Per noi cresciuti a cavallo tra gli anni ‘90 e 2000, l’immaginario “draghesco” è stato plasmato dall’intramontabile Dragonheart: la storia di un’amicizia, un po’ sopra le righe, che s’instaura tra un cavaliere caduto in disgrazia e un drago, ultimo della sua specie. Ma chi è nato già negli anni 2000 sicuramente quando pensa a uno o più draghi nel cinema avrà in mente due esempi: la serie televisiva Games of Thrones e la saga cinematografica di Dragon Trainer

Quest’ultima è interessante sotto vari punti di vista e offre pretesti per parlare, ovviamente, del Medioevo.

Innanzitutto, questo franchise della DreamWorks Animation consiste in tre lungometraggi d’animazione: Dragon Trainer (2010), Dragon Trainer 2 (2014) e Dragon Trainer. Il mondo nascosto (2019), tutti e tre diretti da Chris Sanders e Dean DeBlois, e ispirati all’omonima serie di libri della scrittrice Cressida Cowell. La serie è composta da 12 volumi, in italiano sono stati tradotti solo i primi 4 con un titolo, a mio giudizio, assai poco accattivante Le eroiche disavventure di Topicco Terribilis Totanus III, e raccontano le avventure del giovane Hiccup/Topicco che impara a farsi strada nel mondo. Le differenze tra libri e film sono numerose, la più consistente è che l’Hiccup dei libri deve addestrare un drago come rito di passaggio, come da tradizione per i giovani vichinghi dell’isola, e se non riesce sarà esiliato da Berk. Sdentato, poi, non è la Furia Buia che noi conosciamo ma appare come un Drago Comune o da Giardino di colore verde, incredibilmente piccolo e privo di denti. Cambiano anche gli altri personaggi e i rapporti tra di loro: Astrid, ad esempio, nei libri si chiama Camicazi ed è l’erede della tribù di guerriere note come le Ladre di Palude; è molto abile nelle fughe, nei furti e nel combattimento con la spada. Locandina primo film

Insomma, si può dire che libri e film condividano quasi esclusivamente il titolo e per giunta solo in inglese: How to train your dragon

Ma prima di passare ad analizzare il Medioevo che troviamo nei film, rinfreschiamoci la memoria riassumendo la trama delle tre pellicole.

Nel primo film facciamo la conoscenza dei protagonisti: Hiccup, è un giovane vichingo diverso dagli altri soprattutto nell’aspetto fisico ed è figlio del capovillaggio, Stoick l’Immenso. Questi amministra l’isola di Berk che è flagellata dalla piaga dei draghi che attaccano costantemente per rubare cibo, Hiccup sfrutta le sue doti ingegneristiche e costruisce un apparecchio che gli permette di uccidere draghi, in particolare riesce a colpire una temuta Furia Buia. Nessuno crede al giovane che, nonostante le sue stranezze e il suo aspetto poco convenzionale, viene ammesso al corso per uccidere i draghi. Hiccup ha però un segreto: è riuscito a ferire la Furia Buia ma non è riuscito ad ucciderla a sangue freddo, anzi comprende che i draghi sono creature amorevoli e che possono essere addestrate. Così grazie alla sua amicizia con Sdentato, la Furia Buia, eccelle nel corso di addestramento draghi e scopre perché questi animali attaccano ferocemente Berk: tutto il cibo rubato viene usato per nutrire un mostruoso drago che mangia i suoi simili se non adempiono al loro compito. Il film si conclude con l’uccisione di questo grande drago e con Berk che diventa un luogo dove vivono pacificamente draghi e umani. 

Nella seconda pellicola Hiccup e i suoi amici sono più grandi e maturi. La vita scorre tranquilla a Berk dove gli abitanti si sono ingegnati per far fronte alle difficoltà di avere come animali da compagnia dei draghi. Questa quotidianità è sconvolta dalla notizia che il feroce Drago Bludvist sta catturando i draghi per creare il suo esercito. Hiccup è convinto di poterlo dissuadere dal suo progetto, così si mette alla sua ricerca e durante il viaggio incontra un cavaliere dei draghi che si scopre essere sua madre, Valka, fuggita da Berk molti anni prima. I due trovano rifugio in un nido di draghi governato da un massiccio drago che li protegge, questo posto però viene attaccato da Drago Bludvist e Stoick perde la vita per difendere il figlio. Hiccup disperato perché è stato proprio Sdentato a uccidere il padre perché sotto il controllo di Drago Bludvist, non si arrende e insieme ai suoi salva Berk dalle mire del cattivo e si assume la responsabilità del suo ruolo di capo.

Infine, veniamo all’ultimo film. Hiccup è ormai il capo di Berk ma una nuova minaccia si fa strada all’orizzonte: Berk è sovrappopolata e le altre tribù vichinghe che danno la caccia ai draghi sono impazienti di attaccare l’isola e far fuori i cavalieri dei draghi. In particolar modo, questi hanno ingaggiato Grimmel il Grifagno, specializzato nella caccia alle Furie Buie, che tenterà di catturare Sdentato tramite una femmina di Furia Chiara. Hiccup decide allora di cercare il famoso Mondo Nascosto, luogo da cui vengono tutti i draghi, e di trasferire il villaggio su un’isola più grande e confortevole. La ricerca va a buon fine, anche grazie alla Furia Chiara, ma quest’ultima e Sdentato vengono catturati da Grimmel il Grifagno così come tutti i draghi di Berk, tocca agli umani salvarli grazie a dei congegni inventati da Hiccup. La feroce battaglia si conclude con la sconfitta di Grimmel il Grifagno e del suo esercito e con Hiccup che comprende che i draghi devono vivere lontano dagli esseri umani per il loro bene, quindi Sdentato e gli altri partono per il Mondo Nascosto.

Le avventure di Hiccup e Sdentato non sono dei semplici film di animazione per bambini ma affrontano tematiche importanti attraverso una narrazione al contempo leggera e profonda, i temi principali sono: la diversità, l’accettazione di sé e la fiducia in se stessi il tutto inserito in una cornice medievaleggiante. 

Infatti, il Medioevo non è presente con i suoi accadimenti storici o la sua quotidianità ma è solo una patina per rendere il tutto più magico, coinvolgente e in un certo qual modo realistico. Rimane difficile pensare a un mondo dove vivono dei draghi senza qualche richiamo visivo al Medioevo, noi ormai diamo per scontato che sia così e ce lo aspettiamo.

Quindi la patina medievaleggiante in questo caso è data dalla presenza dei vichinghi presentati nella loro forma più stereotipata e astorica. Perché?

Perché “vichinghi” non si riferisce ad un popolo, come a volte viene impropriamente usato per indicare tutti gli abitanti della Scandinavia medievale. Questo termine designa un gruppo di uomini legati da giuramenti di fratellanza e dediti a scorrerie armate per mare. Quindi vichingo è colui che pratica una data attività (e solo finché la pratica), la quale non coinvolge nemmeno la maggior parte degli scandinavi. Quindi i vichinghi dei film non possono essere definiti tali, ma poco importa perché comunque s’intrecciano bene con il nostro immaginario. Altro elemento che li caratterizza è il famoso elmo con le corna, che non indossano tutti, ma questo accessorio non è mai esistito! 

Questo elmo appare nell’ultimo quarto del diciannovesimo secolo: a lanciare il trend è l’artista Carl Emil Doepler, che realizzò i costumi per la prima rappresentazione del ciclo L’anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen) di Richard Wagner a Bayreuth (1876). Prima di lui l’iconografia standard per i guerrieri prevedeva che indossassero un elmo con le ali, tipo quello di Asterix, che successivamente diventa prerogativa delle valchirie wagneriane.

Insomma, i vichinghi di Berk rappresentano come noi immaginiamo le popolazioni medievali del Nord Europa: forti, coraggiosi, fieri (fino allo stremo visto che ambiscono ad avere mutilazioni per provare il loro coraggio) ed esploratori. Su questo punto permettetemi una breve digressione. Hiccup, con un crescendo nelle tre pellicole, a cavallo di Sdentato inizia ad esplorare il mondo con sempre più insistenza e desiderio di scoperta, ed è un po’ quello che fecero le genti del Nord che, non a cavallo di draghi, ma a bordo delle loro navi, solcarono il mare alla ricerca di nuove terre dove stabilirsi o intraprendere nuovi commerci. Insomma, Hiccup incarna appieno lo spirito scandinavo.

Rimane però un’altra questione da dirimere: i draghi. Benché questi (ahimè) nella realtà non esistano non si può ignorare il fatto che siano creature appartenenti all’immaginario di molte culture Occidentali e Orientali. Nel Medioevo cristiano il drago non è la creatura amorevole e carina dei film ma è un essere polimorfo e polivalente. Può avere 2 o 4 zampe, lingua biforcuta, spesso è un ibrido tra un rettile e un uccello e non sempre può volare, non è mai un essere positivo e può essere sconfitto solo dagli eroi più valenti o dai più grandi santi. Nella mitologia norrena troviamo molti draghi, così come nell’arte, Fáfnir è sicuramente il più famoso, che hanno ruoli e significati diversi secondo le saghe e i contesti geografici ma sicuramente non sono mai docili animali sputafuoco adatti alla vita domestica!

Insomma, la saga di Dragon Trainer è un prodotto cinematografico ben riuscito, i sequel (stranamente) non perdono di qualità, seppur rappresenti un classico “viaggio dell’eroe” non scade nel banale ma mette in scena le varie fasi di crescita in maniera profonda e matura il tutto condito da una patina medievaleggiante e dai draghi.

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

ARNOLD MARTIN, Storia dei draghi. Dai Nibelunghi a Game of Thrones, Odoya, Bologna 2018.

CHIESA ISNARDI GIANNA, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del Nord, Bompiani, Milano 2015.

SHIPPEY TOM, Vita e morte dei grandi vichinghi, Odoya, Bologna 2018.

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