
Il grande gioco delle crociate portò, per molto tempo, numerose vittorie militari e strategiche al regno dei Franchi. Allo stesso tempo, però, questa stagione di conquista e di successi innescò un veloce risveglio dei vari potentati musulmani locali, i quali iniziarono presto a riorganizzarsi per passare alla controffensiva.
I soldati che combattevano in Outremer erano obbligati a chiedere all’Europa latina, per poter conservare e ampliare le nuove conquiste, aiuti che, in generale, consistevano in spedizioni di beni e soldati soprattutto via mare da parte delle Repubbliche di Genova e Pisa (e successivamente Venezia). Queste città, inoltre, miravano a sfruttare la rivalità fra i califfati concorrenti, cioè quello sunnita di Baghdad e quello fatimide del Cairo, i cui confini passavano per l’area siro-libano-palestinese, a vantaggio dei loro commerci.
Grazie all’aiuto delle flotte italiche, i Franchi riuscirono a conquistare progressivamente tutta la costa del mar di Levante, dal golfo di Alessandretta fino all’istmo di Suez; allo stesso tempo vennero organizzate spedizioni nell’entroterra, per riuscire a contrastare i principali centri di Galilea, Samaria e Giudea. Verso la fine del primo quarto del XII secolo, la regione dal Tauro al Sinai, e dalla costa del Mediterraneo al Giordano, con territori ad est rappresentati dall’area attorno a una fortezza chiamata Kerak, era controllata dai Franchi. Nonostante ciò, le strade restavano insicure e la guerriglia musulmana era un pericolo costante.
La riscossa del mondo musulmano partì dalle città siro-mesopotamiche del Nord, cioè da Aleppo e Mosul, governate nel nome del califfo di Baghdad e del suo consigliere-protettore turco-selgiuchide, proveniente da una dinastia di atabeg (cioè governatore generale), fondata da Imad al-Din Zengi.
La caduta di Edessa sotto il dominio turco nel 1146 fu un segnale di allarme. L’obiettivo di Zengi prevedeva l’unificazione sotto il suo potere di tutti gli emirati della regione tra il mar di Levante e l’Eufrate. Dopo il fallito assedio alla città di Damasco durante la spedizione che vide coinvolti il re dei Romani Corrado III e il re di Francia Luigi VII, i militari arrivati dall’Europa se ne andarono, mentre un nuovo clima di rancore e dissapori coinvolse i baroni franco-siriaci di Terrasanta, e determinò la convinzione fra i nobili musulmani della regione, che fosse arrivato il momento di cacciare gli intrusi occidentali.
Durante la seconda metà del XII secolo si affermò il potere e il carisma di un giovane generale curdo, protagonista di questa nuova stagione militare in Oriente, il famoso Salah al-Din Yusuf, conosciuto tra i Franchi come Saladino.
Dopo essere entrato vittorioso a Damasco nel 1174, poco dopo inflisse una terribile sconfitta agli Zengidi di Aleppo e Mosul, i quali ambivano a cacciarlo dalla Siria, poiché essendo egli un abile politico e generale, invece di obbedire alla dinastia di Aleppo, utilizzò il suo potere per unificare la Siria e l’Egitto.
Nel 1176 Salah al-Din si proclamò sultano.
Nello stesso anno il conte delle Fiandre, Filippo, sbarcò con un nutrito numero di soldati, e il re di Gerusalemme lo invitò dare man forte agli stati del nord; si unirono a lui il Gran Maestro dell’Ospedale e la maggior parte dei Templari del regno.
Con una nuova manovra difensiva, il Saladino attaccò a sud dalla parte di Gaza. Il re di Gerusalemme, grazie alla rapidità dei suoi spostamenti, riuscì a sorprendere il Saladino, le cui truppe non erano ancora schierate in modo strategico.
Sarà lo scontro di Montgisard (1177), durante il quale, grazie alla coesione e alla rapidità della manovra, i latini riuscirono a scatenare la famosa carica della cavalleria pesante, ottenendo un clamoroso successo sui ranghi avversari. Nei decenni successivi, però, il condottiero curdo ottenne una serie di numerose vittorie contro i Templari i quali, come scrisse Guglielmo di Tiro:
«(…) anche i cavalieri del Tempio che vivevano in questa regione si rinchiusero nei propri castelli, aspettandosi a ogni momento di essere assediati».
Nel frattempo, il regno di Gerusalemme era sotto la morsa di una stagione politica difficile: il vecchio re Amaury morì nel 1174, e gli succede il giovane Baldovino IV, il famoso re lebbroso, affiancato da due uomini che lo aiuteranno nel governo del regno: Raimondo III, conte di Tripoli e signore di Tiberiade, apprezzato dai baroni più influenti di Outremer, e Guido di Lusignano. Opposta però alla fazione dei baroni è quella della corte formata non dai nuovi crociati appena sbarcati, ma da nobili che si sono fatti una posizione grazie a intrighi politici e protezioni: l’esempio più tipico è quello di Rinaldo di Châtillon, signore di Kerak e d’Oltre Giordano. Il Lusignano sposò Sibilla, sorella del re, dopo complicati intrighi di corte per assicurare a Gerusalemme un re, alla morte di Baldovino IV.
Il casus belli che portò alla disfatta di Hattin fu l’attacco condotto da Rinaldo di Châtillon all’inizio del 1187 contro un’enorme carovana che attraversava l’Oltre Giordano: questo episodio fu la miccia che scateno l’ira del Saladino, il quale non aspettava altro che una scusa per mobilitare il suo esercito contro gli stati latini.
Lusignano, dopo aver convinto i nobili a seguirlo in battaglia, grazie anche all’appoggio del Gran Maestro del Tempio, Gérard de Ridefort, mobilitò l’esercito cristiano per cercare di spezzare l’assedio di Saladino a Tiberiade, e per cercare di liberare Eschive, moglie di Raimondo III, che guidava la difesa. Sotto un caldo afoso e opprimente, la mattina del 3 luglio l’armata cristiana si mise in marcia: i Templari furono posizionati nella retroguardia, ma non fu impresa facile proteggere la truppa. Per poter scendere alle sorgenti prima è necessario raggiungere la cima dei Corni di Hattin, arrivarono lì il 4 luglio.
L’armata cristiana, però, non ne è in grado di far fronte agli attacchi: le cariche disperate dei Templari, degli ospedalieri e della cavalleria secolare non riuscirono a scogliere la morsa dell’esercito guidato da Saladino. Solo pochi, come Raimondo III di Tripoli, riuscirono ad aprirsi un varco momentaneo tra i musulmani e a passare. Accerchiato, assetato e ammassato intorno alla tenda del re, che sarà abbattuta molto presto, il grosso dell’armata si arrese.
I soldati del condottiero curdo si impadronirono della reliquia della Vera Croce. Secondo alcuni storici, 15.000 soldati cristiani caddero nelle mani del Saladino: i soldati a piedi saranno venduti come schiavi; lo Châtillon, il “nemico pubblico numero uno”, venne ucciso dal Saladino in persona (celebre la frase fatta pronunciare dallo stesso Saladino nel film Kingdom of Heaven diretto da Ridley Scott prima di uccidere Rinaldo: «Un re non uccide un altro re»).
Secondo la cronaca dell’abbazia scozzese di Melrose:
«Saladino separò i Templari e ospedalieri dal resto e li fece decapitare sotto i suoi occhi (…). In tale occasione furono decapitati 230 Templari, da aggiungersi ai 600 che erano caduti il 1° maggio».
Secondo il segretario del Saladino, Imad al Din al.Asfahani, dopo aver separato i Templari e gli Ospitalieri, il condottiero curdo avrebbe dichiarato: «Purificherò la terra da questi due ordini immondi».
Dopo lo scontro il sultano risparmiò il re, i baroni più importanti e il Gran Maestro templare Gérard de Ridefort; si impadronì anche di quasi tutto il regno di Gerusalemme, e il suo obiettivo finale fu quello di conquistare in modo definitivo la Città Santa. Il motivo per il quale Saladino non giustiziò subito il Gran Maestro del Tempio ad Hattin fu perché lo costrinse di ordinare ai Templari di Gaza e di Toron des Chevaliers di uscire e consegnare immediatamente le fortezze.
Dopo la capitolazione di Gerusalemme (difesa eroicamente dal conte Baliano di Ibelin), il Saladino se ne impadronì il 2 ottobre del 1187. Egli si dimostrò generoso verso i cristiani più deboli, permettendo loro di uscire indenni dalla città conquistata. Meno indulgenti si dimostrarono i principi franchi delle zone non ancora occupate dai musulmani, i quali dettero asilo solo ai più ricchi tra loro, e si abbandonarono persino ad atti di brigantaggio nei confronti di altri, costringendoli a continuare la loro marcia verso il principato di Antiochia.
La voce della disfatta di Hattin raggiunse papa Gregorio VIII il quale promulgò da Ferrara il 29 ottobre (1187), la bolla Audita tremendi, con la quale invitava a una nuova spedizione, ma questo è un nuovo capitolo di una storia ancora più lunga.
E l’obiettivo della pace e protezione dei pellegrini nel regno dei cieli sui loro percorsi e luoghi santi, portato avanti fin dai loro albori dai cavalieri Templari era ancora lontano.
Matteo Nasi
Per approfondire:
BARBER MALCOLM, La storia dei Templari, vita avventurosa, storia e tragica fine dei leggendari monaci guerrieri, Edizioni Piemme, 1997
CARDINI FRANCO, Le crociate, Solferino, 2021
DEMURGER ALAIN, I Templari, un ordine cavalleresco cristiano nel Medioevo, Garzanti libri, 2006
MORDENTI JACOPO, I Templari, storia di monaci in armi (1120-1312), Carocci Editore 2022
MӦHRING HANNES, Saladino, Il Mulino, 2007
RUSSO LUIGI, Hattin, Pelago, 2024
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