La terza corona della letteratura italiana, Giovanni Boccaccio, nasce a Firenze, o Certaldo, nel 1313: figlio di un mercante, studia le arti del Trivio (cioè la grammatica, la dialettica e la retorica), l’aritmetica e il padre lo avvia all’arte della mercatura, cioè della professione mercantile facendogli compiere diverse esperienze di lavoro. Proprio per imparare l’arte della mercatura Boccaccio nel 1327 segue il padre a Napoli, come rappresentante della compagnia commerciale e bancaria dei Bardi. Cliente dei Bardi è il re di Napoli Roberto D’Angiò, uomo di grande cultura; proprio alla corte angioina il giovane Boccaccio frequenta la grande biblioteca del re, appassionandosi al greco e alla cultura bizantina. Sulla base dei modelli letterari del tempo (come canzonieri, cantari e romanzi) Boccaccio compone opere originali con cui intrattiene i cortigiani angioini. La vita raffinata della corte e gli studi letterari lo allontanano dalle aspirazioni paterne, dalla professione di mercante e dagli studi di diritto che il padre aveva cercato di fargli intraprendere. Tra il 1340 e il 1341 Boccaccio torna con il padre a Firenze a causa delle difficoltà economiche che la compagnia dei Bardi sta attraversando. In questi anni Boccaccio si dedica alla stesura di gran parte delle sue opere in volgare, tra cui l’Elegia di Madonna Fiammetta. Nel 1348 scoppia la grande pestilenza in cui muoiono molti amici e parenti dell’autore. Proprio in questo periodo inizia la composizione del Decameron, una raccolta di 100 novelle in prosa, che costituisce il suo capolavoro e diventa modello di stile e di narrazione in prosa per tutta la letteratura successiva. L’opera, sottoposta a numerose revisioni, viene terminata tra il 1370 e il 1372.

 

Il Decameron è scritto in volgare tra il 1348 e il 1372. Si compone di 100 novelle in prosa inserite in una cornice narrativa; è suddivisa in gruppi di 10 novelle (deca in greco), corrispondenti alle 10 giornate (hemeron) della vicenda. Nel Proemio (cioè nell’introduzione della sua opera), Boccaccio anticipa che il tema centrale del testo è l’amore: si tratta di un sentimento che coinvolge completamente la vita dell’uomo con conseguenze spesso anche molto dolorose. Boccaccio indirizza la sua opera a tutti quelli che sono afflitti dalle pene d’amore: lo scopo è di dare sollievo e utili consigli. In particolare, l’autore si rivolge proprio alle donne, che considera meno fortunate degli uomini: nella società medievale, queste sono costrette a vivere in casa, e non hanno la possibilità di distrarsi con il gioco, la caccia, i viaggi, come fanno gli uomini, per alleviare le proprie pene amorose. La lettura delle novelle può costituire per loro una fonte di svago e di consolazione: per questo motivo si dice che lo scopo dell’opera è intrattenere (cioè far trascorrere il tempo in modo piacevole) e consolare le giovani donzelle. Le donne sono anche le protagoniste assolute all’interno del Decameron: nel 1348 a Firenze la peste continua a uccidere e sette fanciulle e tre giovani si ritirano in una villa in campagna per sottrarsi al contagio; essi trascorrono le giornate tra varie attività, a seconda delle ore del giorno. Esclusi il venerdì e il sabato, i giovani raccontano a turno una novella secondo il tema già deciso giornalmente, da chi di loro svolge il ruolo di re o regina della giornata. Il pomeriggio si conclude con una ballata. L’amore è uno dei temi principali di ben due giornate, la quarta e la quinta. Nella quarta giornata Filostrato, il re, propone il tema dell’amore infelice: la narrazione presenta storie di grandi amori i cui protagonisti non hanno potuto vivere il loro sentimento e hanno concluso la loro vita in modo tragico. Nella vita medievale questo è un tema molto vicino all’esperienza dei lettori e delle lettrici, perché nella famiglia il padre decideva sulla vita dei figli destinandoli a matrimoni infelici (perché spesso solamente di interesse e quindi accordati) o al convento, senza tenere in alcun conto le loro inclinazioni o i loro sentimenti (una delle novelle più conosciute della quarta giornata è quella di Lisabetta da Messina). Nella quinta giornata Fiammetta, la regina, propone il tema degli amori felici: nell’opera si propongono storie d’amore a lieto fine, dove la conclusione positiva trionfa dopo molte vicissitudini dei protagonisti, dando luogo a vere proprie avventure. Spesso il finale lieto sopraggiunge come esito di un colpo di fortuna (altra tematica fondamentale del Decameron). L’amore è presentato in tutte le sue sfaccettature, come una forza naturale che non può subire le costrizioni della società e della moralità cristiana ed emerge con prepotenza anche in situazioni avverse o difficili (una delle novelle più conosciute della quinta giornata è quella di Federigo degli Alberighi).

 

Martina Michelangeli x Medievaleggiando

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Written by : Redazione

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