Avevamo lasciato Valdo e i suoi seguaci a prosperare nella Lione di fine XII secolo: come avevamo visto nell’articolo precedente (https://medievaleggiando.it/gli-inizi-del-movimento-valdese-la-conversione-di-valdo/), agli inizi il movimento valdese non si presenta come alternativo alla Chiesa cattolica, non viene considerato “eretico”, Valdo i suoi compagni vivono la loro vita seguendo il Vangelo. Questi, forti del fatto che le loro scelte di vita non fossero in contraddizione con i Vangeli e la Chiesa, decisero di recarsi a Roma dal papa.

Tappa fondamentale che avrà conseguenze importanti per gli sviluppi successivi, fu la loro presenza al III Concilio Lateranense convocato nel 1179; un Concilio importante perché avveniva dopo la riconciliazione fra il papa Alessandro III (1100ca.-1181) e l’imperatore Federico I Barbarossa (1122-1190). La notizia che i valdesi fossero presenti al Concilio ci giunge da un’unica fonte, la quale racconta che Valdo e i suoi compagni si presentarono chiedendo il riconoscimento del loro modo di vivere, della loro fraternitas e del voto di povertà assoluta, oltre la licenza a predicare. Nonostante l’esito negativo dell’esame dottrinale, Alessandro III accolse Valdo e i suoi in modo favorevole, forse perché sapeva che godevano del favore dell’arcivescovo di Lione. Molto probabilmente essi chiesero o venne proposto loro un proposito di vita, una professione di fede, al quale attenersi senza però la libertà di predicazione, poiché una licenza non poteva essere concessa a dei laici scavalcando le competenze dei singoli vescovi; ottennero comunque, a voce, il permesso di predicare previa accettazione del clero locale.

Nel 1180 viene nominato legato papale Enrico di Marcy che viene inviato in Linguadoca per affrontare la questione catara e sradicare l’eresia non solo con la forza delle armi ma anche con quella della predicazione. Il legato nel marzo arriva a Lione, dove convoca un sinodo che si propone di ottenere la garanzia scritta dell’ortodossia del movimento valdese, probabilmente per servirsene nella campagna di predicazione contro il catarismo e Valdo giura di osservare una professione di fede nella quale non si fa esplicita menzione del permesso o divieto di predicazione. Tutto questo ci permette di ipotizzare che gli fosse stato concesso di predicare sia perché la licenza di predicazione veniva data abitualmente solo oralmente, sia perché altrimenti non si spiegherebbe la convocazione del Sinodo di Lione e il giuramento di obbedienza alla professione di fede. Del resto anche altre fonti confermano che il movimento valdese iniziò la sua attività sotto la protezione della Chiesa di Roma.

Nel 1181 muoiono sia Alessandro III sia il vescovo di Lione Guichard e i valdesi si ritrovano improvvisamente senza protettori. La loro situazione inizia a complicarsi con la nomina a vescovo della città di Giovanni Bellesmains, meno aperto del suo predecessore. I valdesi avevano deciso di aprire la predicazione anche alle donne, su un piano di parità con gli uomini, mantenendo l’obbligo dell’itineranza e questo suscitò scandalo nel clero locale. In nessuna delle fonti è esplicitata quale sia stata la causa scatenante della rottura con il vescovado lionese; è riportato soltanto che il nuovo vescovo invitò i valdesi a presentarsi presso di lui, nel 1183, per notificare loro il divieto di predicare. Ma i cristiani devono ubbidire innanzitutto a Dio e questa fu la scelta che fecero Valdo e i suoi compagni, determinando conseguenze irreversibili per il futuro del movimento fino alla loro espulsione dal territorio lionese.

Momento decisivo per la svolta della caccia all’eretico fu la promulgazione della bolla pontificia Ad abolendam voluta da papa Lucio III con l’appoggio di Federico Barbarossa il 4 novembre 1184. Che cosa diceva? S’imponeva ai vescovi di visitare di frequente le parrocchie “a rischio”, di fare tutto ciò che era in loro potere per combattere l’eresia e si chiedeva all’autorità secolare di fornire aiuto in caso di bisogno. Il testo non fa esplicita menzione dei valdesi, nomina invece i catari, ma in generale si limita a condannare i predicatori non autorizzati. La condanna non ebbe effetti immediati, soprattutto perché continuavano a esserci problemi fra papato e Impero per questo il valdismo continuò a diffondersi. I predicatori valdesi si sparsero per tutta l’Europa; ad esempio in Linguadoca ancora per diverso tempo e fino all’arrivo del vescovo Diego d’Osma, essi continuarono a rappresentare un’alternativa al catarismo dominante.

Altra zona di espansione del movimento fu il Nord Italia, che era stato prontamente evangelizzato già al rientro di Valdo da Roma e successivamente, dopo la cacciata da Lione, divenne il rifugio di molti valdesi. Negli anni ’80 del XII vi era una florida comunità di valdesi che evangelizzava le città comunali dell’Italia del Nord; qui vennero in contatto con gli Umiliati  dai quali impararono il valore del lavoro collettivo allo scopo di mantenersi per non gravare sugli altri. La frequentazione di questo movimento fece sì che nascessero delle comunità di lavoratori valdesi italici che si distaccarono, su alcuni punti, sempre di più dai valdesi d’oltralpe, tanto da causare uno scisma nell’anno 1205. I motivi di rottura furono tre: il lavoro manuale dei predicatori, la nomina di un capo del movimento italico e l’ordinazione di ministri per la celebrazione dei sacramenti. Come detto prima, sotto l’influenza degli umiliati i predicatori valdesi italiani avevano iniziato a lavorare per sostentarsi, ma Valdo fu assolutamente intransigente su questo punto poiché per lui l’assoluta povertà dei predicatori era una condizione fondamentale per assicurare la libertà dai beni mondani. Il fondatore del movimento si oppose anche alla decisione degli italici di nominare un capo a vita, perché riteneva che l’unico capo del movimento dovesse essere Gesù Cristo. Ultimo punto a causare una frattura fu la discussione sulla somministrazione dei sacramenti: il partito italico aveva eletto dei ministri che amministrassero i sacramenti, decisione che per Valdo, probabilmente, significava il preludio alla costituzione di una chiesa alternativa e soprattutto, nonostante siano considerati eretici, i valdesi continuavano a preferire ricevere i sacramenti dal clero cattolico.

Il valdismo continuò a crescere nonostante le difficoltà: da una parte, infatti, iniziò a crescere la caccia agli eretici e dall’altra la morte di Valdo, collocata tra il 1206 e il 1207, destabilizzò il movimento. Ma tutto questo lo vedremo nel prossimo articolo.

 

Giulia Panzanelli

 

Per continuare la storia sui valdesi leggi anche:

– Gli inizi del movimento valdese: la “conversione” di Valdo
– Vita in clandestinità: gli eretici valdesi fra XIII e XIV secolo
Una nuova vita per l’eresia valdese: l’adesione alla Riforma protestante

 

Per approfondire:

MERLO GIOVANNI GRADO, Identità valdesi nella storia e nella storiografia. Studi e discussioni, Claudiana, Torino 1991

PAPINI CARLO, Valdo di Lione e i «poveri nello spirito». Il primo secolo del movimento valdese 1170-1270, Claudiana, Torino 2001.

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Written by : Redazione

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