Se c’è un anno importante per gli uomini del Medioevo, un anno che ha creato tante aspettative, questo non è, come comunemente si pensa, il Mille, bensì il 1260. In questo anno avvenne la battaglia di Montaperti (4 settembre) dove si scontrarono le fazioni guelfe e ghibelline d’Italia e che vide prevalere la fazione ghibellina. Ma a livello spirituale il 1260 avrebbe dovuto segnare l’inizio dell’Era dello Spirito secondo la divisione del tempo fatta dall’abate Gioacchino da Fiore, quindi esplosero diversi movimenti di attesa escatologica, ossia di aspettativa del destino ultimo dell’uomo. Uno dei più famosi fu il movimento dei flagellanti, caratterizzato da: processione, penitenza pubblica e flagellazione. Per la prima volta a Perugia furono riuniti questi tre elementi, e ciò che accumunava i flagellanti era la speranza che a breve sarebbe stato instaurato sulla terra un regno migliore. Questo genere di movimenti nacquero spontaneamente un po’ ovunque in Europa.

Questa lunga digressione serve a spiegare il contesto della nascita del movimento apostolico dei dolciniani (per capirci, l’eresia abbracciata da Remigio da Varagine e Salvatore ne Il nome della rosa). Il movimento nacque a Parma ad opera di un certo Gerardo/Gherardo Segarelli/Segalello. Su di lui non si sa praticamente niente, la sua nascita viene collocata attorno al 1240 e probabilmente era originario di una famiglia del contado parmense, e pare che nel 1260 Segarelli abbia chiesto di entrare proprio nel convento francescano di Parma ma non venne ammesso. La ragione di questo rifiuto ci viene fornita da una delle più importanti fonti della fine del Duecento, la Chronica del frate francescano Salimbene de Adam; secondo quanto riportato Segarelli sarebbe stato respinto per la sua ignoranza dei testi sacri e della liturgia e questo non deve stupire poiché a seguito della morte di San Francesco l’ordine mendicante assunse un stato più istituzionale e in parte perse la sua vocazione all’accoglienza degli umili. Cosa fece Segarelli dopo questo rifiuto? Si spogliò di tutti i suoi averi donando il ricavato ai bisognosi, s’inventò un abito religioso che avrebbe dovuto richiamare le vesti degli apostoli e si aggirò per la città e la campagna esortando alla penitenza. La conversione alla povertà probabilmente traeva le sue origini dalla frequentazione della chiesa francescana di Parma, per assimilazione e meditazione sui temi uditi sia dalla predicazione minorita sia da contatti personali. Proprio per sottolineare la sua ignoranza Salimbene racconta che Segarelli usava storpiare la sentenza “Penitentiam agite” (Fate penitenza) in “Penitençagite”. Il suo stile di vita e la sua predicazione fecero subito dei proseliti e il movimento prese il nome di Ordo Apostolorum. La dottrina di Gerardo è stata vista come la pratica della vita apostolica, con l’aggiunta della predicazione della penitenza, proprio in funzione dell’approssimarsi del regno dei cieli; le dottrine di Gioacchino da Fiore sono presenti ma in maniera confusa. Questa dottrina così semplice e indefinita potrebbe dimostrare una libera adesione interiore ai precetti evangelici e alla volontà di Dio. Il nuovo movimento prosperò, grazie anche alla benevolenza del vescovo della città, l’unica opposizione fu fatta proprio dai francescani. Solo con l’ascesa di Bonifacio VIII (1294) la situazione degli apostolici mutò; nell’ottobre 1296 il papa emanò una bolla diretta ai vescovi e indirizzata contro tutti coloro che giravano mendicando e predicando senza alcuna autorizzazione; si scagliò duramente contro i prelati  giudicati negligenti nella caccia all’eretico e la bolla stessa sancì definitivamente la classificazione dell’Apostolico come eretico. Nel 1299 arrivò a Parma un inquisitore domenicano ad indagare sul fenomeno apostolico. Nel luglio 1300 Segarelli morì sul rogo.
Ma questa non fu la fine del movimento apostolico che rinacque grazie a una persona dal nome “dolce”.
Giulia Panzanelli.
Per approfondire:
D’ALATRI MARIANO, La Cronaca di Salimbene: personaggi e tematiche, Istituto storico dei Cappuccini, Roma 1988.
ORIOLI RANIERO (a cura di), Fra Dolcino: nascita, vita e morte di un’eresia medievale, Jaca Book, Milano 1984.
SPAGGIARI PIER LUIGI, Il giullare del vescovo. L’avventura terrena di Gherardino Segalello,  Azzali editore, Parma 1997.