta grazie al confronto con un diploma dell’imperatore Enrico II (1004) in cui si parlava del diploma del 962. Grazie a questo confronto ad oggi abbiamo una copia quanto più fedele possibile all’originale!

Ma, alla fine, se vi dicessi che possiamo paragonare questo diploma ad una patente di guida?

Sembra un paragone fuori dal mondo, ma ha il suo fondo di verità. La patente autorizza l’intestatario a guidare, il diploma autorizzava il vescovo di Parma e i suoi successori a governare la città. Nel caso della patente è la motorizzazione a concedere tale licenza, nel caso del diploma era concesso dal re Ottone I. Certo quello di oggi  non è proprio lo stesso tipo di potere, ma ci si accontenta.

 

Elena Sola Orlando

 

Per approfondire: 

SENATORE FRANCESCO, Medioevo istruzioni per l’uso, Person, Milano, 2018.

PROVERO LUIGI, VALLERANI MASSIMO, Storia medievale, Le Monnier, Firenze, 2016.

TABACCO GIOVANNI, L’allodoità del potere nel medioevo, in “Studi medievali”, XI, 1970.

 

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Written by : Redazione

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