Quando si parla di Giovanna d’Arco, ci viene subito in mente la sua storia leggendaria: una ragazza che si credeva, a buon diritto o meno, la messaggera di Dio riesce ad aiutare l’esercito francese a battere quello inglese, durante la guerra dei Cent’anni. Una guerriera che fu venduta agli inglesi dopo la cattura da parte di Giovanni II di Lussemburgo e che i suoi compatrioti decisero di non salvare, condannandola così a subire un processo per eresia e poi la condanna sul rogo. L’anno scorso abbiamo riassunto in una breve biografia la vita di Giovanna d’Arco mentre oggi, in occasione della settimana tematica che le abbiamo dedicato, analizzeremo uno degli elementi clou della sua storia: i processi. Sì, perché nel suo caso è più corretto parlare al plurale, considerando che ne subì due, uno in vita e uno in contumacia: se nel 1431 fu arsa sul rogo per eresia, poco più di vent’anni dopo si ebbe una revisione del processo su ordine di Carlo VII che dichiarò nulla la condanna.

Il caso di Giovanna d’Arco è interessante sotto molti punti di vista, non solo per la sua straordinaria storia ma anche per le rivisitazioni e il mito che ne è scaturito. La pulzella d’Orleans ha incarnato alla perfezione il ruolo di martire cristiano, soprattutto grazie al processo che subì. Ella, infatti, fu accusata dai suoi nemici, e carcerieri, di praticare la stregoneria. Se nel Medioevo Centrale questa accusa era stata principalmente formulata contro gli eretici, sul finire XIV secolo, con il caso dei Templari, e nel Basso Medioevo fu usata anche come arma politica, come dimostra il caso di Giovanna.

A questo punto, non ci resta che ripercorrere insieme le varie tappe del primo processo: Giovanna d’Arco fu catturata il 23 maggio del 1430 ma per l’inizio formale del processo bisogna aspettare il 9 gennaio del 1431. Di norma, il procedimento si svolgeva in due fasi: nella prima si svolgevano inchieste e interrogatori a seguito di un’accusa, mentre nella seconda – a seconda degli esiti della prima – si intimava all’accusato di confessare e di pentirsi. A seguito di queste due fasi sarebbe poi arrivata la sentenza. Come abbiamo detto, il 9 gennaio iniziò la prima parte del processo a cura di Jean de La Fontaine, che si concluse poi il 26 marzo, momento in cui – dopo molteplici sessioni di interrogatorio – furono presentati al collegio giudicante i 70 capi d’accusa contro Giovanna, riassunti poi in 12 punti che si concentravano sul suo comportamento blasfemo: rivendicò per le sue dichiarazione l’autorità della rivelazione divina, profetizzò il futuro, si dichiarò certa della salvezza divina, si vestì da uomo, preferì credere alle voci che sentiva come comandi diretti di Dio piuttosto che ascoltare i dottori della Chiesa.   

A titolo esemplificativo, riportiamo di seguito la traduzione di un estratto dei verbali redatti durante le varie sessioni di interrogatorio tra Giovanna, il Vescovo di Beauvais e Jean de La Fontaine:

[…] Dopo, su ordine del mio signore il Vescovo di Beauvais, lei fu esaminata al Maestro Jean de la Fontaine.

In primo luogo, se l’angelo che le ha dato indicazioni non le avesse parlato,

domanda alla quale lei rispose di sì. E che le disse che il suo re avrebbe dovuto metterla a lavoro. E che [il paese] presto da allora in poi sarebbe stato sollevato.

Alla domanda se l’angelo che le ha dato le indicazioni era lo stesso che le apparve la prima volta, o fosse un altro, lei rispose: È sempre lo stesso. E [lei ha aggiunto] non la delude mai.

Alla domanda se l’angelo non l’avesse delusa riguardo alla sua fortuna, in quanto era stata fatta prigioniera, lei rispose che credeva che, vedendo tanto compiaciuto Nostra Signore, è stato meglio che fosse catturata.

Alla domanda se l’angelo non l’avesse delusa rispetto al suo bene spirituale, lei rispose: Come può avermi delusa, quando mi conforta ogni giorno? E lei credeva che questo conforto venisse da Santa Caterina e da Santa Margherita.


[…] Alla domanda se, quando aveva promesso a Nostro Signore di mantenere la sua verginità, gli avesse parlato, lei rispose: Dovrebbe essere sufficiente prometterlo a coloro che sono stati inviati da Lui, che sono Santa Caterina e Santa Margherita.


[…] Alla domanda se, quando ha lasciato suo padre e sua madre, credeva di non aver commesso un peccato, Lei rispose: Dato che Dio così ha comandato, io ho dovuto obbedire. Aggiunse che dato che Dio avevo così comandato, anche se avesse avuto centinaia di padri e di madri, e se fosse stata la figlia di un re, sarebbe andata lo stesso.

[…] Alla domanda se le sue voci l’avessero mai chiamata FIGLIA DI DIO, FIGLIA DELLA CHIESA, PULZELLA DAL GRANDE CUORE, lei rispose che, sia prima dell’assedio di Orleans sia dopo, ogni giorno quando parlavano con lei, spesso la chiamavano GIOVANNA LA PULZELLA, FIGLIA DI DIO.

 

L’onestà e le convinzioni di Giovanna d’Arco, che si evincono da questi e altri verbali di interrogatorio, furono, insieme alle indagini condotte a Domrémy, che riportarono la diceria secondo la quale la giovane avrebbe danzato attorno all’“albero delle Dame” o “delle fate”, il cammino che la portarono verso il rogo.

Dal 26 marzo ai primi di maggio si aprì la seconda parte del procedimento inquisitorio e svolsero numerose consultazioni tra teologi e giuristi, contornati da ammonimenti e minacce di torture, che poi non ebbero seguito, nei confronti della prigioniera. Il 24 maggio, durante una cerimonia pubblica al cimitero di Saint-Ouen, Giovanna d’Arco abiurò e accettò di non indossare mai più abiti maschili, perciò la pena venne commutata in prigione a vita. Qualche giorno più tardi, pentita della sua scelta, indossò di nuovo indumenti maschili e ritrattò la sua confessione.

Tutto quel che ho detto e che ho ritrattato, l’ho fatto soltanto per paura del fuoco… Non ho mai detto né inteso dir nulla per rinnegare le mie apparizioni, cioè che si trattava delle sante Caterina e Margherita… di quello che stava scritto nella formula di ritrattazione, non ho capito una parola! […]

Giovanna d’Arco fu dichiarata relapsa (recidiva) ed il 30 maggio fu arsa sul rogo a Rouen.

Così si conclude il primo processo contro la pulzella d’Orleans, mentre due decadi dopo si aprì quello a suo favore.

Carlo VII, dopo aver conquistato Rouen e la Normandia e aver stabilizzato la situazione del suo potere regale, si accorse che rivedere il processo di Giovanna d’Arco per riabilitarne la figura sarebbe stato estremamente vantaggioso dal punto di vista politico, poiché avrebbe rafforzato la sua immagine di sovrano voluto da Dio. Nel 1452 Jean Bréhal e Guillaume d’Estouteville avviarono un’indagine ecclesiastica e nel giugno del 1455 papa Callisto III con un rescritto ordinò la riapertura del processo. Furono interrogati centinaia di testimoni tra Orléans, Domrémy, Parigi e Rouen, raccolti documenti e deposizioni che, dopo un’attenta analisi di canonisti e teologi, portarono l’anno dopo ad una sentenza di totale riabilitazione della figura di Giovanna.

Da quel momento in poi il mito di Giovanna d’Arco si fortificò nei secoli divenendo una figura portante della cultura europea. La pulzella d’Orleans, infine, fu beatificata nel 1909 da Pio IX e dichiarata santa nel 1920 da Benedetto XV, che così motiva la sua scelta:

Per disposizione della divina clemenza, dopo lungo periodo di tempo, mentre la terribile guerra produceva tanti mali, offrirono un nuovo segno della giustizia e della misericordia di Dio quei miracoli che, operati per intercessione della Pulzella d’Orléans, sancivano definitivamente davanti agli uomini la sua innocenza, fede, santità e obbedienza ai voleri di Dio, per osservare i quali tutto sopportò fino a una crudele e ingiusta morte. È perciò molto opportuno che Giovanna d’Arco sia oggi iscritta nel numero dei Santi, perché, dal suo esempio, tutti i cristiani imparino che l’obbedienza ai voleri di Dio è santa e devota, e ottengano da lei la grazia di convertire i loro concittadini affinché ottengano la vita celeste.

 

Martina Corona

 

Per approfondire:

BENEDETTO XV, Bolla che proclama santa la beata Giovanna d’Arco

CARDINI FRANCO, Giovanna d’Arco. La vergine guerriera, Mondadori, Milano 1999.

QUICHERAT J. E., Procès de condamnation et de réhabilitation de Jeanne d’Arc, dite la Pucelle, Société de l’Historie de France, Parigi 1841 – 1849.

THE TRIAL OF JOAN OF ARC, Being the verbatim report of the proceedings from the Orleans Manuscript, translated by W.S. Scott, Associated Book Sellers, Westport (Connecticut) 1956.

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Written by : Redazione

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