Nel Basso Medioevo, tra l’XI e XII secolo, nelle corti della Francia Meridionale vivono i trovatori (dal provenzale trobar, trovare): poeti provenzali, così chiamati perché “trovano” un nuovo modo di cantare l’amore. Inventano la fin’amor: poesia incentrata sul desiderio proibito verso una donna solitamente sposata, di cui l’illegittimità è una condizione imprescindibile.

Alle canzoni d’amore si affiancano presto le canzoni di disamore: canto di abbandono da parte del poeta-amante che non accetta più lo strapotere della donna amata. Lei, di fatto, detta le regole della relazione clandestina.

Ma in cosa consiste la novità dei trovatori occitani?

Innanzitutto, non ha nulla a che vedere con l’affare legittimo del matrimonio, né con il sentimento puro e angelico legato alla cristianità.

I trovatori sono libertini, trasgressori che parlano di passione, sofferenza, gelosia perché il loro oggetto del desiderio appartiene a qualcun altro.

Tra l’amante e la donna amata viene instaurato un vincolo che potremmo definire feudale: come il vassallo serve il suo signore, così il poeta rende il servizio d’amore alla sua donna. Lo stesso termine con cui essa viene designata, cioè midons (mia signora), rispecchia questo tipo di rapporto.

Nelle liriche occitane non le troviamo mai con il loro vero nome perché i poeti vi si riferiscono tramite un Senhal, cioè un soprannome affinché la loro identità rimanga segreta.

Durante il corteggiamento l’amante può superare alcuni step:

Fenhedor = spasimante

Precador = supplicante

Entendedor = amante accettato

Drut = amante carnale

 

Come si evince, talvolta il poeta riesce ad ottenere il jazer, la realizzazione totale del suo desiderio, ma in modo tutt’altro che semplice.

Infatti, viene prima sottoposto all’asag, il grado immediatamente precedente alla consumazione dell’atto sessuale. Si tratta di una prova: l’amatore è ammesso nudo alla presenza della donna ma senza poter andare oltre baci e abbracci. Un vero e proprio percorso ad ostacoli, dunque, per gli infelici amanti!

Ma c’è chi non è d’accordo con questa prassi mondana: il trovatore Marcabru, grande moralista, afferma chiaramente che la fin’amor non va scambiata con l’adulterio. Perciò, con un linguaggio molto crudo, lamenta l’immoralità delle donne e accusa gli stessi mariti di non essere i veri padri dei loro figli.

Spesso i trovatori reagiscono agli screzi di midons con le canzoni di disamore. Tre sono i possibili moduli:

  • Comjat: congedo tramite cui dichiara di lasciare midons, andandosene.
  • Chanson de change: l’io lirico cambia, cioè rinuncia ad una dama a favore di un’altra. 
  • Mala canso: canzoni di vituperio contro midons, a cui dedica cattiverie in forma di atto liberatorio dal suo strapotere.

Un caso particolare è quello del trovatore Uc Catola a cui si attribuisce un singolare Comjat: decide di comunicare a midons il suo allontanamento anche se stanno molto bene insieme:

Per co fai ben qui la mala fin fui,

Car top faiz creis en la fin o s’abat,

Per c’ab lo ben pren eu de vos comjat.”

Parafrasi: Perciò fa bene chi cerca di evitare la tragica fine, giacché ogni relazione dopo tanto tempo è destinata a crescere o ad affievolirsi, motivo per cui io prendo congedo da voi mentre stiamo ancora bene insieme.

Per una forma di paradosso il poeta vuole evitare la tragica fine che sembra essere destinata a tutti i rapporti d’amore, soprattutto nel caso di donne impegnate.

Vigliaccheria, pessimismo o resa?

In realtà, Uc Catola intende vendicarsi per le angherie subite da tutti gli amanti da parte di midons.

Allo stesso modo il trovatore Gui d’Uisel dedica una Mala canso ad una mala dompna (donna crudele) da identificare con la moglie del visconte Rainaut VI d’Albusson. Il poeta si rammarica per essere stato abbandonato a favore di un altro innamorato, riservandole, perciò, un ritratto negativo.

Per concludere, notiamo come, alcune dinamiche che sembrano appartenere alla società moderna come l’adulterio, l’amore platonico o non corrisposto, in realtà travalicano epoche ed hanno origine lontana. Il Medioevo, nello specifico, è la culla dell’amor cortese, che ha origine proprio dai trovatori occitani.

 

Maria Tesoro 

 

Per approfondire:

SANGUINETI FRANCESCA, SCARPATI ORIANA, Canzoni occitane di disamore, Carocci, Roma, 2013.

DI GIROLAMO COSTANZO, I trovatori, Torino, Bollati Boringhieri, 1989

 

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Written by : Redazione

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