Come abbiamo già avuto modo di vedere, Giovanni dalle Bande Nere è un condottiero del primo Cinquecento che, la quale figura è stata oggetto di una serie di reinterpretazioni. Il mito, iniziato dall’amico Pietro Aretino, ha continuato ad essere plasmato da varie figure, nei decenni successivi, fino ad arrivare al XIX secolo, sia dalla cultura cinematografica che in quella fumettistica

Giovanni de’ Medici nasce quindi il 6 aprile 1498 da Caterina Sforza e Giovanni detto “il popolano”, appartenente al ramo secondario della famiglia medicea. 

Inizialmente fu chiamato Ludovico de’ Medici per onorare Ludovico Sforza, zio paterno di Caterina, in seguito Giovanni in onore del padre. Dopo la morte di papa Leone X, suo zio, Giovanni annerì in segno di lutto le insegne della sua compagnia di armati. Da qui il nome di Giovanni dalle Bande Nere che lo rese famoso e temuto sui campi di battaglia. La sua ferocia in guerra gli valse anche il soprannome di Gran Diavolo.

Il teatro bellico in cui Giovanni de’ Medici operò furono le guerre d’Italia (1494-1559), più precisamente durante le campagne imperiali (1522-1530). Ritrovandosi ad affrontare la calata dei lanzichenecchi di Jeorg Von Frundsberg, nel 1526 sul campo di battaglia di Governolo venne ferito da un colpo di artiglieria alla gamba destra. La bocca da fuoco, nota come falconetto, apparteneva proprio al duca di Ferrara Alfonso d’Este, al quale il Medici aveva chiesto un supporto di artiglieria. Il Duca lo tradì, cedendo le armi al nemico. 

La ferita peggiorò notevolmente: morì a soli 28 anni dalla gangrena a seguito dell’amputazione. Così Giovanni fu sepolto nella chiesa di San Domenico a Mantova, dopo solenni esequie. Nel 1685 il Granduca Cosimo III de’ Medici ordinò il trasferimento della salma nella chiesa di famiglia di San Lorenzo a Firenze.

Vi è la possibilità che tramite il ricordo del defunto, il soggetto preso in considerazione venga diversamente reinterpretato a seconda dei contesti storico-politici? 

Rispondendo a questa domanda tramite l’analisi di diverse fonti, sarà possibile vedere come anche a seguito della dipartita dell’uomo d’arme, sia nato un altro Giovanni. Adattato alle realtà storiche più diverse, dobbiamo tener presente che la sua reinterpretazione sia frutto del tempo e specchio della società che lo prese a modello. 

A seguito della morte del Medici, il figlio Cosimo, futuro primo Granduca di Toscana, commissionò diverse opere in memoria del padre, esaltandone il valore militare. Tra queste abbiamo l’opera letteraria di Giovan Girolamo de’ Rossi (1505-1564) che nella Vita di Giovanni dalle Bande Nere ne esaltò le possenti caratteristiche fisiche. 

Ciò ben gli valsero il soprannome di “Folgore di guerra” inciso sul retro di una medaglia risalente al 1546 che lo ritraeva. Il suo simbolo diventò il fulmine alato di Giove per indicare la rapidità delle sue azioni in guerra, assimilando così il condottiero alle divinità antiche.

In materia di opere scultoree, dove il richiamo all’antichità era sempre presente, Baccio Bandinelli realizzò la statua del condottiero, adesso collocata davanti alla chiesa di San Lorenzo a Firenze. Il Medici è rappresentato con indosso un’armatura antica, mentre impugna in mano una lancia spezzata, possibile simbolo di onore cavalleresco. 

Questo richiamo all’antichità ebbe larga fortuna in quanto gli artisti Giorgio Vasari e Giovanni Stradano lo rappresentarono sia sotto le fattezze di Marte che sotto quelle di Alessandro Magno.

In seguito la sua immagine, nel Risorgimento, fu esaltata come eroe nazionale. Ma fu con l’avvento del fascismo che la figura del Medici venne presa a modello da Benito Mussolini. Per esaltare la sua immagine, Giovanni dalle Bande Nere fu reinterpretato tramite la cinematografia. Nel 1937 uscì il film Condottieri diretto da Luis Trenker.

Realizzato dall’Ente Nazionale Industrie Cinematografiche e dal Consorzio Condottieri, il film presenta vari elementi di propaganda. Ad esempio le stesse Bande Nere richiamano i corpi delle Camicie Nere in quanto tra di loro si chiamano camerati e marciano su Roma.

L’attenzione viene anche incentrata sulla musica che evidenzia le scene di massa e la potenza delle armi da fuoco in battaglia. Significativa è la scena finale dove la tomba del condottiero, adornata da una sua statua dormiente con una spada tra le mani, reca l’epigrafe “Giovanni d’Italia”. Tramite questa reinterpretazione, il Medici diviene un eroe nazionale, che tenta di riunificare tutta la penisola sotto il suo dominio.

Ben diversa è la trasposizione del 1956 di Sergio Grieco che realizzò “Giovanni dalle Bande Nere”. Rispetto al film del 1937, nella pellicola di Grieco viene ripreso il rapporto tra il Medici e l’antichità romana. I suoi soldati, rappresentati come rigidamente inquadrati nelle Bande Nere, subiscono punizioni quali la decimazione di chiara origine romana. 

Il Medici non è però solo incline alla violenza in quanto viene mostrato anche il suo lato sentimentale. Dopo il ferimento in battaglia riesce a trascinarsi fino al vicino convento dove spira tra le braccia della sua amata.

 

Cosimo Torrini

 

Consigli di lettura 

MARIO SCALINI, Giovanni delle Bande Nere, Silvana, Milano 2001;

PELLEGRINI MARCO, Le guerre d’Italia (1494-1559), Il Mulino, Bologna 2018;

SCARDIGLI MARCO, Cavalieri, mercanri e cannoni. L’arte della guerra nell’Italia del Rinascimento, Oscar Mondadori, Cles 2014.

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Written by : Redazione

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