La storia della religiosità medievale è complessa. A fronte di una narrazione per ovvi motivi lineare che se ne fa a scuola, quando si approfondisce un minimo il discorso si scopre che tra eresie e pensatori ortodossi, ma critici di certi aspetti, emerge un quadro molto più articolato. In questo articolo proverò a introdurvi il pensiero di Jan Hus, riformatore originario della Boemia morto sul rogo nel 1415. 

Il pensiero del teologo boemo fu fortemente influenzato da un altro personaggio di origini inglesi: John Wyclif.

Le teorie di quest’ultimo ebbero grande diffusione in Boemia quando, a seguito del matrimonio di Anna di Boemia con il re d’Inghilterra Riccardo II, molti boemi iniziarono a frequentare l’università di Oxford e a confrontarsi con questi temi. 

Già il pensiero dei riformatori boemi precedenti Hus presentava delle affinità con il pensiero di Wyclif, ma i primi credevano che il popolo stesso sarebbe stato lo strumento attraverso il quale la Chiesa si sarebbe rinnovata; l’inglese, invece, contava anche sull’appoggio statale. 

Jan Hus attinge costantemente dalle idee di Wyclif, rivedendo e rielaborando in base alla propria visione. Ad esempio, per quanto riguarda le indulgenze: l’inglese ne aveva negato la legittimità, mentre il boemo ne denuncia gli abusi e la destinazione per una crociata.
Oppure, riguardo alla transustanziazione che il primo negava, in quanto la permanenza del pane dopo la consacrazione era solo sacramentale, Hus, invece, insegnò sempre che dopo la consacrazione il pane era transustanziato. 

Fondamentale nel pensiero di Hus è il concetto di verità, quella di Dio nel suo aspetto liberatore e che quindi si identifica con l’opera di Cristo. La verità si rivela nella coscienza, e si segue la retta via solo quando si ascolta la propria coscienza, ossia quando questa è in linea con i criteri della Scrittura e della tradizione. 

Quindi coscienza, Scrittura e tradizione sono i concetti sui quali si fonda il pensiero di Hus e hanno un denominatore comune: la legge di Cristo. Quest’ultima è l’unica legge a cui l’uomo deve rispondere e attenersi, e inoltre è sufficiente a guidare la Chiesa. 

Il boemo riprende da Wyclif il concetto di obedientia resistiva, ossia: si resiste a ordini malvagi per compiere la volontà divina. Predicazione di Jan HUs

Per quanto riguarda il concetto di predestinazione, in Hus si configura, al contrario, come libera iniziativa di Dio liberatore. La dannazione è una delle due alternative possibili della fine, Dio è consapevole che alcuni non risponderanno alla sua chiamata e quindi l’eterno castigo è  l’effetto di scelte irresponsabili dell’uomo, frutto del peccato personale. 

L’ecclesiologia del boemo si fonda sulla nozione di Chiesa come comunità dei predestinati. Di conseguenza, se la vera Chiesa è formata dalla comunità di predestinati allora la distinzione fra clero e laicato perde fondamento. 

Ma Hus si spinge oltre sostenendo che gli officianti, i chierici, possono rivendicare i loro diritti solo se convincono la comunità delle loro vite virtuose. Questo concetto di predestinazione viene espresso nella sua opera più importante, il De ecclesia, composta attorno al 1413, dove la predestinazione è presentata come un incentivo a condurre una vita retta.

Il riformatore scrive anche di due tipi di grazia: una è in rapporto alla giustizia terrena e al perdono dei peccati, la seconda è quella che predestina alla salvezza e alla beatitudine eterne. 

Hus sostiene che se la Chiesa romana è quella che non si è mai discostata da Cristo, di conseguenza risulta evidente che essa non si identifichi con il papa e i cardinali, che possono errare; a questa affermazione segue un elenco dei peccati della Chiesa di Roma. 

Jan Hus non arriva mai a identificare l’Anticristo con un singolo personaggio storico ma come una manifestazione che riemerge periodicamente nella storia umana; non si spinge mai a parlare del papa come Anticristo.

Come avete letto, le posizioni di Jan Hus non erano sicuramente accettabili dalla Chiesa che, appunto, reagì condannando il teologo al rogo, ma le idee del boemo non morirono con lui. La rivoluzione hussita prima e il pensiero trascinante di Lutero, che prese Hus come esempio, fecero sì che l’ideale del boemo tutt’oggi non sia stato dimenticato.

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

MOLNAR AMEDEO, Jan Hus: testimone della verità, Torino, Claudiana, 2004

ŽAKOVÁ ANEŽKA, Jan Hus fra tradizione e rivoluzione, Aracne, Canterano (Roma) 2017

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Written by : Redazione

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