«Te lo ripeto, e non dubitare del contrario, che se ci fosse l’usanza di mandare le bambine a scuola e di insegnare loro le scienze come si fa con i bambini, imparerebbero altrettanto bene e capirebbero le sottigliezze di tutte le arti, così come essi fanno »

 

Questa citazione, che per noi risulta molto “moderna”, è tratta da un’opera eccezionale, scritta da una donna altrettanto straordinaria.

Tra le donne “eccezionali” del Medioevo vi è sicuramente Christine de Pizan, italiana naturalizzata francese vissuta a cavallo tra XIV e XV secolo, che riuscì a farsi strada grazie alle sue doti di scrittrice in un mondo prettamente maschile. Sono numerosissime le sue opere, pensate che le fu commissionata anche la biografia di re Carlo V di Francia, subito dopo la sua dipartita, e questo farebbe di lei anche la prima storica! 

Ma l’opera protagonista di questo articolo è il suo testo più noto e innovativo: La città delle dame (Livre de la Cité des Dames), un testo che ha tra i suoi scopi quello di riabilitare le donne, un’opera considerata da molti protofemminista, forse a ragione, ma non mi addentrerò in questo discorso.

Scritta tra il 1404 e il 1405, quest’opera è una raccolta di vite di donne illustri e virtuose le cui storie servono a dimostrare come il genere femminile non sia secondo a nessuno, non sia portatore di tutti i mali e che le donne possono fare tutto quello che fanno gli uomini, a patto che gliene venga data la possibilità. Già da queste poche righe capite bene che messaggio forte stia mandando l’autrice. 

Il forte messaggio arriva fin dal titolo dove il termine dame non viene usato a sproposito: la parola, nell’intento di Christine de Pizan, non indica una donna di nobili natali ma di spirito nobile e nella sua città potranno trovare rifugio tutte le donne a prescindere dalla classe e dalla ricchezza.

La parte più programmatica di quest’opera è sicuramente il prologo che si apre sull’autrice preda della malinconia dopo aver letto il libro di Mateolo, Liber lamentationum, che elenca tutte le miserie della vita matrimoniale dandone la colpa alle donne. A questo punto le appaiono tre dame, tre messaggere di Dio ( lei è degna di ricevere la loro visita per via del suo amore per lo studio) che sono: Ragione, Rettitudine, Giustizia.

Ragione ha nella mano destra uno specchio che può rivelare, a chiunque vi si rifletta, l’essenza del proprio io ma anche la misura di tutte le cose. Il suo compito è quello di aiutare Christine a scavare le fondamenta di questa città attraverso le storie delle grandi regine, guerriere, dame sapienti. 

Rettitudine, invece, regge una retta luminosa, come quasi fosse uno scettro, simbolo della giusta misura, e con questo separa la ragione dal torto, il bene dal male e servirà all’autrice per misurare gli edifici della città che sta costruendo. Le storie che Rettitudine narrerà saranno di donne esempi di pietà filiale, castità, fedeltà in amore e forza caratteriale.

Infine, Giustizia tiene in mano una coppa d’oro che serve a misurare ciò che è dovuto a ognuno. Il suo compito è non solo aiutarla a finire la sua opera con la costruzione di torri  e palazzi, ma anche di popolare la città con le storie di sante e martiri e di accogliere la Vergine Maria come loro regina. 

Una volta elencati i compiti di Christine, Ragione invita la scrittrice a cominciare a scavare nel Campo delle Lettere con la zappa della sua intelligenza. Ma prima di tutto, per costruire bisogna pulire il terreno scelto, bisogna levare le pietre metafora dei pregiudizi e dei luoghi comuni sulle donne che le danneggiano e basta. Una volta compiuta questa operazione, si può posare la prima pietra delle fondamenta che è la regina Semiramide: tradizionalmente rappresentata come esempio di lussuria e inganno, nella Città di Christine diventa una figura eroica, una vedova, come l’autrice stessa, che sa governare e combattere. la città delle dame, ingresso

Oltre a Semiramide troviamo tantissime altre storie di donne, vi faccio un breve elenco per darvi un’idea: Saffo, Medea, Lavinia, Sibilla Cumana, Tisbe; accanto a queste figure più o meno mitiche troviamo anche personaggi storici come: Isabella di Baviera, sposa di re Carlo VI di Valois, Margherita di Borgogna, Bianca di Castiglia; o anche personaggi letterari più vicini a Christine: Lisabetta da Messina e Ghismunda, celebri protagoniste di due novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio. E proprio quest’ultimo è una delle fonti per l’opera di Christine de Pizan con il suo De mulieribus claris (Sulle donne famose), in cui propone una serie di biografie di donne del passato precristiano da cui trarre esempio e che forniscono una fonte d’ispirazione per l’autrice. Inoltre, Boccaccio sostiene che alle donne vada impartita un’educazione quantomeno religiosa e che alle giovani sia data la possibilità di scegliere della propria vita. Non una posizione radicale come quella di Christine de Pizan, ma che comunque sostiene il principio di base dell’autrice: le donne devono poter scegliere. 

Concludendo, la Città delle dame è un luogo perfetto che non dovrà mai decadere nonostante i continui attacchi dei nemici e non cadrà mai perché la sua natura è tale che proteggerà le sue abitanti dalla violenza maschile, da una società maschilista che non educa le donne. La forza di questa città risiede nella natura divina e l’autrice invita le donne a rallegrarsi: «tutte e gioite della nostra nuova Città che grazie a Dio è già tutta, o per la maggior parte, costruita e quasi interamente popolata. Rendete grazie a Dio che mi ha condotta a questa grande impresa: costruire per voi un alloggio onorato, dimora eterna fino alla fine del mondo, in una città fortificata ».

 

Giulia Panzanelli 

 

Per approfondire: 

MARIA GIUSEPPINA MUZZARELLI, Un’italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan, intellettuale e donna, Il Mulino, Bologna 2017.

CHRISTINE DE PIZAN, La città delle dame, a cura di Patrizia Caraffi, E. J. Richards, Milano 1977

Christine de Pizan. Una città per sé, a cura di Patrizia Caraffi, Carocci, Roma 2003

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Written by : Redazione

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