Questa particolare situazione che stiamo vivendo ha portato a ripensare alle grandi epidemie della storia. Dalla peste Antonina (V secolo) all’influenza spagnola (XX secolo) tanti sono stati i flagelli di questo genere che l’umanità ha dovuto affrontare. E noi come potevamo iniziare la nostra avventura nel mondo del Medioevo se non parlando della più grande epidemia di questa epoca? La peste nera del 1348, immortalata da Giovanni Boccaccio nel suo Decameron, l’abbiamo da sempre vista narrata nei romanzi storici e vissuta attraverso il cinema, ma cosa ne sappiamo veramente?
Questo morbo, che venne scoperto soltanto nel 1894, proviene dal bacillo Yersinia Pestis, veicolato all’uomo dalla pulce di topi e ratti, sebbene durante il Medioevo stesso fosse definita peste qualsiasi malattia che portasse alla morte e che fosse ad alto contagio (dal latino pestis: “rovina/distruzione”).
La peste giunse dall’Oriente e si diffuse in Europa già dal 1347, propagandosi velocemente per via acquea, percorrendo il Mediterraneo. Invisibile agli occhi, la peste si insinuò nelle regioni più popolate e la mortalità si differenziava da paese a paese. La diffusione era facilitata dalla povertà, dalla malnutrizione e dalle scarse condizioni igieniche; diffusione che non fece che aumentare con lo spostamento dei mercanti impegnati negli scambi commerciali.
La medicina del tempo non possedeva gli strumenti che noi abbiamo oggi e l’epidemia esplose in breve tempo. Si pensa che in Europa nel corso di tre o quattro anni la popolazione sia diminuita di un totale di 30 milioni nei primi decenni del XV secolo, tornando ad aumentare attorno al 1460.
Come si comportò la Chiesa in queste circostanze? Sicuramente contribuì al dilagarsi dell’epidemia perché, sostenendo che fosse un castigo imposto da Dio per i peccati dell’uomo, organizzava molte processioni a cui prendevano parte numerosi fedeli, contribuendo così alla diffusione più veloce della malattia. Inoltre conobbero una nuova diffusione i flagellanti, un movimento cattolico che praticava appunto l’autoflagellazione in pubblico, come forma di penitenza ma anche come forma di richiesta a Dio della cessione di catastrofi ed epidemie. Questo movimento venne spesso messo in relazione con la persecuzione degli ebrei, i quali assieme ai lebbrosi furono accusati di essere stati i primi portatori del morbo. La caccia agli ebrei divenne tanto presente che lo stesso Papa Clemente VI nel 1349 emanò una bolla con la quale invitava i cristiani alla moderazione, provvedimento che purtroppo si rivelò inutile; la caccia agli ebrei e agli untori continuò implacabilmente.
Questa epidemia mostrò i limiti della tolleranza umana di quel periodo e non si riuscirono ad evitare manifestazioni di violenza. Le vittime furono tante e la peste tornò a colpire l’Europa ciclicamente all’incirca ogni quindici anni, diventando, contrariamente a ciò che tutti pensiamo, ospite (indesiderato) di tutto l’Occidente fino al XVIII secolo.
Eleonora Morante
Per approfondire:
ATCHER JOHN, La morte nera. Storia dell’epidemia che devastò l’Europa nel Trecento, Bruno Mondadori, Milano 2014.
CAPITANI OVIDIO, Morire di peste: testimonianze antiche e interpretazioni moderne della “Peste nera” del 1348, Patròn Editore, Bologna 1995.
MCNEIL WILLIAM H., La peste nella storia. L’impatto delle pestilenze e delle epidemie nella storia dell’umanità, Res Gestae, Milano 2012.
MONTANARI MASSIMO, Storia medievale, Editori Laterza, Roma-Bari 2002.