Chissà se Andrzej Sapkowski, il 72enne scrittore polacco dalla cui penna è nato il personaggio di Geralt, si aspettava questo successo quando, nel lontano 1985, presentò il racconto Lo strigo ad un concorso letterario indetto dalla rivista Fantastyka?
Il racconto ebbe abbastanza successo da spingere lo scrittore e la rivista a continuare la collaborazione, per portare nuove storie del personaggio su carta, ma probabilmente non si aspettavano che si sarebbe trasformato in un successo planetario, che avrebbe invaso media così diversi tra loro.
Pur essendo stata la saga letteraria di The Witcher a conquistare i cuori di molti lettori, partendo dall’Est Europa per poi sbarcare fino a Stati Uniti e Giappone, è innegabile che è stata la versione videoludica a far conoscere il personaggio e le sue avventure al grande pubblico.
Lascerò quindi il piacere di parlarvi delle sue gesta letterarie a Valérie Morisi mentre noi andremo ad analizzare le opere derivate, in particolare la trilogia di videogiochi.
Ci sono due categorie di trasposizioni della saga di Geralt: una basata sui racconti di Sapkowski, in cui vengono riprese con vari gradi di fedeltà le situazioni già incontrate dai lettori, ed una più libera, in cui i protagonisti si trovano in situazioni completamente nuove. Due categorie che hanno portato i fan a riconoscere la presenza di non una, ma due linee narrative ben distinte, come due mondi paralleli, che coesistono senza incontrarsi mai.

Nella prima categoria rientrano le trasposizioni sul grande e sul piccolo schermo. Oltre alla versione prodotta e distribuita dalla piattaforma Netflix l’anno scorso, di grande successo ma colpita da varie critiche per la scelta di impiegare alcuni attori poco somiglianti alle descrizioni dei libri, venne intatti realizzata un’altra serie, ed un film introduttivo, nel 2002 intitolata Wiedźmin. Mentre la nuova serie, pur non essente da critiche, è stata un successo di pubblico ed è stata apprezzata dallo stesso Sapkowski, la vecchia è stata un flop sia dal punto di vista commerciale che di critica, tanto da spingere l’autore a “disconoscerla”. Entrambe queste serie, comunque, si basano non sui romanzi di The Witcher ma su una serie di storie brevi, che fungono da introduzione alla saga vera e propria. Sempre partendo dalle trame di queste storie brevi è stata realizzata una serie a fumetti, autoprodotta da Sapkowski.
Quando arriviamo alla storia dei videogiochi, invece, la trama si complica. Realizzati dalla software house polacca CD Projekt RED, che acquistò i diritti per la trasposizione videoludica nel 2002, i giochi della serie di collocano temporalmente dopo l’ultimo libro della saga, e sebbene ne riprendano personaggi ed ambientazione, gli eventi in essi raccontati sono totalmente inventati dagli sceneggiatori della serie.
Lo stesso autore, durante una intervista, ha dichiarato: «The Witcher è un videogioco ben fatto, il suo successo è largamente meritato e i suoi creatori meritano tutto il fasto e gli onori del caso. Ma non potrà mai essere considerato una ‘versione alternativa’ né un ‘sequel’ delle storie dello strigo Geralt. Questo perché solo il creatore di Geralt può deciderlo. Un certo Andrzej Sapkowski.»
Una sorta di linea temporale alternativa, che consenta ai due prodotti, videogioco e romanzo, di coesistere ma di potersi eventualmente muovere in direzioni diverse. Questo risulta estremamente importante soprattutto per la parte videoludica. Come in molti giochi di ruolo sviluppati su più episodi, come per esempio la saga di Dragon Age o quella di Knights of the Old Repubblic – parte del vecchio universo espanso di Star Wars – il giocatore si può trovare davanti a scelte e finali diversi nel corso delle avventure, decisioni che oltre ad avere un impatto nel corso del gioco possono essere riprese anche nei sequel, tramite un sistema di salvataggio o di interazione con dei personaggi che hanno il ruolo di storici durante il gameplay. Un sistema, quindi, che tiene conto delle scelte del personaggio del giocatore, ma che difficilmente potrebbe essere messo in atto se la trama dovesse seguire un copione preimpostato, come appunto quello dei romanzi.
Anche per questa linea di trama è stata realizzata una serie a fumetti, affidata stavolta alla casa editrice statunitense Dark Horse Comics, che riprende alcuni degli eventi dei giochi.
Due saghe, quindi, ben distinte tra di loro. Ma entrambe ci hanno fatto amare questi personaggi e di entrambe speriamo che escano presto i seguiti. O perché no, una terza linea temporale completamente nuova!
Dario Medaglia

 

 

 

Per Approfondire:
https://medievaleggiando.it/maghe-principesse-e-guerriere-il-femminile-nella-saga-di-geralt-di-rivia/ – lo splendido articolo sul ruolo delle donne nel mondo di The Witcher da parte di Valérie Morisi