Grande classico, considerato uno dei primi romanzi storici, e probabilmente il cavaliere più famoso dopo re Artù e il suo seguito: Ivanhoe.
A questa pietra miliare del suo genere e del medievalismo dobbiamo molto, a cominciare dal piacere che ci dà leggere le gesta del sassone Sir Wilfred d’Ivanhoe, della intrepida Rebecca che spesso mette in ombra la più angelicata, ma di minor spessore, Rowena e del misterioso Cavaliere Nero.
La penna di Sir Walter Scott (1771-1832) ha fatto innamorare tanti del Medioevo, anche se di un Medioevo reimmaginato si tratta, compreso il grande storico Jacques Le Goff (1924-2014). Primo dei romanzi storici di Scott ad essere ambientato nel Medioevo, Ivanhoe: A Romance venne pubblicato nel dicembre 1819 (sebbene l’edizione porti la data 1820) in forma anonima e venne subito accolto dai lettori con entusiasmo.

Ritroviamo in questo libro i personaggi che nell’immaginazione popolare più rappresentano il medioevo inglese: Riccardo I Cuor di Leone e il suo terribile fratello Giovanni Senzaterra (storicamente figure dalla connotazione complessa e sfumata, che qui si comincia a intravedere), e il ladro più amato dal popolo, Robin Hood, che per primo l’autore identifica come Robin da Locksley. Partiamo quindi dal topos letterario del ritorno dalle crociate (in questo caso si tratta della terza, di cui parleremo nel dettaglio in futuro – qui potere leggere della prima e qui della “crociata zero”) che durante il Romanticismo erano spesso viste come il periodo in cui prospera il codice cavalleresco, ma il tratto peculiare dell’opera più che il conflitto tra cristiani e musulmani è quello tra Sassoni e Normanni (nel quale percepiamo l’eco di quello tra scozzesi e inglesi, più vicino allo scrittore): siamo alla fine del XII secolo e dopo quattro generazioni dalla vittoria di Guglielmo I il Conquistatore c’è ancora attrito tra le nobiltà appartenenti alle due genti. Lo svolgersi della narrazione tende a una pacificazione tra le due parti, che contribuisce al mito della fondazione della moderna Inghilterra, la cui democrazia avrebbe però radici nell’epoca precedente l’avvento dei Normanni.
Tornando all’ottica religiosa, il conflitto si articola anche tra cristiani ed ebrei, incarnato dal principale antagonista Brian de Bois-Guilbert, che pur cristiano ama l’ebrea Rebecca tanto da essere annientato da questo conflitto interiore.
In questa storia troviamo anche la stregoneria, associata non solo ad una donna, ma proprio alla bella ebrea, il che mostra come anche in questo romanzo sia permeata una connessione tra questi elementi di cui ha discusso in maniera più approfondita Martina Corona nell’articolo Il sabba: la messa nera delle streghe.
Un cavaliere diseredato, un sovrano che combatte sotto mentite spoglie, l’ebreo in viaggio (ed ecco che ritroviamo anche la leggenda dell’ebreo errante): il medievalismo di Walter Scott è romantico, ma non esente da elementi che richiamano l’idea di Medioevo come tempo oscuro, in cui troviamo violenza e oppressione. L’idealizzazione, ad uno sguardo attento, non è affatto completa.
Le imprese di Ivanhoe sono state riproposte in ogni forma d’arte, con trasposizioni cinematografiche, teatrali, fumettistiche e seguiti letterari tentati da altri autori fino agli inizi del terzo millennio. Il romanzo ha ispirato perfino due opere liriche, dall’omonimo titolo, realizzate dai compositori Gioachino Rossini e Sir Arthur Sullivan, rispettivamente nel 1826 e nel 1891 (anche un altro romanzo di Scott ha calcato il palcoscenico in questa forma, grazie alla rielaborazione di Gaetano Donizetti che ha composto nel 1835 le musiche di Lucia di Lammermoor, tratto dal romanzo del 1819 La sposa di Lammermoor).

 

Valérie Morisi

 

Per approfondire:
MATTHEWS DAVID, Medievalism: A Critical History, Boydell & Brewer, Suffolk 2015, pp. 35-37.
SCOTT WALTER, Ivanhoe, Mondadori, Milano 2017.
SIMMONS CLARE A., Romantic medievalism, in The Cambridge Companion to Medievalism edited by Louise D’Arcens, Cambridge University Press, Cambridge 2016, pp. 103-118.