Il Decameron è uno dei più grandi capolavori della letteratura italiana e una delle opere più note del Medioevo. Si tratta di una raccolta di cento novelle che i dieci membri della lieta brigata narrano per dieci giorni allo scopo di intrattenersi durante una fuga in campagna, programmata per sfuggire alla Peste che impazza per le vie della Firenze del ‘300.

Se da un lato le novelle hanno lo scopo di intrattenere i destinatari dei racconti, oltre che gli stessi lettori del Decameron, dall’altro esse hanno anche la funzione di trasmettere un insegnamento, secondo la pratica oraziana del “miscere utile dulci” ossia “unire l’utile al dilettevole”. Il Decameron è quindi un’opera in cui si piange e si ride molto. Ma vediamo insieme quale valore assumono il pianto e la risata nel capolavoro di Giovanni Boccaccio.

Lo studioso Fabio Ceccarelli ha analizzato il fenomeno della risata come pratica antropologica e sociale e ha analizzato i meccanismi di inclusione e di esclusione che stanno alla base del riso e del sorriso. Dai suoi studi è infatti risultato che le due pratiche hanno un valore completamente distinto. Il sorriso è un meccanismo che crea una forma di inclusione sociale positiva tra colui che lo mette in pratica e colui che lo riceve. Al contrario, alla base del riso vi è un meccanismo di inclusione negativa, perché se da un lato esso crea un legame ed un riconoscimento tra coloro che ridono, dall’altro il riso implica che vi sia qualcuno, lo zimbello, che ne resta escluso. Dunque coloro che ridono si accolgono e riconoscono reciprocamente, gli esclusi sono invece giudicati come inadeguati, la risata sancisce il loro insuccesso rispetto alla situazione affrontata.

Sono molti i campi di applicazione del riso, che spesso si mostra come pratica estremamente aggressiva. Tra i principali troviamo il motto, una battuta spiritosa, spesso arguta e pungente. Nel Decameron, la risata nasce dalla sospensione della quotidianità e dal clima festivo, garantito dall’evasione in campagna. Tuttavia ad assicurare il funzionamento del meccanismo sociale che è alla base della convivenza dei dieci membri della brigata, vi è sempre il principio dell’onestà. Per questa ragione, anche una pratica scherzosa come il motto, richiede sempre di essere inglobata in una specifica casistica, che implica di tener conto di come, quando, dove e con chi si motteggia. Ecco perché ad essere spesso oggetto di trattamento comico sono i membri delle classi sociali inferiori. 

Un caso esemplare è quello della presentazione di Guccio Imbratta, servo di fra Cipolla, contenuta all’interno della novella 10 della VI giornata. Egli viene descritto con connotati comici e osceni. In casi di questo tipo, a suscitare il riso non è soltanto la caratterizzazione del personaggio, ma soprattutto l’uso espressivo del linguaggio da parte del narratore. È fondamentale infatti che ogni narratore raggiunga il pieno controllo delle facoltà espressive, così da poter trattare qualsiasi argomento senza svilire la propria dignità ed onestà. 

Così come il riso, anche il pianto viene considerato un fenomeno culturale. Nel Decameron si piange molto e per diverse ragioni. Il pianto non caratterizza solo i protagonisti delle novelle e i membri della brigata, ma talvolta a piangere sono gli stessi lettori. Nel Decameron si piange di gioia o di dolore, quando ci si sente persi, quando si viene giudicati da un superiore, ma soprattutto si piange per compassione. Il pianto caratterizza due delle eroine principali del Decameron: Ghismunda ed Elisabetta da Messina, rispettivamente protagoniste della novella 1 della IV giornata e della novella 5 della IV giornata.

Nel primo caso il pianto è al centro dell’episodio in cui Ghismunda si scontra con suo padre Tancredi, principe di Salerno, il quale ha scoperto che la figlia intrattiene una relazione amorosa con un membro della sua corte, di rango inferiore a quello della giovane donna. Il pianto svolge la funzione di distinguere i due personaggi. Mentre infatti Tancredi piange scompostamente, con molti singulti, alla maniera di un fanciullo, Ghismunda trattiene le lacrime in presenza del padre e si lascia andare al pianto solo quando le viene consegnato, in una coppa d’oro, il cuore dell’amante ucciso. Il pianto composto, sebbene copioso, della giovane ne evidenzia la grandezza dello spirito e la nobiltà d’animo e riesce a generare forte compassione e ammirazione nel lettore.

Anche nel caso di Elisabetta il pianto va a coronare la triste conclusione di un amore infelice. Lorenzo, amante di Elisabetta, viene ucciso dai vendicativi fratelli di lei. Dopo aver ritrovato il cadavere dell’amante, la giovane eroina riesce ad agire con fermezza, tagliando la testa del defunto e seppellendola in un vaso in cui fa cresce una pianta di basilico. Elisabetta si chiude sempre più in sé stessa e trascorre le sue giornate a piangere sul vaso, fin quando anche questo le viene sottratto dai fratelli. La giovane ragazza finisce per isolarsi completamente rispetto al mondo esterno, con il quale rompe ogni forma di comunicazione linguistica. Alla chiusura di Elisabetta corrisponde l’assolutezza del suo pianto, unico strumento che resta alla fanciulla per comunicare il suo dolore illimitato.

Il pianto e il riso, nel Decameron, hanno il valore di un vero e proprio rito. Se da un lato è importante entrare in possesso degli strumenti che permettono di ridere di ogni cosa, allo scopo di risollevare lo spirito in un periodo luttuoso come quello della peste, dall’altro i membri della brigata cercano di ripristinare un’usanza, che durante il periodo del contagio, era stata abbandonata, quella di piangere i morti. Dunque i giovani narratori, nel tentativo di riprodurre in piccolo una forma di vita associata, riescono a dare nuova vita ad alcune delle fondamentali forme di convivenza e socialità che erano state abbandonate: il riso e il pianto. 

Antonia Paudice

Per approfondire:

GIOVANNI BOCCACCIO, Decameron, a cura di AMEDEO QUONDAM, MAURIZIO FIORILLA e GIANCARLO ALFANO, Bur, Milano 2017

ALFANO GIANCARLO, Introduzione alla lettura del «Decameron» di Boccaccio, Editori Laterza, Roma 2019

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Written by : Redazione

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