Il nostro immaginario della guerra nell’età medievale è stato plasmato soprattutto dalla cinematografia: nella nostra mente si annidano immagini di grandi battaglie campali tra schieramenti contrapposti ed estenuanti assedi che si prolungano per settimane sotto una pioggia incessante. Siamo proprio sicuri che le cose funzionassero in questa maniera?
Dobbiamo innanzitutto dire che non esiste un’unica maniera di condurre la guerra nel Medioevo. Le differenze temporali e regionali sono preponderanti: cambiano gli armamenti, il reclutamento degli armati e le costruzioni difensive. In questo breve articolo affronterò quattro aspetti inerenti la storia militare della penisola italiana del XV secolo: la cavalleria, la fanteria, i sistemi di artiglieria e quelli di difesa.
La cavalleria era organizzata intorno alla lancia: essa costituiva l’unità minima di combattimento negli eserciti italiani del ‘400. Questa struttura rimase inalterata fino al 1450, quando iniziò ad essere affiancata da altri sistemi di organizzazione. In Italia le lance classiche erano composte da due armigeri e un paggio, oppure da un armigero, un serviente detto anche palafreniere e un paggio; quest’ultimo aveva il compito di preparare i cavalli di riserva e di custodire le armi del cavaliere. Dopo la metà del ‘400, la cavalleria iniziò ad essere soppiantata dai fanti, processo che durò per tutte le guerre d’Italia.
Per quanto riguarda la fanteria, l’Italia del Rinascimento differiva molto dagli altri regni europei, dato che non erano presenti corpi di fanteria disciplinati come gli arcieri inglesi o i picchieri svizzeri. All’inizio del XV secolo queste truppe erano divise in tre differenti tipologie di armati: le lance di fanteria, i pavesieri ed i balestrieri. In questa fase la fanteria serviva solamente a difendere i cavalieri grazie ad una barriera costituita da uno scudo, il pavese appunto, dietro il quale la cavalleria si riorganizzava per lanciare la carica. Fino alla metà XV secolo questo ruolo rimase immutato ma, immediatamente dopo, condottieri del calibro di Francesco Sforza o di Braccio da Montone, addestrarono una fanteria d’assalto, detta di spada e di scudo.
Per quanto concerne la storia delle artiglierie, nella penisola italiana è stato ipotizzato che il primo utilizzo si sia verificato nella battaglia campale di Castagnaro, avvenuta nel 1387. La storiografia ha lungamente discusso sull’effettiva funzionalità delle armi da fuoco. Ad esempio c’è chi sostiene che nella seconda metà del XV secolo l’uso dell’artiglieria ebbe più che altro una funzione di pressione psicologica sull’esercito avversario e sulla popolazione civile, e che le armi da fuoco portatili diventarono decisive solo nel ‘500. Per quanto concerne l’uso di queste armi, si può sostenere che si sia verificata una lenta ma graduale evoluzione, che proseguì nel contesto storico delle guerre d’Italia. Non si trattò di un processo rapido: infatti, se alla fine del ‘400 i fanti iniziarono ad usare, anche se in via del tutto eccezionale, lo schioppetto, esso era ancora di difficile manovrabilità.
Strettamente connesso con il tema delle artiglierie, troviamo quello delle fortificazioni. Nel corso del Rinascimento queste mutarono forma in seguito all’introduzione dei cannoni. Nell’Italia dell’epoca nacque un nuovo sistema di difesa: il bastione. Da un punto di vista tecnico le mura vennero abbassate e inspessite, inoltre il muro di cinta non era più verticale, acquisendo una notevole pendenza e venendo così chiamato muro a scarpa. In tal modo le palle di cannone, una volta colpito il sistema difensivo, venivano deviate verso l’alto. I più importanti lavori di adattamento in tal senso nella nostra penisola furono compiuti tra il 1450 ed il 1494.
In questo articolo avete visto come la storia militare nel Rinascimento italiano, sia differente dalla versione cinematografica. In un prossimo futuro, affronteremo questi aspetti della storia militare in maniera approfondita.
Andrea Feliziani
Per approfondire:
BARBERO ALESSANDRO, La guerra in Europa dal Rinascimento a Napoleone, Carocci Editori, Urbino 2003.
CONTAMINE PHILIPPE, La guerra del Medioevo, Il Mulino, Bologna 2011.
MALLET MICHAEL, Signori e Mercenari, Il Mulino, Bologna 2013.