L’Impero Bizantino, durante la sua lunga storia, attraversa varie correnti artistiche che grossomodo vengono incasellate in quattro grandi periodi: paleo-bizantino, iconoclasta, medio bizantino e tardo bizantino. Nel periodo paleo-bizantino, che dura dal 324 al 726 e segna il passaggio dalla tarda antichità romana all’affermazione della cultura bizantina, saranno centrali per la produzione artistica l’età teodosiana e la gloriosa età giustinianea. Il periodo iconoclasta, caratterizzato dalla lotta al culto delle immagini sacre, viene storicamente fatto iniziare con la salita al potere dell’imperatore Leone III nel 726 e terminare con l’affermazione della dinastia macedone nel 843. Il periodo medio bizantino è un momento di grande rinascita e vede la dinastia macedone al centro di questa situazione di benessere: la civiltà bizantina godette di prestigio culturale e religioso durante questo periodo, ma ottenne anche successi militari che diedero una forte stabilità ai confini dell’impero, che i successivi sovrani non conosceranno. L’età macedone è caratterizzata dal recupero della tradizione greco-romana e la regolamentazione dell’arte sacra. Segue l’età dei Comneni, attraversata da profondi cambiamenti sia a livello artistico che politico: nel 1056 con la morte di Teodora termina la gloriosa dinastia dei Macedoni, che era iniziata nel 867 con la salita al potere di Basilio I. La stabilità territoriale successivamente al 1071 si fa critica, fino a giungere nel 1204 all’invasione latina della città di Costantinopoli e al conseguente sgretolamento dell’impero. Il periodo tardo bizantino va dalla riconquista di Costantinopoli nel 1261 da parte di Michele VIII Paleologo (1259 -1282), che s’impossessò della città praticamente senza combattere, alla definitiva conquista da parte degli arabi della città nel 1453.

Torniamo ora alle origini, all’anno 330, quando Costantinopoli diviene la nuova capitale dell’Impero Romano. L’imperatore Costantino (274-337) decise di donare il proprio nome alla nuova capitale dell’impero e scelse per essa un luogo strategico: l’antica cittadina di Bisanzio. Questa si trovava in una posizione geografica perfetta, in quanto situata su un promontorio che andava a chiudere l’imbocco del canale del Bosforo. La nuova capitale si sviluppò triplicando l’estensione del precedente impianto urbano di Bisanzio dove prima si estendeva la necropoli, mentre di fronte alla porta di Tracia sorse il monumentale Foro di Costantino a segnare il confine tra la città antica e il nuovo spazio urbano. Purtroppo questa zona nel corso dei secoli fu devastata da incendi e terremoti, per cui oggi del foro ci rimane soltanto la colossale colonna di porfido.


Dalle fonti è stato possibile ricostruire l’impianto architettonico della vasta platea del foro, pavimentata da lastre di marmo e delimitata da portici semi angolari colonnati a due piani, in corrispondenza di due monumentali archi, uno rivolto verso la porta di Tracia e l’altro verso la via Mese
, la grande strada porticata che attraversava il centro cittadino. Purtroppo è andato invece completamente perduto l’arredo statuario del foro che Costantino fece arrivare da tutte le città dell’impero, distrutto dagli incendi, dai vandalismi del periodo iconoclasta e infine dai Latini nel 1204, che fusero ciò che restava della statuaria bronzea a Costantinopoli. Per ricostruire idealmente come poteva essere costituito possiamo fare riferimento a documenti di tipo grafico, tra cui il gruppo di disegni realizzati da Lammbert de Vos, artista fiammingo che soggiornò a Costantinopoli tra il 1574 e il 1575. In uno di questi disegni raffigurante la colonna di Arcadio, anch’essa situata nel foro, è possibile ammirare la riproduzione delle forme, dei decori e dei loro dettagli raffinatissimi, tanto da riuscire addirittura a riconoscerne le ambientazioni, fornendoci così una sintesi monumentale del centro di Costantinopoli. Tra le varie scene si scorge la rappresentazione a volo d’uccello del Foro di Costantino, racchiuso in una struttura circolare schematizzata, probabilmente la rappresentazione dei portici. All’interno del cerchio è possibile riconoscere i lineamenti di alcuni gruppi scultori descritti dalle fonti, tra cui la colonna di Costantino.

Proprio sulla colonna, l’11 maggio 330, ovvero il giorno dell’inaugurazione della città, fu posta una colossale statua in bronzo dorato di Helios, statua che probabilmente proveniva dalla Frigia. Interpretando le fonti è possibile leggere questa opera come un emblema che va a esaltare la maestosità del fondatore della città, ovvero Costantino. Nella Tabula Peutingeriana (Fig. 1) possiamo trovare la rappresentazione di questo monumento perduto: la divinità era rappresentata con il capo cinto da un diadema raggiato, teneva sulla mano sinistra il globo mentre con la destra impugnava una lancia. La Tabula Peutingeriana è una copia del XIIXIII secolo di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’impero e dove è rappresentata Costantinopoli è individuabile il profilo della colonna in questione, con accanto la figura della Tyche, la personificazione della Fortuna di Costantinopoli, alla quale viene attribuito l’appellativo di Anthousa, “la florida”, in analogia con la Flora romana. Questa raffigurazione è possibile ritrovarla anche su una moneta del tempo, un multiplo d’argento coniato nel 330 proprio alla zecca di Costantinopoli, dove sul dritto è raffigurata la testa diamantata di Costantino, mentre sul rovescio tra due scritte verticali (DN CONSTATINUS e MAX TRIUMP AUG; nell’esergo MCONST), l’immagine della Tyche Anthousa. Questa figura avvolta in un drappo ha il capo velato, coperto dal modio (un copricapo cilindrico), ed è raffigurata seduta su un trono con alto schienale, nell’atto di sostenere una cornucopia e con un piede posato sulla prua di una nave, simbolo delle attività marine della città (Fig.4). Il profilo di Costantino inciso sulla moneta ha elementi di individualismo fisionomico – questo ritratto dell’imperatore è stato confrontato con la statua del medesimo oggi conservata al Museo Archeologico di Istanbul – anche se percepiamo un’aurea idealizzata, che viene accentuata dallo sguardo rivolto verso l’alto.

Fig. 1 – Tabula Peutingeriana

La colonna di Costantino è stata più volte danneggiata in seguito ai vari terremoti che colpirono la città. L’imponente statua di Costantino-Helios posta sopra la colonna di porfido cadde al suolo distruggendosi a causa di una tempesta nel 1106, venendo poi sostituita da Manuele I Comneno (1143-1180) con una croce: la colonna di Costantino ed altre che si innalzavano nel centro cittadino venivano considerate il simbolo della fondazione di Costantinopoli e l’esistenza stessa dell’Impero Bizantino (Fig.2). Sotto il basamento del monumento erano anche state deposte alcune reliquie cristiane e pagane molto venerate. Oggi la colonna porfirea dei suoi 37 metri di altezza ne conserva 34,80 rispetto al moderno manto stradale, modificata nelle sue proporzioni non tanto nello spessore, ma quanto nella sostituzione del capitello, realizzato, come ci indica l’iscrizione, al tempo di “Manuele il pio imperatore”. Un involucro in muratura ottomana ne deturpò l’originalità della base verso la fine del Settecento: un altro dei disegni realizzati da Lambert nel 1575 ci mostra l’alto basamento della colonna, posto su una piattaforma sopraelevata da quattro gradini, decorata solo nella parte inferiore da un motivo cassettonato arricchito da elementi floreali. Tuttavia già nel disegno è possibile individuare una frattura.

Fig. 2 – Ipotesi ricostruttiva della colonna.

L’eccezionalità della colonna è ulteriormente confermata dalle decorazioni del fusto scandito orizzontalmente da ghirlande d’alloro gemmate, che nascondono la struttura composita dei 7 tamburi di porfido. Il motivo decorativo ad alloro va a sottolineare il valore trionfale che la colonna rappresenta, e sembra inoltre essere un unicum.

È stata avanzata l’ipotesi che l’imperatore abbia fatto arrivare la colonna e altri materiali di porfido da Roma, ma è più verosimile la teoria secondo la quale la colonna sarebbe stata commissionata agli opifici attivi nell’orbita delle cave del Mons Porphyrites, a quel tempo in piena attività. La colonna, un tempo sosta obbligata lungo il percorso delle processioni imperiali, ora è la fermata di un caratteristico tram della città di Istanbul.

Benedetta Lisotti

Per approfondire:

BARSANTI CLAUDIA, Costantinopoli: testimonianze archeologiche di età costantiniana, in Costantino il grande dall’Antichità all’Umanesimo, Atti del Colloquio sul Cristianesimo nel mondo antico, a cura di Giorgio Bonamente e Franca Fusco, Università degli studi di Macerata, Macerata 1992.

DAGRON GILBERT, Costantinopoli. Nascita di una capitale (330-441), Einaudi, Torino 1991.

MANGO CYRIL, Architettura bizantina, Electa, Milano 1976.

MANGO CYRIL, La civiltà bizantina, Milano, 1991.

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Written by : Redazione

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2 Comments

  1. Alessandro Fascinari 10 Maggio 2021 at 21:28 - Reply

    Eccellente disanima

  2. Elisa 10 Maggio 2021 at 22:49 - Reply

    bellissimo articolo! davvero interessante

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