
Il giallo storico è un genere che non passa mai di moda: che abbia tinte più fosche (quasi da thriller) o sia più vicino alle detective stories classiche, attrae lettori di ogni età; in più, se è ambientato nel Medioevo allora diventa ancora più attraente. Spesso però ci si domanda se quello che si legge in questi romanzi sia ispirato a fatti reali, abbia un fondo di verità e sia rappresentativo di quell’epoca. Gli autori più scrupolosi mettono all’inizio o alla fine dei volumi fonti e fatti a cui hanno attinto per la scrittura, ma questa è una moda che osserviamo negli ultimi anni frutto anche di una maggiore consapevolezza storica da parte dei lettori e di una richiesta di qualità. Nessuno si è mai sognato di andare a chiedere a Umberto Eco le fonti usate per il suo Il nome della rosa. Così come nessuno lo ha mai fatto per la regina del giallo storico Ellis Peter, pseudonimo di Edith Mary Pargeter.
I suoi romanzi con protagonista il monaco gallese Cadfael hanno fatto scuola e su suolo anglofono molti studi sono stati dedicati all’analisi del Medioevo presentato dalla Peters mentre in Italia si è fatto veramente poco. Il saggio di Chiara Albertini, Il Medioevo in giallo nella narrativa di Ellis Peters (Società Editrice “Il Ponte Vecchio” 2021), ha proprio questo scopo: sviscerare il Medioevo narrato da Ellis Peters.
Il volume di Albertini affronta il tema in maniera molto approfondita. I vari capitoli descrivono l’approccio storico della Peters, le tematiche affrontate nei romanzi, i meccanismi del giallo storico, la figura di Cadfael e come le esperienze di vita dell’autrice si riflettono nei suoi scritti. Ovviamente, non può mancare una parte dedicata alla serie televisiva con Derek Jacobi.
L’aspetto che ho trovato molto interessante di questo saggio è l’analisi di alcuni, selezionati, romanzi della saga: non può mancare La bara d’argento (A morbid taste for bones), il primo libro che introduce il lettore nel mondo di Cadfael, con il suo fascino e le sue contraddizioni; troviamo anche Un cadavere di troppo (One Corpse Too Many) che non solo è fondamentale per l’introduzione Hugh Beringar ma rende un affresco vivido della situazione dell’Inghilterra del XII secolo in piena guerra civile; o ancora, Il rifugiato dell’abbazia (The Sanctuary Sparrow), a mio giudizio il romanzo più commovente della saga, che con la sua fitta trama ci proietta nel intricato mondo delle relazioni medievali. Questa è solo una parte dei romanzi analizzati.
Concludendo, il saggio di Chiara Albertini rappresenta una tappa fondamentale nel viaggio di riscoperta della produzione di Ellis Peters che, come scrive l’autrice, si fa: «portavoce di una riflessione più ampia e profonda, portando il lettore a identificarsi con i pensieri e le azioni di personaggi diversi, a comprendere come alcuni fra quei princìpi, ideali e meccanismi siano universali e comuni, riconoscibili e accettati tanto in epoche passate quanto nel presente».
Giulia Panzanelli
SHARE THIS STORY ANYWHERE
Join the community
Iscriviti alla nostra community ed entra a far parte dei medievaleggianti.
social media
Seguici sui social per rimanere aggiornato su storia, curiosità ed eventi!

