Le città hanno tutte, bene o male, uno o più luoghi che le identificano: a Roma c’è il Colosseo, a Londra il Big Ben, a Istanbul la moschea di Santa Sofia, a Pechino la Città Proibita, a Parigi la Tour Eiffel che è alla pari con un monumento molto più antico quale simbolo della Ville Lumière: la cattedrale di Notre-Dame.

La cattedrale, dalla sua costruzione in poi, rappresentava e rappresenta tutt’ora il cuore pulsante della città e lo divenne ancora di più dopo la pubblicazione del romanzo Notre-Dame de Paris dello scrittore francese Victor Hugo. Un libro che, assieme a Ivanhoe di Walter Scott, ha plasmato l’immaginario sul Medioevo dall’Ottocento in poi. Scopriamo com’è il Medioevo di Victor Hugo! Ma prima un po’ di storia editoriale e di trama.

Il nostro Victor scrive Notre-Dame de Paris a soli 28 anni, nel 1830, dandolo alle stampe l’anno successivo. Lo scrittore è un giovane pieno d’ideali che auspica il rinnovamento e la ripresa della Francia dopo il periodo rivoluzionario e napoleonico. È l’editore stesso, Charles Gosselin, a commissionargli un romanzo “alla moda di Walter Scott” quindi un libro ambientato nel Medioevo, ricco di sentimenti e avventure. I fatti della Rivoluzione di Luglio (avvenuta a Parigi nelle giornate del 27, 28 e 29 luglio 1830, durante le quali fu rovesciato l’assolutista Carlo X, ultimo sovrano della dinastia dei Borbone-Francia, e sostituito da Luigi Filippo I) influenzarono, come vedremo, lo scrittore che usa il suo romanzo anche per criticare la società in cui viveva (come fece anche in altri suoi libri).Frontespizio Libro

Riassumere la trama è un’impresa, proverò a proporvela brevemente invitandovi a leggere al più presto il romanzo, se ancora non lo avete fatto. 

Siamo a Parigi nel gennaio del 1482 e per le strade della città incontriamo i protagonisti di questa storia: Pierre Gringoire, drammaturgo squattrinato; Esmeralda, giovanissima gitana e abile ballerina che fa palpitare molti cuori a ; Claude Frollo, arcidiacono della Cattedrale di Notre-Dame e intellettuale versato nelle arti alchemiche; Quasimodo, campanaro della cattedrale affetto da deformità fisica; Phœbus de Châteaupers, capitano della guardia cittadina; Gudule, donna che vive in una cella per scelta dopo aver perso sua figlia rapita dai gitani (si scoprirà alla fine essere la madre di Esmeralda); Clopin Trouillefou, personaggio di spicco della Corte dei Miracoli; infine, il re Luigi XI con poche ma rilevanti apparizioni. 

Il perno di tutto è l’amore che prova Frollo per Esmeralda che porta a vari tentativi di rapimento della giovane perpetrati da Quasimodo, innamorato di lei, su ordine dell’arcidiacono. Tra varie peripezie e sottotrame, arriviamo alle scene finali dove il campanaro cerca di salvare la giovane dal suo destino di morte (infatti è accusata di aver ucciso Phoebus), nascondendola nella torre della cattedrale Quando la folla, fraintendendo le motivazioni di Quasimodo, attacca la cattedrale nel tentativo di liberarla, la rivolta viene repressa nel sangue ed Esmeralda catturata e impiccata.

E il Medioevo? vi chiederete a questo punto.

Iniziamo col dire che Victor Hugo non desiderava rispettare la verità storica ma dare al suo romanzo una patina medievaleggiante per potervi esprimere il suo pensiero senza incappare nella censura. Questo non significa che il suo Medioevo non sia credibile ma vi sono diverse licenze poetiche che lo rendono, forse, più affascinante. Alcuni dei protagonisti citati sono ispirati a personaggi realmente esistiti. Primo su tutti, re Luigi XI, colui che riportò la pace interna nella Francia devastata dalla Guerra dei Cent’anni, che nel romanzo è attratto dalle arti alchemiche di Frollo ma non sappiamo se abbia mostrato questo interesse anche nella realtà. Viene ritratto come spietato e probabilmente lo fu davvero, dato che il suo soprannome era l’Astuto, ma sicuramente questo suo tratto viene caricato ulteriormente per ragioni drammaturgiche.

Esmeralda dà da bere a Quasimodo

Altro personaggio realmente esistito è Pierre Gringoire, che era sì un drammaturgo satirico dell’epoca ma fu attivo durante i regni di Luigi XII (1498-1515) e Francesco I (1515-1547) e probabilmente nel 1482 era troppo giovane per aver scritto una pièce teatrale. Gli altri personaggi pare non abbiano corrispettivi storici. 

Ora veniamo al contesto storico più generale.

Iconica è l’ambientazione iniziale durante la Festa dei Folli, che però è assai improbabile  fosse celebrata il 6 gennaio 1482 in quanto più spesso si teneva tra Natale e la festa della Circoncisione (1° gennaio). Inoltre, queste feste con elementi carnevaleschi fuori periodo non erano ben viste dall’autorità ecclesiastica né da quella regia. Il Concilio di Basilea (1431) le proibì e furono anche condannate dalla facoltà di teologia di Parigi e da re Carlo VII di Francia apertamente nel 1445. Sebbene ci siano esempi sparsi di questa festa fino al XVI secolo, è poco probabile che nel cuore di Parigi si sia svolta nel 1482. 

Hugo ci propone un ritratto vivace della società medievale, dove le vicende degli ultimi s’intrecciano con quelle delle classi più elevate offrendoci uno spaccato di vita medievale verosimile e inverosimile allo stesso tempo. 

Verosimile perché il romanzo è ambientato in un periodo dell’anno particolare dove si rimescolano le carte in tavola; inverosimile perché lo scrittore stesso era determinato a far risalire i problemi sociali e politici del suo tempo al Medioevo, quindi ci offre la sua falsata visione.  

Infine, c’è l’ultimo elemento che non ho ancora considerato ma che è il cuore pulsante del romanzo: la Cattedrale di Notre-Dame, protagonista indiscussa del romanzo. 

Assalto a Notre-DameProtagonista non solo perché le scene più importanti si svolgono all’interno o nei suoi dintorni ma anche e soprattutto perché la sua presenza permette a Hugo di esprimersi al massimo. Lo scrittore nel libro terzo dedica due interi capitoli alla descrizione della Parigi del 1482 e della cattedrale, scagliandosi contro il degrado e l’abbandono e sui discutibili  interventi di restauro ( anche se il restauro più famoso, che vide impegnato anche il noto Viollet-le-Duc, partì solo nel 1844 snaturando ancora di più l’essenza medievale del luogo). Hugo ama la sua città e racconta il suo passato architettonico alla folla che passeggia  ignara, nel tentativo di risvegliare nei suoi compatrioti l’amore per la propria identità ricordando che la Cattedrale di Notre-Dame è un’opera collettiva e la sua protezione è compito di tutti.

Concludendo: Notre-Dame de Paris è un romanzo dove il Medioevo è sia un mezzo narrativo per criticare la società francese degli anni ‘30 dell’Ottocento, sia protagonista principale, attraverso la cattedrale e i personaggi, di un sublime tentativo di restituire a questo periodo storico tutta la sua bellezza. 

Ovviamente non posso dimenticare tutti gli adattamenti musicali e cinematografici di cui è stato oggetto il romanzo, ma questa è un’altra storia.

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

HUGO VICTOR, Notre-Dame de Paris, Feltrinelli editore, Milano 2015

MONDSCHEIN KEN, Medievalisms: Notre-Dame Cathedral and the Re-creation of the French Past

NOVIKOFF ALEX, Medievalism and Modernity in Victor Hugo’s Hunchback of Notre Dame, in Fiction and Film for Scholars of France – A Cultural Bulletin, 2014

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Written by : Redazione

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