Quando si parla di eresia medievale non possiamo non pensare ai valdesi, “eretici medievali” che sono sopravvissuti fino ai giorni nostri: in realtà questo discorso non possiamo ritenerlo valido poiché con l’adesione alla Riforma protestante il movimento valdese muta identità rispetto all’inizio della sua storia. Questo percorso, che a noi può sembrare lineare anche se non lo è, nasce con un personaggio, dalla volontà, dal carisma di un uomo originario, forse, della città di Lione: Valdo.

Perfino sul suo nome non vi è accordo fra gli storici e tra le diverse fonti, infatti queste ultime riportano vari nomi attribuiti al fondatore del movimento valdese, tra cui Pietro, nome che di certo va considerato falso poiché appare in tradizioni molto tarde e ambisce più che altro a mostrare come la continuità della Chiesa non si realizzerebbe attraverso il papa ma attraverso il fondatore del movimento valdese. Al di là di questo fatto, la forma più corretta da utilizzare è Valdesius, che è anche la prima ad apparire nelle fonti.

La sua nascita si colloca tra il 1135 e il 1140, non si sa quando sia arrivato a Lione ed un altro punto oscuro è quale fu il suo mestiere. Si è sempre ritenuto che fosse un mercante di stoffe, ma nessuna fonte ne dà conferma e alcuni studiosi pensano, invece, che fosse un gestore di proprietà ecclesiastiche. Le due ipotesi non si escludono a vicenda e probabilmente si dedicò sia all’attività di gestione di beni immobili che all’attività di commerciante di stoffe, perché alcune scritti confermano che aveva un socio. In tal modo si spiegherebbero anche i contatti che aveva con i tessitori lombardi. Data la scarsità di fonti della sua vita non sappiamo nulla e la sua “conversione” ci viene raccontata in maniera differente secondo il testo che interroghiamo; essa è collocata attorno all’anno 1173, periodo i cui ebbe un’improvvisa crisi di coscienza che lo spinse a cambiare vita, portandolo a spogliarsi dei suoi beni e a vivere in povertà assoluta. L’Anonimo di Laon racconta che una domenica Valdo ascoltò un giullare cantare la versione provenzale della leggenda di Sant’Alessio e ne rimase talmente colpito da recarsi l’indomani presso un maestro di teologia a chiedere quale fosse la via più diretta per raggiungere Dio. Il sapiente gli rispose citando una frase di Gesù in Matteo (19-21): “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dallo ai poveri […], poi vieni e seguimi”. Questo passo è altresì famoso poiché presente anche nelle fonti che tramandano la conversione di San Francesco. Ricevuta la parola del Vangelo il lionese concede alla moglie di scegliere alcuni dei propri beni per sé stessa, poi divide in tre parti il rimanente: una parte la usa per rimborsare i suoi creditori, una per le sue figlie come dote per entrare in monastero e l’ultima la destina ai poveri.

Il domenicano Stefano di Borbone fornisce un’altra spiegazione della conversione di Valdo. Quest’ultimo, durante la messa, udendo i brani del Vangelo ma conoscendo poco il latino iniziò a desiderare di capire meglio ciò che udiva. Di conseguenza stipulò un contratto con due sacerdoti che dietro compenso avrebbero dovuto tradurgli brani scelti dalla Bibbia; così il movimento valdese si connota fin dall’inizio come diverso dai precedenti per la sua conoscenza delle Sacre Scritture. Secondo Stefano di Borbone, quindi, sarebbe stata la familiarità con i testi sacri a spingere Valdo alla conversione.

L’Anonimo di Passau propone un’altra versione ancora. Un amico di Valdo era morto improvvisamente e ciò avrebbe suscitato in lui un forte turbamento, tanto da decidere immediatamente di farsi povero e di imitare la vita di Cristo. Inoltre secondo questa fonte Valdo, essendo letterato, insegnò lui stesso il Vangelo ai suoi seguaci.

In qualunque modo sia avvenuta la conversione, quasi da subito Valdo ebbe dei compagni e gradualmente iniziò a predicare con ammonizioni al pentimento e l’invito ad abbracciare la povertà. La predicazione era rivolta a tutti: ai ricchi che avrebbero dovuto spogliarsi dei loro beni e ai poveri che avrebbero dovuto diventare poveri «nello spirito», come dice Gesù durante il Discorso della montagna, riportato nel vangelo di Matteo. Grazie alla sempre più approfondita conoscenza del Nuovo Testamento, l’oggetto della predicazione dei primi valdesi muta, esortando ad osservare la perfezione evangelica, e diviene una predicazione itinerante volta a far conoscere a tutti l’insegnamento di Gesù. Il valdismo non si presenta come un movimento escatologico, lo scopo è quello di convincere gli uomini a pentirsi, a redimersi dai propri peccati in vista della fine ultima ma essa non è prossima, come invece predicavano movimenti eterodossi precedenti e anche successivi. Non vi è intento riformatore o di avversione nei confronti del clero, il fine è quello di risvegliare le coscienze attraverso la conoscenza del Vangelo. Il loro operato attirò l’attenzione dell’arcivescovo riformatore di Lione Guichard, che per tutto il periodo del suo arcivescovado si era impegnato nella riforma della sua diocesi, facendo fronte agli scandali e agli abusi del clero locale, ed era anche favorevole alla predicazione dei laici.

Per adesso finisce qua il nostro racconto della storia di Valdo e degli inizi del movimento valdese, che come avrete visto almeno per adesso non sembra avere nulla di eretico!

 

Giulia Panzanelli

 

Per approfondire:

MERLO GIOVANNI GRADO, Valdo. L’eretico di Lione, Claudiana, Torino 2010.

PAPINI CARLO, Valdo di Lione e i «poveri nello spirito». Il primo secolo del movimento valdese 1170-1270, Claudiana, Torino 2001.

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Written by : Redazione

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