Cari amici medievaleggianti, quella di oggi sarà una recensione un po’ diversa dal solito perché il film Catherine (2022, Amazon Prime) offre diversi spunti di riflessione sulla nuova percezione del Medioevo, di cui è giunta l’ora di parlare.

Catherine è un riadattamento del romanzo omonimo di Karen Cushman (1994) e narra le vicende della protagonista quattordicenne alle prese con doveri e ostacoli legati alla crescita di una nobildonna inglese del XII secolo. Terza figlia dei nobili locali, è costretta a scegliere un pretendente a causa dei problemi finanziari della famiglia ma il destino, spronato anche dai suoi continui rifiuti, ha in serbo altri piani.

La trama del film è piuttosto semplice e punta tutto sull’evoluzione della protagonista, più che sugli eventi in sé. Il romanzo di Cushman era davvero all’avanguardia per gli anni in cui è stato scritto, meno lo è secondo me la trasposizione del film. Se da una parte mantiene l’aura di romanzo di formazione, dall’altra la pellicola a tema medievaleggiante cozza un po’ con l’attualità dei suoi temi. Ed è proprio questo il punto.

Essendo un prodotto di intrattenimento basato su un romanzo non era necessario che ricostruisse un contesto storico accurato, ma quel minimo di patina da “XII secolo” forse era il caso che la mantenesse. All’interno di Catherine c’è tutto, ma proprio TUTTO tranne il Medioevo (a parte due arazzi). Abbiamo l’autodeterminazione femminile, il rapporto con le mestruazioni, la crisi genitori-figli, una società all inclusive, il tema dell’omosessualità, la complessità della figura della madre, la ribellione adolescenziale, la libertà, manca solo la lotta per le discriminazioni sociali e ci siamo. Ed è tutto talmente tanto pompato che stride in maniera evidente col contesto storico scelto.

Se The Brave (Disney, 2012) era riuscito a lanciare messaggi attuali senza però danneggiare la struttura narrativa, Catherine riesce solo a far storcere il naso. Ed il problema non è nel voler veicolare messaggi che saranno utili alle nuove generazioni ma nell’ostentazione, che in questo film è costante tanto da rendere la visione dei 105 minuti difficile.

La cosa buona però è che ci offre degli spunti di riflessione importanti sul tema. Non è “infarcendo” il Medioevo di XXI secolo che si riabiliterà il suo nome, né tantomeno i messaggi saranno meglio percepiti se li costringiamo a forza ad entrare in uno spazio che non gli compete. Il Medioevo è stato un periodo storico lunghissimo che ha al suo interno luci, ombre e pensieri del proprio tempo. Non dico che bisogna per forza far vedere battaglie sanguinolente o cavalieri in arme pronti a salvare il mondo, però se si vuole usare questo periodo storico per altri scopi, come è chiaro nel film, allora si possono scegliere delle figure femminili importanti che hanno fatto davvero la storia del loro tempo: Ildegarda di Bingen, Christine de Pizan, Giovanna d’Arco, Eleonora d’Aquitania, Giovanna la Pazza, solo per citarne alcune.

Bisognerebbe resistere alla tentazione di snaturare l’essenza delle cose solo per avvalorare la propria tesi e intendiamoci, personalmente non ho nessun problema con le tematiche sopra esposte ma ritengo che questo non sia il modo migliore per trattarle. Ma il mercato è il mercato, lo sappiamo. Perciò dobbiamo prepararci a vedere un’inversione di rotta: se prima il Medioevo era buio, epico e sanguinario, adesso lo vedremo pieno di luce, contemporaneità e buoni propositi.

Chissà, magari riusciranno a tirare fuori qualche bel prodotto. Nel frattempo non vi consiglio il film e me ne torno a guardare qualche vecchia gloria.

 

Martina Corona

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Written by : Redazione

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