Alla fine del VI secolo la penisola italiana, da poco annessa all’Impero bizantino, viene travolta dall’invasione dei longobardi, i quali sottraggono gran parte della penisola al controllo di Bisanzio. I territori rimasti vengono posti sotto la giurisdizione dell’Esarcato d’Italia, con capitale Ravenna.

Le ostilità tra Impero bizantino e Regno Longobardo si protraggono fino alla caduta di quest’ultimo nel 774, e costituiscono una perenne minaccia all’autorità di Costantinopoli in Italia; i conflitti tra le due potenze portano alla perdita di ulteriori territori da parte bizantina. Tra l’inizio del VIII e la fine dell’VIII secolo, infatti, i bizantini perdono il controllo di tutti i loro possedimenti nell’Italia settentrionale e centrale. Gran parte di questi vengono ceduti ai longobardi a seguito di sconfitte militari: è il caso della Liguria, di numerose fortezze in Emilia, Umbria e nelle Marche, e della stessa Ravenna – sede dell’esarca – che viene conquistata dal re longobardo Astolfo nel 751. Fanno eccezione il Lazio e la laguna veneziana: queste regioni, facenti capo rispettivamente alle città di Roma e Venezia, si sottraggono all’autorità imperiale – indebolita dagli insuccessi militari contro i longobardi – andando a costituire delle realtà politiche autonome – nascono così lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Venezia.

La situazione al Sud e nelle isole è ben diversa. L’avanzata longobarda nel Mezzogiorno – rappresentata dai ducati di Spoleto e di Benevento – viene frenata grazie ad una forte presenza militare bizantina in Salento e Calabria, regioni facili da difendere e rifornire in quanto più vicine ai territori balcanici dell’Impero. In Sardegna e Sicilia il dominio bizantino rimane inizialmente incontrastato – grazie alla schiacciante superiorità navale di Costantinopoli – ma, a partire dal IX secolo, viene messo in discussione dalla sempre maggiore presenza araba nel Mediterraneo.

Avendo così descritto a grandi linee la condizione – spesso precaria – dei possedimenti bizantini nella penisola, può venir naturale chiedersi quali siano le motivazioni dietro la stessa presenza imperiale in Italia. Come si può constatare osservando la mappa, i possedimenti italiani dell’Impero costituiscono solo una piccola porzione dei suoi territori, la maggior parte dei quali sono situati nei Balcani e in Anatolia. Oltretutto, le regioni italiane dell’Impero, distanti da Costantinopoli, richiedono un utilizzo maggiore di risorse – sia economiche che belliche – per la loro difesa. Gli sforzi dell’Impero non potrebbero essere impiegati meglio altrove? Perché mandare truppe imperiali a difendere la lontana Ravenna quando la stessa Costantinopoli viene più volte minacciata da eserciti slavi e islamici? Ebbene sono diverse le ragioni che motivano l’impegno bizantino nella penisola:

  • Popolazione   

Gran parte della popolazione dell’Italia bizantina è di etnia greca e fede ortodossa, realtà particolarmente evidente in Calabria, Puglia e Sicilia. Gli abitanti di queste regioni si sentono in qualche misura rappresentati dall’Impero bizantino, il quale li vede come sudditi naturali.

  • Ideologia

Va ricordato che ciò che noi chiamiamo oggi Impero bizantino era noto ai suoi abitanti come Basileía tōn Rhōmaíōn – Impero dei Romani; il termine “bizantino” in riferimento all’Impero viene usato per la prima volta solo nel XVI secolo. Fatta questa premessa, i bizantini – considerandosi romani – ritengono che l’Italia gli appartenga; abbandonarla agli invasori “barbari” comprometterebbe il prestigio dell’Impero. Un ragionamento analogo può essere fatto per il Patriarcato di Costantinopoli: abbandonare volontariamente i fedeli ortodossi in Italia potrebbe ledere la legittimità del Patriarca e rafforzare la posizione del Papa come maggior rappresentante della fede cristiana.

  • Papato

Dal VIII secolo il Papato è di fatto una realtà politicamente autonoma da Bisanzio, se non ancora del tutto indipendente. Gli imperatori, infatti, possono esercitare notevole influenza nella nomina di nuovi papi, e ritengono – almeno formalmente – l’autorità politica su Roma. Il Papa, inoltre, minacciato in egual modo dalle prepotenze bizantine e longobarde, ricopre spesso il ruolo di mediatore tra le due parti. La presenza bizantina in Italia – soprattutto dal punto di vista militare – garantisce l’influenza dell’Impero sulla Chiesa di Roma.

  • Strategia

I territori italiani hanno un grande valore strategico per l’Impero, sia dal punto di vista locale, ad esempio – come già citato – rafforzando l’influenza bizantina sul Papato, sia nel più ampio contesto mediterraneo. Un ruolo fondamentale è giocato dalla Sicilia che, situata al centro del Mediterraneo, permette all’Impero di controllare le vie marittime tra est e ovest. L’importanza dell’isola per Costantinopoli è dimostrata dal fatto che non ricade – come il resto dell’Italia – sotto l’autorità dell’esarca; piuttosto viene amministrata da un pretore posto sotto il comando diretto dell’imperatore. Anche le altre regioni italiane, particolarmente quelle del Mezzogiorno, hanno ruoli strategici rilevanti, ad esempio nel garantire la supremazia bizantina nel Tirreno e nell’Adriatico, minacciati rispettivamente da arabi e bulgari.

  • Economia

La dimensione economica è sicuramente determinante nel mantenere l’interesse bizantino per la penisola. L’Italia altomedievale è una terra ricca e produttiva, da cui l’Impero ricava risorse importanti quali legname, metalli, schiavi e derrate alimentari. Alcune regioni, inoltre, producono anche beni di lusso – ne è un esempio la seta grezza prodotta in Calabria e Sicilia. Oltre ad esportare merci verso Costantinopoli, l’Italia funge anche da mercato di importazione: la ricca aristocrazia della penisola – sia bizantina che longobarda – acquista spezie, profumi, gioielli e abiti di lusso provenienti dalla capitale bizantina.

  • Percezione

L’Italia è, come già accennato, il territorio bizantino più lontano dalla capitale; la cui distanza geografica sembra essere accentuata dalla presenza dell’Adriatico e dello Ionio, che separano fisicamente l’Italia dal resto dell’Impero. Ma il mare, visto da un punto di vista bizantino, è tutt’altro che un elemento di distacco: in età medievale transitare via mare è più veloce e spesso anche più sicuro del trasporto via terra, facendo sì che territori costieri – come l’Italia – siano raggiungibili più rapidamente rispetto a regioni geograficamente vicine ma situate nell’entroterra. Ciò contribuisce a creare la percezione – nell’immaginario bizantino – di un’Italia vicina sia geograficamente che culturalmente: lungi dall’essere vista come una provincia remota, l’Italia bizantina è parte integrante dell’Impero.

Finora si è parlato dell’Italia bizantina come un possedimento territoriale dell’Impero, dipendente da Costantinopoli e le sue politiche; ma sarebbe riduttivo parlarne solo da questo punto di vista: le regioni dell’Italia bizantina godono di una propria vitalità economica, sociale e culturale e, in alcuni casi, anche di un certo livello di autonomia politica.

L’Italia bizantina costituisce una realtà unica e particolare del mondo altomedievale; situata al pieno centro del Mediterraneo essa fa da “cerniera” tra Oriente e Occidente e, a seguito delle conquiste islamiche, diventa il punto d’incontro tra il mondo bizantino greco-ortodosso, l’Europa latino-cattolica e la sfera arabo-islamica. Se da un lato ciò fa della regione una terra di conflitto, d’altro canto produce un fermento culturale unico nel Mediterraneo dell’epoca, da cui scaturiscono numerose innovazioni tecnologiche, agricole, letterarie ed artistiche – conferendo alla penisola un’identità unica e distintiva. 

Questi ed altri aspetti, riguardanti sia singole regioni o città sia l’insieme dell’Italia bizantina, verranno trattati negli articoli a seguire.

 

Thomas Whitaker Bott

 

Per approfondire:

ABULAFIA DAVID. Il grande mare: storia del Mediterraneo. Mondadori, Milano, 2019.

COSENTINO SALVATORE. Storia dell’Italia bizantina, VI-XI secolo: da Giustiniano ai normanni. 1. Ed., Bononia University Press, Bologna, 2008.

PANARESE ANGELO. Longobardi Bizantini Normanni nel Mezzogiorno: secoli VII-XIII. Il Sud nella storia d’Italia 1. Capone editore, Lecce, 2021.

RAVEGNANI GIORGIO. I bizantini in Italia. Il Mulino, Bologna, 2004.

TANZINI LORENZO, TOCCO FRANCESCO PAOLO. Un Medioevo mediterraneo. Mille anni tra Oriente e Occidente. 1. Ed., Carocci editore, Roma, 2020.

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Written by : Redazione

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