
Le rappresentazioni cinematografiche del Medioevo, come Juggernaut, sono eterogenee – ve ne abbiamo parlato moltissime volte e continueremo a farlo. Siano esse realizzate in chiave drammatica o che strizzino l’occhio alla commedia, principalmente vengono veicolate attraverso i media tradizionali in forma di film con attori in carne ed ossa o come cartoni animati, in stile classico o 3D. Esiste però un’altra forma di fruizione del genere, che negli ultimi anni ha visto una nuova linfa anche grazie ai servizi online di streaming, in primis Youtube: i cortometraggi.
In questo articolo vi parleremo precisamente di un cortometraggio medieval-fantasy, interamente italiano!
Il progetto
Juggernaut è un progetto ideato, scritto e prodotto nel 2023 dal trio Daniele Ricci, Emanuele Ricci ed Eugenio Krilov, e disponibile da novembre 2025 sulla piattaforma We Short. Daniele ed Emanuele Ricci hanno curato la regia, con Daniele Ricci anche alla direzione della fotografia, mentre Eugenio Krilov interpreta il protagonista. Il trio creativo è originario della Toscana e proprio in questa regione hanno girato, in gran parte, il loro cortometraggio con un’attenta ricerca dei luoghi più adatti alle riprese.
Il corto ha vinto numerosi premi internazionali tra cui quelli assegnati dal Moscow International Film Festival, FilmQuest e Rhode Island International Film Festival. Oggi approda anche sul nostro sito: entriamo più nel dettaglio!
Protagonista è un cavaliere che porta con sé un grave fardello, impegnato in una missione e lo spettatore segue le sue vicissitudini (la trama ve la lasciamo appositamente scarna perché ve lo dovete guardare!).
Il cavaliere passa la maggior parte del tempo da solo sullo schermo e potremmo dire che sia una rielaborazione fantasy del topos letterario, squisitamente medievale, del cavaliere errante. A differenza di ciò che avviene nei romanzi medievali dove il cavaliere “vaga” alla ricerca di avventure per dimostrare il proprio valore e virtù, in Juggernaut il protagonista è totalmente dedicato alla ricerca di un luogo, sta intraprendendo una missione legata al suo amore e quindi non deve dimostrare le sue capacità, ma ha uno scopo ben preciso.
La Storia e i Luoghi
Si tratta di un cortometraggio medieval dark fantasy, dunque non vi sono rimandi espliciti al Medioevo storico, ma l’intelligenza degli autori è stata quella di evocarlo attraverso le location scelte per le riprese.
La Cripta di Giugnano, vicino Grosseto, unica parte superstite di un più vasto monastero dedicato al Salvatore e risalente all’XI secolo. La Cripta è giunta fino a noi perché in parte seminterrata e portata alla luce grazie a interventi di restauro fatti a partire dagli anni Settanta. Purtroppo sono sopravvissuti solo gli elementi architettonici (niente affreschi o arredi) che dimostrano la sua appartenenza al primo periodo del romanico toscano.
Vi è anche un altro luogo interessante e che trae in inganno! In alcune inquadrature si può vedere una torre, che subito richiama il nostro pensiero al Medioevo, ma che in realtà è stata costruita nell’Ottocento. Si tratta della Torre degli Upezzinghi, in provincia di Pisa, e quella che possiamo ammirare oggi è solo la copia di un edificio medievale della metà dell’ XI secolo, rimaneggiato più volte e definitivamente abbattuto agli inizi del Quattrocento dai fiorentini vincitori su Pisa. La torre e il castello di cui faceva parte, quello di Caprona, sono anche citati da Dante nel XXI Canto dell’Inferno in quanto teatro di una battaglia combattuta nel 1289.
Quindi, dicevamo, il Medioevo non è mai esplicitamente presente, ma invocato grazie a un mix di luoghi, medievali e non, e sollecitazioni varie al nostro immaginario: perché se vediamo un cavaliere, non possiamo fare a meno di pensare al Medioevo.
Di Juggernaut abbiamo molto apprezzato la scelta dei costumi e degli oggetti di scena, più medievaleggianti e poco fantasy. Come l’armatura a piastre del protagonista, consumata e mancante di parte dell’elmo, un dettaglio che ci ha colpiti per il suo realismo, perché troppo spesso nei film a tema si vedono armature scintillanti e nuove di zecca anche dopo una battaglia.
Anche la scelta delle armi e il combattimento sono poco favolistici: il cavaliere protagonista usa una spada “a una mano e mezza”, invece del più classico spadone a due mani che vediamo continuamente utilizzato nel cinema (e spesso anche a sproposito). Un dettaglio apprezzabile, così come le scene di lotta che risultano abbastanza plausibili a livello schermistico: niente colpi a vuoto, giri a caso e cose così!
Luce “medievale”, suoni universali
Anche in Juggernaut troviamo usato il “filtro Medioevo”, ossia l’uso di colori molto scuri, freddi per evocare la presunta arretratezza e bruttezza di questo periodo storico. Ma per una volta è una scelta sensata, quindi non possiamo che complimentarci per l’uso intelligente della luce, indubbiamente con criterio. Come pure l’uso dell’ombra merita un plauso, soprattutto nella scena del combattimento.
Altro dettaglio che salta subito all’occhio, o meglio all’orecchio, è l’assoluta mancanza di dialoghi per tutto il cortometraggio, un’assenza che contribuisce a rendere le atmosfere più misteriose e cupe. Se nel Medioevo dei monasteri, secondo la regola che seguivano i monaci, spesso era proibito parlare per avere un ambiente più sereno, mistico e cercare di avvicinarsi a Dio, in Juggernaut il mutismo fa percepire a pieno la fatica, l’angoscia e la solitudine del protagonista mentre compie la sua missione. 
Le tracce musicali che accompagnano le avventure del Nostro sono realizzate perfettamente. Si possono tranquillamente iscrivere in due mood: durante il viaggio abbiamo una musica leggera, quasi impercettibile, che diventa più cupa e angosciante durante la notte o quando il cavaliere si trova nella profondità di una gola; al contrario, durante la scena di combattimento la musica si fa frenetica, dandoci un senso di spasmodica attesa per la fine dello scontro.
La mancanza di parlato non influisce negativamente, secondo noi, sulla prova attoriale del protagonista. Pur non dando voce ai pensieri, le espressioni facciali di Krilov riescono con lacerante efficacia a comunicarci lo stato d’animo del cavaliere, in primis la sua determinazione a completare l’impresa. Anche l’interpretazione di Adriana Papana riesce a trasmettere l’orrore e la sorpresa che il suo personaggio sta vivendo.
Il fascino discreto del fantasy
Oltre ai rimandi al Medioevo reale, non è difficile notare che sceneggiatura e regia hanno attinto ispirazione dal mondo del fantasy, nelle sue varie forme. L’armatura del protagonista, di cui abbiamo già parlato prima, ci ha ricordato moltissimo una versione consumata e rovinata dalle battaglie di quelle indossate dai cavalieri della Tavola Rotonda del film Excalibur .
Per quando riguarda le atmosfere in cui il film ci immerge, molti lettori di Berserk e giocatori di Dark Souls potrebbero ritrovarsi in un ambiente familiare. Vi è inoltre un libro presente nella storia,consultato dal protagonista, che sebbene in maniera più tranquilla e meno inquietante ci ha ricordato, per come è scritto e per come influisce sulla trama, i libri presenti nella saga di Evil Dead, in primis il Necronomicon Ex-Mortis.
Concludendo, Juggernaut è una piccola meraviglia nel panorama italiano, un cortometraggio medievaleggiante realizzato sapientemente. Sperando che gli autori proseguiranno con molte altre opere di questo tipo, noi sicuramente vi consigliamo di vederlo e vi lasciamo anche il link a cui lo potete trovare!
Dario Medaglia, Giulia Panzanelli
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