Questa settimana inauguriamo una nuova sezione di Medievaleggiando, dedicata alla recensione di romanzi storici (emergenti e non). Oggi vi parliamo del romanzo storico L’ultimo Paleologo, pubblicato nel 2018, a firma dello scrittore Emanuele Rizzardi.
Dovete sapere che i Paleologi sono l’ultima dinastia regnante su Costantinopoli (XI-XVI sec.) prima della sua presa da parte degli Ottomani nel 1453. Infatti proprio a partire da questo anno inizia il romanzo di Rizzardi. È ambientato a Costantinopoli, proprio nei giorni dell’assedio, con Costantino XI Paleologo (1437-1453) che assieme alle sue truppe cerca di difenderla. Successivamente ci spostiamo nella città di Kutaisi, in Georgia, dove il nostro protagonista, e cugino dell’imperatore, Alessio Paleologo (da qui il titolo del romanzo L’ultimo Paleologo) si reca perché inviato dal Basileus per ottenere aiuto: l’ultima speranza di salvare la capitale dell’impero d’Oriente. Come sappiamo Costantinopoli verrà presa, Alessio Paleologo rimarrà quindi in Georgia e vivrà la sua vita con l’amico Bagrat e la moglie Tamar, tra guerre e periodi di pace. La voce narrante è di un personaggio che ha vissuto quegli eventi direttamente, il prologo ed epilogo sono infatti datati nel 1477, ma non vi dirò di chi si tratta per non rovinarvi il colpo di scena finale!
Sono soprattutto tre i gli elementi che ho apprezzato di questo romanzo storico:
Ambientazione e periodo storico trattato. Non è infatti molto comune, tra i libri che ho letto, narrare il Medioevo greco, specialmente la sua fine e gli anni successivi. Un periodo pieno di cambiamenti e che varrebbe la pena approfondire di più. Inoltre, ambientarlo soprattutto in Georgia è sicuramente un’idea originale. Un’ambientazione, a mio parere, molto suggestiva. 
L’umanità dei personaggi. Per gran parte delle figure ho provato compassione, anche per i nemici e gli antagonisti. Tutti hanno una storia alle spalle e durante il racconto si rivelano realmente umani e con un loro passato che ti spinge anche a comprenderli.
La presenza femminile. Questo elemento è strettamente personale: data la mia specializzazione estremamente legata alle donne nel Medioevo, ho davvero notato e apprezzato una forte presenza dei personaggi femminili. Le ho sentite protagoniste del romanzo e determinate, sono combattive e spesso salvano la situazione. In particolare mi sono affezionata molto al personaggio di Tamar, la moglie di Alessio Paleologo, determinata, combattiva e risolutiva. Una donna che tutte vorremmo essere e tutti vorremmo avere al nostro fianco.
La parte storica del romanzo è corretta e precisa, ciò denota una ricerca antecedente la stesura che dimostra la passione dell’autore per l’epoca trattata e per la scrittura. Noi di Medievaleggiando, oltre a recensire la sua opera, abbiamo deciso di intervistarlo per sentire proprio dall’autore com’è nata l’idea dei suoi romanzi
  • Buongiorno Emanuele, grazie per essere qui con noi oggi. Lei ha scelto di intraprendere la strada dell’autore: cosa l’ha spinta a dedicarsi alla scrittura?
Che cosa posso dire? Non c’è una risposta univoca, ma l’esigenza di mettere qualcosa su carta viene, banalmente, dalla volontà di raccontare una storia, di trasmettere qualcosa ad un pubblico con mezzi superiori alle semplici parole. Ho scritto molto, da sempre, ma la mia prima pubblicazione effettiva è stata nel 2018 con il mio primo romanzo storico “L’ultimo Paleologo”.
  • Pur avendo un percorso accademico diverso, ha pubblicato due romanzi storici. Come ha scoperto la sua passione per la storia?
Lo studio e la ricerca storia sono delle questioni che mi hanno accompagnato da sempre, perciò il dubbio era semplicemente se concentrarmi sui romanzi storici, oppure sui saggi storici. Penso di non avere un grande talento saggistico, perché non potrei dire nulla di più di quanto già sappiamo, ma sono sempre stato molto bravo a scrivere e realizzare situazioni di pura fantasia. Perciò mi sono gettato nel mondo dei romanzi.
  • Entrambi i suoi romanzi sono ambientati nel Medioevo bizantino. Perché ha scelto questo periodo storico? Cosa l’ha affascinata?
Il mondo “bizantino” ha un interesse del tutto particolare per me perché è un periodo molto bistrattato nel mondo Occidentale, specialmente in Italia. A scuola la fine dell’Impero Romano è di solito studiata in maniera superficiale, facendo passare l’idea che la civiltà grecoromana sia sparita in un istante a causa delle spinte dei Germani. la storia, naturalmente, è molto più complessa. La società “bizantina”, se così possiamo definirla, è cambiata nel tempo, l’impero si è evoluto, mutato attraverso dinamiche le cui conseguenze arrivano fino ad oggi. Diffondere la cultura bizantina in Italia e fare luce su un periodo per troppo tempo ignorato è la cosa che mi preme maggiormente. Concludendo, il Medioevo bizantino merita maggiore attenzione rispetto a quello occidentale perché la sua storia è stata particolarmente svilita, quasi ignorata, e abbiamo ancora moltissimi altarini da abbattere.
  • Quale metodologia di ricerca ha adottato per scrivere i romanzi? Su quali fonti si è basato?
Le fonti sono varie e cambiano in base al romanzo, ma se parliamo in generale, prediligo fare una scrematura su quelle del tempo, per avere un’idea di cosa fu veramente scritto, poi mi concentro su dati più moderni, che magari sono liberi dalle influenze politiche del signore di turno, o dalla corruzione del tempo. La ricerca è un campo fondamentale, bisogna leggere e aggiornarsi in continuazione. È proprio un lavoro a tempo pieno.
  • In conclusione, ha nuovi progetti per il futuro? Sta lavorando a nuovi romanzi?
Certamente, ho in lavorazione un importante romanzo sugli ultimi anni dell’imperatore Teodosio. Sto andando volutamente a rilento per dare tempo a questa brutta situazione di sistemarsi, non sono uno che sente la necessità di pubblicare in ogni momento.
Ringraziamo Emanuele per la bella chiacchierata. In conclusione si può dire che “L’ultimo Paleologo” di Emanuele Rizzardi è una lettura originale, leggera, veloce e con colpi di scena eclatanti, che lascia sempre in attesa e che consiglio se ci si vuole totalmente immergere in un altro periodo storico e in un’altra parte del mondo. 
Eleonora Morante