“Poiché era stato Dio a chiedermelo, avessi avuto anche cento padri e cento madri, fossi anche nata figlia di re, sarei partita ugualmente.”
(
T. CremisiIl processo di condanna di Giovanna d’Arco)
 
Nata nel 1412 da una famiglia di contadini di Domrémy, un villaggio della Lorena, Giovanna d’Arco fin da giovane fu una cristiana devota. Stando al suo stesso racconto, reso durante il processo per eresia subito a Rouen nel 1431, all’età di tredici anni Giovanna cominciò a sentire delle voci celestiali, spesso accompagnate da un bagliore e da visioni dell’arcangelo Michele, di Santa Caterina e di Santa Margherita. All’età di diciassette anni si recò al castello di Chinon per essere ricevuta da Carlo di Valois e dopo tre settimane di interrogatori da parte di esperti in teologia dell’università di Poitiers, per sincerarsi della sua fede cristiana, le fu concesso di affiancare l’esercito.
Nel 1429 Giovanna d’Arco assistette l’esercito francese, guidato da Carlo di Valois divenuto poi Carlo VII, in una sequela di battaglie vittoriose durante la guerra dei cent’anni che vedeva contrapposti francesi e inglesi, i quali rivendicavano il diritto ereditario di vasti territori della Francia. In seguito all’espugnazione di Orlèans e all’incoronazione ripresero le dispute fra le diverse fazioni aristocratiche circa l’opportunità di combattere gli inglesi, che tramite il duca di Borgogna, Filippo il Buono, possedevano ancora Parigi e altri territori. Sollecitato da Giovanna e dai suoi messaggi angelici, il re acconsentì a riprendere la guerra.
Il 23 maggio 1430 Giovanna d’Arco fu catturata da alcuni soldati borgognoni, venduta agli inglesi e trasferita a Rouen. Fu sottoposta formalmente ad un processo il 9 gennaio 1431, da un collegio inquisitoriale di cinquanta esperti di teologia e diritto canonico. 
Nel corso del processo, la vita e la personalità di Giovanna furono oggetto di una serrata indagine, finalizzata a cercare il minimo indizio di stregoneria o di eresia. Furono interrogati gli abitanti di Domrémy, che riportarono la diceria secondo la quale la giovane avrebbe danzato attorno ad un grande faggio, detto «albero delle Dame» o «delle fate». La ragazza confermò di aver danzato intorno all’albero, con altre ragazze del villaggio, come di consueto, durante la festa del Calendimaggio e di essere a conoscenza delle voci che circolavano sul suo conto. Questa deposizione fu utilizzata dai giudici per costruire un castello accusatorio secondo il quale la giovane imparò da certe vecchie la stregoneria, la divinazione e altre opere superstiziose o arti magiche.
Dopo estenuanti interrogatori, il 12 aprile del 1431 fu emesso un verdetto di colpevolezza, del quale venne data pubblica lettura il 23 maggio. Nella lunga lista di imputazioni spiccano le accuse di aver indossato abiti maschili; di aver ingannato principi, nobili, clero e popolo con pretese visioni divine; di aver pronunciato parole blasfeme; di aver praticato scongiuri e consultato demoni a scopo divinatorio; di aver agito su ispirazione di spiriti maligni; di aver ricevuto la comunione su istigazione del diavolo.
Fu promesso alla giovane che, nel caso in cui avesse abiurato, avrebbe avuto salva la vita e sarebbe rimasta sotto la giurisdizione francese. Giovanna accettò e fu condannata al carcere a vita, con la puntualizzazione che non avrebbe dovuto mai più indossare abiti maschili.
Nonostante le promesse, Giovanna fu consegnata agli inglesi e i carcerieri dichiararono che la mattina del 27 maggio la trovarono in abiti maschili. A quel punto Pierre Cauchon, vescovo di Beauvais, alla presenza di Jean Graverent, inquisitore generale di Francia, la dichiarò relapsa. Il 30 maggio dello stesso anno fu bruciata sul rogo a Rouen.
Nel 1456 il re Carlo VII ordinò la revisione del processo, procedimento attraverso il quale fu riabilitata la figura di Giovanna d’Arco. La sua fu una mossa politica che gli valse un indubbio vantaggio, poiché in questo modo le visioni della ragazza lo legittimavano come sovrano salvatore della Francia designato da Dio. Nello stesso anno papa Callisto III, al termine di una seconda inchiesta, dichiarò la nullità del processo. Giovanna d’Arco fu beatificata nel 1909 da Pio IX e dichiarata santa nel 1920 da Benedetto XV.
 
Martina Corona
 
Per approfondire:
CARDINI FRANCO, Giovanna d’Arco. La vergine guerriera, Mondadori, Roma 1999.
CREMISI TERESA, Il processo di condanna di Giovanna d’Arco, SE Edizioni, Milano 2000.
DUBY GEORGES, Storia della Francia, Vol. I, Bompiani, Milano 2001.